La web-tax si farà. Bisogna solo decidere quando e come

I ministri delle Finanze del G20 riuniti in Giappone ipotizzano il varo della misura per colpire i profitti defiscalizzati di Google, Amazon, Apple e Facebook, già del 2020, Ma ci sono ancora forti divergenze su come fare pagare le tasse ai giganti del web

web tax come pagare
ALAIN JOCARD / AFP
Google

I ministri delle Finanze del G20 riuniti in Giappone concordano sull'urgenza di mettere in campo un sistema globale per tassare i giganti del web (Gafa, dall'acronimo Google, Amazon, Facebook, Apple). Devono ancora raggiungere un accordo sul metodo, ma di sicuro la 'web tax' è più vicina, almeno nel gruppo dei 20 Paesi più industrializzati ed emergenti.

"Dobbiamo sbrigarci", ha spinto il ministro francese, Bruno Le Maire, esortando a "trovare un compromesso entro la fine di quest'anno". In occasione di un simposio sulla fiscalità internazionale, prima dell'inizio ufficiale delle sessioni di lavoro a Fukuoka, nel sud-ovest del Giappone, Le Maire ha criticato le grandi aziende che fanno profitto con la valorizzazione dei dati e la digitalizzazione dell'economia e pagano le tasse in Paesi dove è più conveniente grazie alla ridotta tassazione. Da qui, l'invito ai suoi omologhi a costruire insieme "un sistema fiscale internazionale più efficiente ed equo".

L'attuale sistema è "percepito dai cittadini come una grave ingiustizia", gli ha fatto eco il ministro delle Finanze britannico, Philip Hammond. L'idea è di tassare Facebook, Google e altre multinazionali digitali non più sulla presenza fisica, ossia nel luogo in cui si trovano i loro uffici, ma in base a dove registrano le loro entrate.

Il segretario generale dell'Ocse, Angel Gurria, ha celebrato i "progressi significativi": già 129 Paesi hanno adottato una roadmap, con l'obiettivo di arrivare a un accordo di lungo periodo "entro il 2020". E' importare avere un approccio globale mentre bisogna evitare il rischio di una "cacofonia" di posizioni e di "una corsa al ribasso", ha sottolineato Gurria.

Rimangono comunque forti divergenze sull'esecuzione. "Non potrei essere più d'accordo sul muoversi in fretta, ma si tratta di questioni complicate", ha obiettato il segretario al Tesoro americano, Steven Mnuchin, preoccupato di non "discriminare" il settore tecnologico. Anche per questo si è espresso in disaccordo con la decisione di Francia e Gran Bretagna di imporre unilateralmente una tassa sui giganti del web.

Le Maire ha assicurato che Parigi ritirerà le proprie misure fiscali non appena sarà trovata una soluzione internazionale. Il ministro francese ha poi ribadito l'importanza di stabilire un'aliquota fiscale minima per le multinazionali, "per impedire loro di trasferire i loro profitti in paradisi fiscali o in Paesi in cui la tassazione delle imprese è inferiore".

Un'esortazione a intervenire è arrivata anche da Oxfam, che in una nota ha parlato di "un'opportunità unica per fermare l'evasione fiscale delle multinazionali e il livellamento verso il basso dell'imposta sulle società". "I governi non devono lasciarsi sfuggire questa opportunità quando sappiamo che le multinazionali trasferiscono nei paradisi fiscali fino al 40% dei loro profitti realizzati all'estero", ha insistito Quentin Parrinello, portavoce di Oxfam Francia. 



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