Whirlpool vuole chiudere a Napoli. Tavolo al Mise il 4 giugno

Insorgono i sindacati: "Disattesi gli impegni, è inaccettabile"

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Whirlpool Emea "intende procedere con la riconversione del sito di Napoli e la cessione del ramo d'azienda a una società terza in grado di garantire la continuità industriale allo stabilimento e massimi livelli occupazionali". L'annuncio è stato dato ai sindacati nel corso di un incontro sul piano industriale.

Immediata la replica dei sindacati. Per le organizzazioni dei lavoratori "è inaccettabile che gli impegni presi vengano disattesi in questo modo, a ogni cambio di management". Per questo è stato chiesto un incontro urgente al Mise, che ha convocato un tavolo di crisi per il 4 giugno.

Oltre alla chiusura di Napoli, Whirlpool ha riconfermato per i siti di Cassinetta di Biandronno (polo Emea per i prodotti da incasso per le categorie freddo e cottura), Melano (hub regionale per i piani cottura ad alta gamma) e Siena (dedicato alla produzione di congelatori orizzontali) la specializzazione in atto e i volumi produttivi e occupazionali previsti dal piano industriale firmato lo scorso ottobre. Confermato anche il trasferimento a Comunanzadella produzione delle lavatrici e lavasciuga da incasso dalla Polonia. Il sito, fa sapere l'azienda, beneficera' quindi di un incremento dei volumi che porterà la produzione totale a oltre 800 mila unità. 

Di Maio: "Mancato di rispetto ai lavoratori"

Con la decisione di stracciare l'accordo firmato lo scorso 25 ottobre al ministero dello Sviluppo Economico, "i nuovi vertici di Whirlpool hanno mancato di rispetto ai lavoratori, ancor prima che al ministero dello Sviluppo Economico e al governo stesso. Pretendo che venga puntualmente fatta chiarezza su quanto accaduto nelle scorse ore al tavolo che ho già convocato per il prossimo 4 giugno", scrive su Facebook il ministro dello sviluppo economico e del Lavoro, Luigi Di Maio.

Con l'accordo, spiega il ministro, l'azienda "si impegnava a investire in Italia con un piano triennale da 250 milioni di euro. Solo dopo la firma di quell'accordo e l'impegno concreto della multinazionale, il ministero del Lavoro concesse gli ammortizzatori sociali a sostegno delle donne e degli uomini che lavoravano per la Whirlpool. Aiuti meritati, visto l'impegno da loro profuso e poiché vittime incolpevoli di fallimenti che nulla avevano a che fare con la loro attività". 



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