Daniela Roveda
LOS ANGELES
Yahoo! si è cosparsa il capo di cenere ieri durante un'audizione carica di tensione in Parlamento dedicata al suo ruolo nell'arresto del dissidente cinese Shi Tao nel 2002. «Voglio chiedere personalmente scusa alle famiglie dei dissidenti che siedono in quest'aula», ha detto ieri l'amministratore delegato e co-fondatore del colosso internet, Jerry Yang, rivolgendosi direttamente alla madre del giornalista cinese. «E voglio sottolineare - ha aggiunto - che siamo impegnati a fare il possibile per ottenerne la liberazione».
Le scuse sono arrivate al termine di una durissima requisitoria del presidente della commissione degli Affari esteri della Camera, Tom Lantos, che ha attaccato Yahoo! non solo per aver collaborato con il Governo di Pechino nella repressione dei dissidenti, ma anche per avere mentito al Congresso l'anno scorso. «Dal punto di vista tecnologico e finanziario – ha detto a un certo punto Lantos malcelando la sua rabbia - siete dei giganti. Ma dal punto di vista morale siete dei pigmei».
Yang ha cercato di difendere il ruolo svolto dalla sua società nel caso di Shi Tao. Su richiesta del Governo cinese, cinque anni fa Yahoo! rivelò l'identità del dissidente che usava una chat room sul sito per esporre le sue idee a favore della democrazia. Shi Tao è stato condannato nel 2006 a 10 anni di carcere.
All'epoca, l'avvocato di Yahoo! Michael Callahan sostenne di non sapere a quale scopo Pechino avesse fatto la sua richiesta, e difese quella decisione sostenendo di non avere scelta. «Non possiamo chiedere ai nostri dipendenti in Cina di opporsi alle richieste legali del Governo locale e di rischiare la loro libertà», aveva detto Callahan durante una testimonianza parlamentare nel febbraio 2006. Callahan aveva anche dichiarato che l'aiuto indiretto fornito da Yahoo! al Governo cinese nell'arresto di Tao fu il risultato di un malinteso. Ma ieri Lantos ha accusato: «Voglio essere chiaro, non si è trattato di un malinteso. Nel migliore dei casi si è trattato di negligenza, nel peggiore di un tentativo deliberato di inganno».
Ieri Jerry Yang, il miliardario americano nato a Taiwan, tornato da poco alla guida operativa del sito, ha difeso ancora una volta la decisione di Yahoo! di continuare a operare in Cina nonostante le critiche di molti parlamentari americani e di diversi gruppi per la difesa dei diritti umani. «Nonostante le limitazioni in alcune aree politicamente delicate, oggi più che mai i cittadini cinesi hanno accesso a informazioni su politica, corruzione, opportunità di lavoro, cause ambientaliste, protezione dei consumatori, sanità e persino politica estera», ha detto Yang.
Per questo motivo, Yahoo! ha deciso di non appoggiare la proposta di legge all'esame della Camera che vuole vietare alle società internet americane di collaborare con le autorità in Cina e in altri regimi repressivi.
07/11/2007