di Giulia Crivelli
Andrea Tomat è cautamente ottimista: il momento economico è difficile ma il Micam, la fiera delle calzature che si chiude oggi a Rho-Pero, ha dimostrato comunque una certa vitalità e tra gli stand si è cominciato a rivedere i buyer americani, che da qualche edizione erano molto diminuiti. «Il mercato americano resta molto importante, per noi e per il made in Italy in generale – spiega il presidente e direttore generale di Lotto e Stonefly –. Siamo presenti negli Stati Uniti dal 1970 con Lotto e dalla metà degli anni 90 con Stonefly e a ogni stagione incrementiamo le vendite. Nel 2006 abbiamo acquisito l'azienda americana E-Tonic, che ci permetterà un'ulteriore espansione».
La ricetta di Tomat per conquistare i clienti americani è «trasferire nei nostri prodotti un po' della cultura italiana, affiancando alla qualità dei materiali e alle performance delle scarpe più sportive, il design e lo stile». Una strategia che si adatta anche ai Paesi emergenti: «L'Europa l'occidentale è un mercato maturo, possiamo vederla come un'ottima palestra per testare capacità e prodotti, ma la crescita dei fatturati verrà dall'Asia, dall'Est Europa e dalla Turchia».
In Cina, Lotto ha siglato poco prima dell'inizio delle Olimpiadi un accordo per la produzione e commercializzazione di prodotti a marchio Lotto e il partner è l'azienda fondata da Li Ning, l'ex atleta più famoso della Cina e, dal giorno dell'inaugurazione dei Giochi di Pechino, forse dell'intero pianeta: è stato lui a compiere la spettacolare camminata verso la torcia, correndo nell'aria intorno al nuovo stadio della capitale. Si prevede che la joint venture porti a un un giro d'affari superiore ai 60 milioni di euro nel 2013, grazie all'apertura di almeno 600 punti vendita monomarca Lotto.
Anche in seguito all'accordo con la Li Ning Company, nel 2008 entrambi i marchi cresceranno del 5% circa: «Per Lotto all'inizio dell'anno avevamo stimato di arrivare a 320 milioni di fatturato – spiega Tomat –. Abbiamo dovuto rivedere leggermente le nostre stime a 315 (rispetto ai 300 del 2007), che resta comunque un risultato di tutto rispetto in tempi come questi». Quanto alla gamma di prodotti, il presidente del gruppo veneto conta di ampliare le licenze (già oggi, per Lotto, ci sono quelle per cosmesi, cartotecnica, intimo, calze, orologi e occhiali), «che servono anche a farci percepire come marchi di lifestyle, non legati unicamente allo sport».
Un'ultima annotazione Tomat la riserva alla vicenda Alitalia: «Sono molti anni che la compagnia trascura il Nord-Est e così ha perso un'occasione e ha lasciato che altre linee aeree, come Lufthansa, coprissero il nostro fabbisogno. Ma il punto è un altro: un'azienda in crisi deve affrontare il turnaround con ben altro coraggio e serietà di quello dimostrato da Alitalia e soprattutto dai sindacati. Altrimenti il fallimento è inevitabile».
I NUMERI DI MILANO UNICA
La settima edizione di Milano Unica, il salone italiano del tessile, promosso e organizzato dai cinque storici appuntamenti del made in Italy – Ideabiella, IdeaComo, Moda In, Prato Expo e Shirt Avenue –si è chiusa ieri con un bilancio superiore alle attese: in quattro giorni, le presenze sono state 31.500 circa, ben più delle 30mila previste alla vigilia.
Più buyer da Cina ed Est Europa
In crescita i buyer provenienti dai Paesi emergenti, a partire da Cina e Hong Kong, dai Paesi più sviluppati dell'Est Europa (Polonia e Ungheria) e dall'America Latina (Brasile e Argentina); soddisfacente anche la tenuta dei buyer provenienti da Germania, Inghilterra, Austria e Paesi Bassi. Le aziende presenti, tutte di alto livello, sono state 16.989, di cui 5.242 straniere.
Le conclusioni di Paolo Zegna
«All'inaugurazione non avevo nascosto qualche preoccupazione per l'esito finale di questa settima edizione – ha dichiarato Paolo Zegna, presidente di Milano Unica –. I dati, nel complesso positivi, dell'andamento delle esportazioni nel primo quadrimestre del 2008, erano già il frutto di una sommatoria di andamenti divergenti tra i diversi comparti dell'industria tessile e non si aveva ancora la percezione degli ulteriori, significativi peggioramenti del secondo quadrimestre. Ma facendo un primo bilancio a caldo di Milano Unica – ha concluso Zegna – credo si debba evidenziare la parte piena del bicchiere, tenendo anche conto del quadro congiunturale complessivo che non va nella stessa direzione degli sforzi intrapresi dal settore. La nostra industria tessile, pur tra le difficoltà, continua a essere un riferimento imprescindibile per i confezionisti e le case di moda, italiani e internazionali,indirizzati verso le fasce di prodotto medio-alto e alto». (G.Cr.)
20/09/2008