Dopo la mozzarella, la Cina apre le porte anche al prosciutto italiano: due grossi carichi sono arrivati oggi nelle città di Nanjing e Shenzhen (nell'est e nel sudest del paese) e nei progetti di fornitori e distributori di vari gruppi si tratta dei primi di una lunga serie. "Si tratta della conclusione di un duro negoziato, durato 4 anni – spiega Luca Trifone, Consigliere economico e commerciale dell'Ambasciata italiana in Cina – al termine del quale le autorità cinesi hanno verificato che tutte le nostre certificazioni erano a prova di bomba e hanno dato il via libera". La Cina ha spesso avuto una posizione rigida sull'importazione di alimentari da paesi stranieri, giustificando i blocchi con "motivazioni sanitarie" in diverse occasioni. I primi passi per consentire l'ingresso ai prosciutti italiani risalgono al 2004, con la firma congiunta dell'allora ministro per la Salute Girolamo Sirchia e del capo dell'Amministrazione generale della supervisione della qualità ispezione e quarantena Li Changyiang di un patto sulla sicurezza alimentare. Adesso, i negoziati Italia- Cina proseguono su altri prodotti di salumeria come prosciutto cotto, mortadella e cotechino, ed anche su altri fronti del settore agro-alimentare. Ma quanto è diffuso il prosciutto in Cina? E quanto può contare quello italiano? Lo Yunnan, una provincia del centro del paese, produce un prosciutto locale; il prodotto, quindi, non è completamente una novità per i palati cinesi. Secondo una stima Coldiretti, inoltre, i consumatori potenziali del prodotto tricolore sarebbero circa 150 milioni di cinesi. I ristoranti e alberghi di lusso pronti ad accogliere un prodotto "di lusso" come il prosciutto italiano sono circa 200; pochi, ma pur sempre un punto di partenza in un mercato così vasto dove per molti aspetti manca ancora una cultura della qualità. Secondo Maurizio Seletti, proprietario del "Caffè Parma" di Pechino, un locale che fa del prosciutto uno dei suoi punti di qualità, la ricettività del mercato cinese promette bene: "Il prodotto inizia a piacere ai cinesi, adesso bisogna creare uno standard di qualità che permetta un lancio più ampio. Anche noi, come molti altri, ci siamo visti fermare dei prosciutti alla frontiera, e col supporto dell'Ambasciata stiamo lottando per lo sblocco". E mentre i negoziati sull'agro-alimentare proseguono, molti osservatori del settore invitano le piccole e medie realtà italiane a consorziarsi prima di tentare l'ingresso sul mercato cinese. La via più sicura per un mercato immenso e complesso.