La Cina può diventare un altro pilastro della politica estera italiana. Ecco come è andata la visita di Alfano a Pechino

Per il prossimo anno c’è la possibilità della visita di Xi Jinping, in Italia, la prima da quando ha assunto la carica di presidente cinese nel 2013. 

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La Cina può diventare un altro “pilastro di lungo periodo della politica estera italiana”. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri, Angelino Alfano, al suo secondo giorno di visita a Pechino, dove ha presieduto l’ottava sessione del Comitato Governativo Congiunto Italia-Cina, assieme al suo omologo, Wang Yi, e dove ha incontrato il Consigliere di Stato Yang Jiechi, il diplomatico di più alto livello della gerarchia politica cinese, in un incontro definito “proficuo” sul profilo Twitter dell’Ambasciata d’Italia a Pechino. In un discorso alla comunità italiana presso l’Ambasciata d’Italia a Pechino, Alfano ha ricordato i pilastri della politica estera italiana, fondata sull’atlantismo, a favore del processo di integrazione europea e di quello che ha definito come un “multilateralismo efficace”. L’Italia, ha proseguito, è un Paese affidabile: “noi non abbiamo governi stabili, ma abbiamo una politica estera continuamente stabile, affidabile e di lungo periodo”. Alfano ha citato anche la presidenza italiana dell’Osce, l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, che ha definito “il canale di comunicazione tra ovest ed est del mondo”. In questo contesto, ha proseguito Alfano, “vogliamo affermare che questa partnership a est del mondo, con la Cina, può diventare l’altro pilastro di lungo periodo della politica estera italiana”.

Già oggi la Cina è il secondo partner extra-Ue dell’Italia, dopo gli Usa, con un interscambio che si aggira attorno ai trenta miliardi di euro e che ambisce ad arrivare a quaranta miliardi di euro entro il 2020, anno in cui si celebreranno i cinquanta anni di relazioni bilaterali tra i due Paesi. Alfano ha ricordato l’intensità delle visite istituzionali, a cominciare da quelle del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a febbraio scorso, e del presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, a maggio, oltre alle missioni del sottosegretario al Ministero dello  Sviluppo Economico, Ivan Scalfarotto, dieci dal luglio 2016, e la visita, la settimana scorsa, a Roma, del vice premier cinese, Ma Kai, che ha incontrato il ministro allo Sviluppo Economico, Carlo Calenda, e lo stesso Gentiloni. Per il prossimo anno, poi, c’è la possibilità della visita di Xi Jinping, in Italia, che sarebbe la prima da quando ha assunto la carica di presidente cinese, nel 2013. 

Alfano è arrivato in Cina con tre messaggi per i suoi interlocutori, e che ha elencato durante il discorso alla comunità italiana. Il primo è che “la nostra partnership si fa sempre più strategica con loro” anche grazie alle possibilità offerte dai porti dell’alto Adriatico e dell’alto Tirreno al progetto di iniziativa infrastrutturale Belt and Road di collegamento tra Asia, Europa e Africa, lanciato da Xi nel 2013 e grazie al ruolo dell’Italia di “superpotenza della bellezza, della cultura, del gusto, del design, della capacità concentrare in un territorio così stretto 53 siti Unesco”. L’Italia, però, è il secondo messaggio, è “anche una straordinaria forza di innovazione”, in particolare nei settori identificati dalla Cina per lo sviluppo nei prossimi anni: tra questi, il ministro degli Esteri ha elencato la lotta alle emissioni inquinanti, le smart cities, l’aria pulita nelle città e la possibilità di produzione agricola in suoli non inquinati. “Per ciascuno di questi ambiti abbiamo un’eccellenza, abbiamo un elemento di primato mondiale”, ha aggiunto Alfano.

Il terzo messaggio lanciato da Alfano riguarda l’approfondimento della partnership bilaterale in Paesi terzi. Occorre considerare l’Italia, ha spiegato, come “una porta che dà la possibilità a un doppio ingresso in Europa e nel Mediterraneo allargato”, che comprende nord Africa, Medio Oriente, e che può portare “collaborazione con quei Paesi africani nei quali la Cina sta facendo importanti investimenti e ai quali potremo partecipare anche in termini di cooperazione allo sviluppo”. Rispetto agli investimenti che devono essere fatti in Europa e nel Mediterraneo allargato, ha aggiunto Alfano, “noi possiamo essere un vero e proprio hub e la dimensione strategica di questo investimento lo possiamo misurare solo con il tempo, se avremo seminato bene qui”.

Oltre ai piani di lungo respiro, durante la visita del ministro degli Esteri, sono stati firmati due accordi tra Italia e Cina, sulla carne bovina e sul cibo per animali. Il Ministero dell’Agricoltura cinese e l’Aqsiq, l’Amministrazione per il Controllo della Qualità, per le Ispezioni e la Quarantena hanno annunciato, al termine dei lavori del Comitato Governativo Congiunto, la rimozione del bando sulla carne bovina italiana, che durava da sedici anni. A margine dell’evento politico di questi giorni c’è stata, poi, anche la firma del protocollo e dei relativi certificati per l’esportazione verso la Cina di alimenti per animali da compagnia, siglato dal direttore generale della Sanità Animale e Farmaci Veterinari del Ministero della Salute, Silvio Borrello, in questi giorni a Pechino. La visita di Alfano in Cina ha coinciso anche con l’arrivo, a Chengdu, del primo convoglio ferroviario che trasportava merci dall’Italia, tra cui mobili, piastrelle, auto e macchinari partito da Mortara, in provincia di Pavia, e giunto domenica scorsa nella città del sud-ovest della Cina dopo un percorso di 10694 chilometri che ha attraversato Austria, Repubblica Ceca, Polonia, Bielorussia, Russia e Kazakistan. 

 



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