Roma, 17 mag. - Marcello Lippi riparte dalla Cina. Uscito di scena dopo il flop sudafricano, il tecnico viareggino classe '48 ha accettato la ricca proposta del Guangzhou Evergrande: contratto di due anni e mezzo da 10 milioni di euro a stagione con l'obiettivo di portare avanti il grande progetto di Xu Jaiyin, magnate proprietario della potente immobiliare che nel febbraio 2010 ha acquistato il club.
Lippi assume nel 2004 la guida della Nazionale e nella storica finale di Berlino 2006 porta gli azzurri alla conquista del quarto titolo iridato. Qualche giorno dopo lascia, per riprendere il suo posto due anni dopo, allungando la striscia di risultati positivi come ct a 31 partite. Ma prima la pessima Confederations Cup e poi il disastro in Sudafrica, con l'Italia eliminata nella fase a gironi, segnano la sua seconda avventura azzurra, con Lippi che si fa da parte e passa il testimone a Prandelli. Ora la Cina, dove lo seguiranno i "fedelissimi" Pezzotti, Rampulla, Gaudino e Maddaloni.
"Il mio arrivo deve essere la cosa piu' importante oggi in Cina...". Marcello Lippi e' la star indiscussa. Dopo un lungo tira e molla, l'ex ct azzurro ha firmato per il Guangzhou Evergrande e alla sua conferenza stampa di presentazione la curiosita' non manca. "I primi contatti risalgono a quattro mesi fa - rivela - Il presidente Xu Jaiyin e il vicepresidente Liu Yongzhuo hanno dimostrato grande voglia di collaborare". Lippi rivela di aver gia' "visto diverse partite del Guangzhou in campionato e in Champions, ne ricordo i suoi numeri e le sue prestazioni e presto ricordero' anche i nomi dei giocatori".
Il tecnico viareggino e' rimasto anche impressionato dall'ambiente. "Ho visto molti tifosi in citta' indossare la maglia del Guangzhou, sono felice di vedere tutta questa passione e gia' nel pomeriggio andro' sul campo e comincero' il mio lavoro da allenatore - continua - Voglio pero' ringraziare il mio predecessore, Lee Jang-Soo: col suo duro lavoro la squadra e' migliorata tantissimo negli ultimi due anni e partendo dalla base che ha creato possiamo avere ancora piu' successo". Lippi trova il Guangzhou Evergrande in testa alla classifica con 22 punti dopo 10 giornate e qualificato agli ottavi della Champions League asiatica dove se la vedra' contro il Tokyo. L'esordio avverra' prima: appuntamento domenica in campionato contro il Qingdao Jonoon.
Lippi ha anche chiara la sua missione. "Voglio portare il moderno stile di gioco italiano in Cina - aggiunge - Comincero' a lavorare oggi stesso, come ho fatto alla Juve e all'Inter. La cosa più importante e' introdurre i concetti del calcio italiano in Cina, ci sara' bisogno della passione di tutti ma sono fiducioso. Prometto di lavorare col massimo della passione e della mia professionalità".
GUANGZHOU EVERGRANDE
E se a molti fino a ieri fa il nome della squadra di Canton era ignoto, la curiosità verso il team e verso il calcio nel Paese delle arti marziali e del ping-pong cresce di ora in ora.
Fondato nel giugno 1954 con il nome di Guangzhou Football Team, è stato il primo club di calcio in Cina. La squadra di Canton era finita nel baratro nel 2010 dopo il coinvolgimento in uno scandalo combine. In particolare il 21 febbraio 2010, la formazione calcistica era stata relegata alla seconda divisione per una partita risalente al 2006, periodo in cui militava nel campionato di seconda categoria, il Guangzhou pagò 200mila yuan per assicurarsi una vittoria in casa. Dalla retrocessione è partita la rinascita del club che vanta ora campioni Dario Conca, centrocampista argentino il cui cartellino è stato acquistato per otto milioni di euro dalla Fluminense per un contratto di 2 anni e mezzo.
IL DRAGONE PRENDE LEZIONI DI CALCIO
Il campionato di calcio cinese si divide in tre serie: la massima serie è la Chinese Super League (CLS), conosciuta anche come "Wanda Plaza Chinese Football Association Super League", comprendente 16 club tra i quali il Guangzhou Evergrande Football Club,che ne detiene il titolo di campione, seguita dalla League One e dalla League Two. Seguito ma ancora in seconda linea tra gli sport preferiti dal Dragone, a luglio del 2011 la Chinese Football Association (CFA) decide di rilanciare le sorti del calcio cinese. La chiave di volta della rinascita è un contratto da svariati milioni di euro siglato con la società immobiliare Dalian Wanda al fine di sostenere lo sviluppo del settore giovanile. In base agli accordi, la Dalian Wanda investirà, in cinque anni 500 milioni di yuan (più di 53 milioni di euro) in un programma ad ampio raggio che toccherà vari aspetti tra cui l'innovazione calcistica, la formazione della classe arbitrale e la rinascita dei team nazionali puntando tutto sull'arrivo di allenatori stranieri di fama mondiale.
Allo stesso scopo, l'anno precedente la Federazione Calcio di Pechino, o Bfa, (principale istituzione del calcio a Pechino e componente ufficiale della Federazione Cinese Gioco Calcio) e la Aiac (Associazione Italiana Allenatori di Calcio) hanno firmato un Accordo di collaborazione. L'obiettivo è duplice: da un lato quello di accelerare lo sviluppo dello sport a Pechino e, dall'altro, quello di promuovere la cultura e la scuola calcistica italiana. Il tutto nell'arco di cinque anni. Compito dell''Associazione italiana quello di formare, assistere, aggiornare e supportare gli allenatori della Bfa impegnati nella istruzione dei giovani giocatori. Una preparazione che vedrà gli allenatori impegnati in seminari, campi scuola, laboratori, master e programmi di addestramento a breve e lungo termine, e "soggiorni studio" in Italia.
CALCIOPOLI IN SALSA DI SOIA
Nemmeno il calcio cinese è immune agli scandali. L'ultimo risale a febbraio quando il Tribunale Intermedio di Dangong ha condannato i quattro big dell'arbitraggio cinese indagati per un giro di partite truccate a una pena tra i sette e i tre anni e mezzo di detenzione. Nella sentenza emessa dalla Corte spicca il nome di Lu Jun, il "fischietto d'oro" noto per aver officiato i Mondiali del 2002 disputati tra Sud Corea e Giappone, per il quale la Corte ha predisposto una condanna a cinque anni e mezzo di reclusione, con l'accusa di aver falsato sette partite di campionato intascando tangenti per 810 mila yuan (poco meno di 130 mila euro). E non è tutto. L'eccellenza dell'arbitraggio cinese si è anche vista confiscare i propri beni per un ammontare di 100 mila yuan (quasi 16mila euro).
© Riproduzione riservata