Secondo Tria non c'è motivo di avere paura dello spread

Dalla Cina il ministro dell'economia rassicura anche sui conti: debito "totalmente sostenibile"

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 Afp
 Giovanni Tria

Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, torna a rassicurare sullo spread, nel secondo giorno di visita a Pechino, e dopo i primi incontri con il suo omologo, il ministro delle Finanze Liu Kun, e con il governatore della banca centrale cinese, Yi Gang.

Le fluttuazioni dello spread, ha spiegato sono dovute all’attesa rispetto ai programmi di governo che verrano presentati e si hanno spesso ad agosto, ma “nei prossimi mesi, quando vi sarà un chiarimento sui programmi del governo, sono fiducioso di un rientro dello spread, che non mette in pericolo la sostenibilità e la solidità del nostro debito”, ha dichiarato  in un incontro con la stampa presso l’Ambasciata d’Italia a Pechino.

Tria ha definito “totalmente sostenibile” il debito pubblico italiano, che “si è stabilizzato ed è entrato in una fase di lieve riduzione”. L’Italia, ha aggiunto, “ha da venti anni un surplus primario, e da questo punto di vista ha avuto la migliore performance in ambito europeo”. 

"Ottimi i rapporti con l'Europa"

Anche nel rapporto con l’Unione Europea, Tria ha sottolineato che il dialogo tra il suo Ministero e la Commissione Europea è “ottimo” e “non vedo grandi conflitti da questo punto di visita per ciò che è di mia competenza”. Il ministro ha poi frenato sulle parole del vice presidente del Consiglio, Luigi Di Maio, sulla possibilità dello sforamento del 3% nel rapporto tra deficit e pil. “Questo 3% è stato criticato anche da chi lo ha inventato”, ha detto, “ma è diverso dal dire che lo supereremo”.

Sul piano bilaterale, Tria ha registrato un bilancio “molto positivo” dal suo primo giorno di impegni, dopo l’arrivo a Pechino, ieri, e “un ampia disponibilità” da parte dei suoi interlocutori a rafforzare i rapporti economici e finanziari con l’Italia. Tria, alla sua prima visita al di fuori dell’Unione Europea da quando è ministro dell’Economia, ha invitato anche il suo omologo cinese a vistare l’Italia in occasione della prossima edizione del Business Forum Italia-Cina.

Quattro accordi con la Cina

“Siamo un Paese manifatturiero interessato agli scambi e abbiamo molte complementarietà con la Cina e molti interessi che possono essere condivisi e portati avanti nell’interesse reciproco”, ha commentato Tria. “Ovviamente”, ha precisato il ministro “sono rapporti che l’Italia è interessata a portare avanti nell’ambito di rapporti più complessivi che l’Italia ha, con tutto il mondo e nell’ambito europeo e della nostra alleanza atlantica”.

L’inizio della visita è stato segnato, finora, da alcuni accordi di cooperazione bilaterale

  • Cassa Depositi e Prestiti - che aveva firmato un accordo con Intesa SanPaolo a sostegno dell’internazionalizzazione delle imprese italiane in Cina - ha firmato con Bank of China, uno dei principali gruppi bancari cinesi, un accordo preliminare a favore delle esportazioni e dell’internazionalizzazione delle imprese italiane in Cina;
  • Snam ha siglato un memorandum d'intesa con State Grid investment Development, controllata dal gigante dell’energia elettrica State Grid Corporation of China, per la cooperazione nelle nuove tecnologie e nella riduzione delle missioni di CO2;
  • Fincantieri ha siglato un memorandum d’intesa con China State Shipbuilding Corporation, il maggiore gruppo cantieristico cinese, per l’ampliamento della cooperazione industriale.

L'apertura della Banca d'Italia al renminbi

E' stato anche il giorno dell’annuncio da parte di Banca d’Italia dell’inclusione del renminbi, la valuta cinese, nelle riserve oggetto di investimento da parte della banca centrale italiana per l’acquisto di titoli di Stato cinesi.

La decisione è stata presa “per diversificare gli investimenti in riserve ufficiali”, ha dichiarato il vice direttore generale di Bankitalia, Fabio Panetta, al seguito del ministro nella missione cinese. Si tratterà di “un avvio di investimento molto cauto”, ha proseguito Panetta, con “un portafoglio di titoli acquistati direttamente dalla Banca d’Italia per una quantità contenuta in rapporto all’entità delle riserve, ma con un valore segnaletico importante”, di cui non ha svelato l’ammontare. Finora gli investimenti in yuan, la valuta cinese, sono stati “molto limitati”, e con l’operazione annunciata oggi, ha proseguito Panetta, “effettueremo acquisti di titoli in renminbi emessi sul mercato offshore cinese. In larga parte saranno titoli pubblici”, ha concluso il vice direttore di Banca d’Italia. 



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