Ombre dietro la Grande Muraglia
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Ombre dietro la Grande Muraglia

Ombre dietro la Grande Muraglia

Cina continentale. Difficile conoscere la verità degli scambi, così interviene la Corte Suprema
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Il mondo dell'arte vive una grande bolla che si gonfia e si sgonfia sotto la spinta di fattori spesso difficili da identificare. Questo vale ancora di più nel caso del mercato dell'arte in Cina, un sistema giovane ma in forte espansione le cui regole sono meno trasparenti di quello che potrebbero apparire. Non c'è da sorprendersi se dal 2009 i risultati nelle aste internazionali hanno cominciato a raggiungere record mozzafiato a seguito delle ondate d'investimenti provenienti dalla Cina con una veloce corsa dei prezzi verso l'alto.
Ciò che genera sospetti è in realtà la solidità del mercato stesso e la capacità di mantenere i ritmi finora raggiunti. I numeri di solito non sbagliano e i sondaggi eseguiti sui risultati nelle aste in Cina nell'autunno del 2010 sembrano rivelare che i due quinti delle vendite oltre i 10 milioni di yuan non siano stati in realtà incassati nei periodi stabiliti dalle case d'asta (entro sei mesi dalla battuta).
Un dubbio simile sorge per le cifre che riportano l'enorme crescita nelle vendite d'arte ottenute dalle cento e più case d'aste durante lo scorso anno: quante di queste presupposte vendite sono veramente avvenute? Quanta speculazione e falsi entrano in gioco? Nel caso di un mercato emergente come quello cinese, il rischio maggiore è legato alla speculazione, ai compratori a breve termine, alla recente apparizione di «Art Exchange» e, soprattutto, alla troppa influenza delle aste. Senza regole vere e proprie, e non contestualizzate in un sistema internazionale, le aste cinesi generano delle grosse bolle destinate prima o poi a scoppiare.
Non stupisce che un venditore o l'artista stesso posizionino un'offerta sulla propria opera al fine di aumentarne il valore, ciò che sconcerta sono gli incassi registrati negli ultimi anni in aste che fino a poco tempo fa non esistevano nemmeno. Beijing Poly Auction, oggi la casa d'asta più grande in Cina e la terza dopo Sotheby's e Christie's al mondo, nasce nel 2005 e dichiara 12,1 miliardi di yuan sulle vendite d'arte cinese del 2011; China Guardian, operativa solo dal 1993, ha realizzato 606 milioni di dollari nelle vendite autunnali del 2011 superando vertiginosamente i 412 milioni di dollari di Sotheby's un mese prima.
L'agenzia ufficiale di stampa cinese, «Xinhua», dichiara «irregolarità» nel mercato delle aste. A febbraio comunica la costituzione di una piattaforma online gestita dalla Corte Suprema (SPC Supreme People's Court) che pubblica statistiche e risultati d'aste per controllare l'autorevolezza e regolarità dei processi. Mercanti e collezionisti cinesi, conoscitori del sistema, confermano i dubbi: almeno metà dei risultati non corrisponde alla realtà. Le opere non sono realmente vendute, le cifre di battuta non vengono incassate e spesso si tratta di falsi, com'è accaduto a ottobre per un'opera di Zhang Xiaogang. Ciò che spaventa non è la reale competizione con Sotheby's e Christie's, per ora vietata dalla legge in territorio cinese, ma la credibilità a livello internazionale: riusciranno le aste nazionali a essere credibili fuori dalla Cina?
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17/03/2012
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