Come si è arrivati a parlare in Italia di Parmigiano nocivo alla salute. La storia, dall'inizio

Il Sole 24 Ore pubblica per primo la notizia, che si diffonde su tutti i media nazionali. Ma il giorno dopo arrivano le precisazioni di Post e Valigia Blu, che smentiscono la decisione dell'Onu. Il Sole replica a sua volta. Come stanno le cose? 

Come si è arrivati a parlare in Italia di Parmigiano nocivo alla salute. La storia, dall'inizio

La questione del Parmigiano inviso o meno all'Organizzazione mondiale della sanità ha trasceso i termini della questione alimentare ed economica per diventare terreno di confronto sul modo di fare giornalismo. Ormai è consegnato alla storia il titolo del Sole 24Ore - Onu, agroalimentare italiano sotto accusa: «Olio e Grana come il fumo» - cui testate e politici hanno dato ampia eco, ma quello che ne è venuto dopo merita di essere raccontato con ordine, perché la polemica non sembra destinata a spegnersi.

Il 17 luglio, per l'appunto, il quotidiano finanziario pubblica un articolo secondo cui il Parmigiano Reggiano, il Prosciutto di Parma, ma anche la pizza, il vino e l’olio d’oliva "rischiano di fare la fine delle sigarette: tassati, e con tanto di immagini raccapriccianti sulle confezioni per ricordare che 'nuocciono gravemente alla salute'". Il giornale riferisce di un documento cui l'Organizzazione mondiale della sanità sta lavorando per dare concretezza alla guerra dichiarata al diabete, al cancro e alle malattie cardiovascolari. Si parla di bollinatura dei prodotti, di dieta mediterranea e di rischio per il made in Italy. 

Un tono che non convince i giornalisti di Valigia Blu e Il Post che lo contestano sostenendo che l'Onu e l'Oms non hanno mai detto né scritto che il Parmigiano, il Grana, il Prosciutto di Parma, l'olio, la pizza, o qualsiasi altro prodotto italiano, siano dannosi come il fumo o che debbano essere etichettati come lo sono i pacchetti di sigarette. Valigia Blu si spinge a parlare di "completa invenzione", il Post rimprovera alle altre testate di aver rilanciato l'articolo del Sole senza alcuna verifica. 

Entrambi i siti citano come probabile fondamento dell'articolo del Sole - che nel pezzo del 17 luglio non lo citava - il rapporto Time to Deliver, uno studio dell'Oms del maggio 2018 dove si suggerisce, in sintesi, una regolamentazione per quanto riguarda il commercio di cibi considerati poco salutari. E qui, secondo Roberto Bernabò, vicedirettore del Sole, sta l'inghippo, perché non è quello il documento su cui si basano le informazioni usate per l'articolo, quanto piuttosto una bozza prodotta in questi giorni che il giornale ha avuto in esclusiva e che sarà discussa in occasione dell'High Level Meeting delle Nazioni Unite sulle malattie non trasmissibili (infarto, diabete e cancro), in agenda a New York il prossimo 27 settembre. 

Per riassumere, a beneficio di chi ci ha accusato di aver propalato fake news: è ovvio che l’Onu non cita espressamente nei suoi documenti i prodotti italiani nè dice che sono come il fumo. Il fatto vero è che, per composizione e proprietà nutritive, molti nostri prodotti rischiano di rientrare nel perimetro dei «non salutari» e, quindi, da penalizzare. Come già avviene in alcuni paesi elogiati dall’Oms o comunque menzionati tra i cibi da ridurre nelle tabelle nutrizionali degli uffici regionali dell’Organizzazione di Ginevra. 

Valigia Blu, però non ci sta e torna a contestare non tanto il contenuto, quanto il tono dell'articolo del 17 luglio scrivendo che Il Sole 24 Ore ha attribuito all'Oms una affermazione («Olio e Grana come il fumo») mai scritta in alcun documento. "Lo ammette lo stesso giornale, senza però riconoscere l'errore. Quel virgolettato, una volta finito nell'ecosistema informativo e nel ciclo delle notizie, è facilmente (e prevedibilmente) diventato grana dannoso come il fumo. È diventato propaganda politica (si veda l'uscita di Matteo Salvini), si è trasformato in sdegno e scandalo. Come abbiamo scritto nel post precedente: una pseudo-notizia, che per 24 ore ha generato confusione, polemiche e propaganda politica. È stata forzata la mano, dando un taglio sensazionalistico a una notizia. Il sensazionalismo è la bestia nera del giornalismo".

Perché ciò di cui stiamo discutendo ora non sono le etichette sui formaggi e le politiche dell'OMS a riguardo. Stiamo discutendo di giornalismo. 

Secondo Bernabò, però, il fatto che il documento non citi esplicitamente il prosciutto e il Parmigiano, non significa che le conseguenze non possano (o debbano) essere dedotte dal giorbnaluta che quelle carte le sta esaminando. "Sta al giornalismo interpretare come per ogni legge" scrive su Twitter, "Il ciclo della legislazione è più complesso e il giornalista deve saper leggere tra le norme. Altrimenti cose accadono e ci svegliamo all’improvviso".

Ma la querelle non si esaurisce e sempre su Twitter a Bernabò replica Valigia Blu in un fitto scambio.

 

 

 

Se fosse la puntata di una vecchia serie tv, questo articolo si concluderebbe con un "to be continued..."



Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it.
Se invece volete rivelare informazioni su questa o altre storie, potete scriverci su Italialeaks, piattaforma progettata per contattare la nostra redazione in modo completamente anonimo.