Cos’è lo spread e perché è un problema se si alza troppo. Una guida

L'andamento del differenziale tra i Btp e i Bund tedeschi ha segnato le crisi politiche degli ultimi anni. Ecco com'è andato il differenziale dal 2011 a oggi 

spread rialzo
Jaap Arriens / NurPhoto
 
 Euro

La crisi politica italiana ha riacceso i riflettori sullo spread. E l’incarico di governo a Carlo Cottarelli non placa i timori dei mercati. Una preoccupazione che ha visto lo spread raggiungere quota 320 punti. Ma cos’è di preciso? Come funziona? E a cosa serve?

Cos’è?

In generale, il termine spread significa una differenza tra due tassi, che viene spesso misurata in punti base. Nel caso del mercato delle obbligazioni secondarie, dove viene scambiato il debito già emesso, è la differenza tra il tasso di rendimento del titolo decennale di un Paese (nel caso dell'Italia, il Btp) rispetto a quello tedesco decennale, il "Bund".

A cosa serve?

Il confronto offre una visione dell'atteggiamento degli investitori nei confronti di un paese rispetto ad un altro, in questo caso dell'Italia rispetto alla Germania. Lo spread consente cioè di misurare la fiducia degli operatori di mercato nelle attività di un Paese e il premio di rischio concesso per i titoli meno richiesti. 

Perché il Bund tedesco serve come riferimento?

Il tasso di finanziamento decennale della Germania serve da punto di riferimento perché è il "più grande mercato" nella zona euro. Ma soprattutto, è stato scelto perché la Germania viene percepita come il Paese più sicuro.

Come si muove lo spread

Lo spread si evolve in base ai movimenti di acquisto e di vendita di attività sul mercato delle obbligazioni secondarie. Quando molti investitori vendono le azioni di un Paese, il suo prezzo diminuisce, il che automaticamente aumenta il suo tasso di rendimento. Se, allo stesso tempo, vi è poco movimento, o se c'è poco da vendere (e quindi gli investitori hanno fiducia), il differenziale rimarrà stabile o diminuirà.

 Cosa succede se lo spread si impenna

Se i timori sulla stabilità di un Paese aumentano, come ora nel caso dell'Italia, ciò significa che le sue obbligazioni sono vendute più sul mercato secondario rispetto a quelle del Paese di riferimento, il che abbassa il loro prezzo e aumenta il tasso di rendimento. Tuttavia, per emettere nuove obbligazioni, il Paese dovrà adeguarsi al tasso di rendimento del mercato secondario. L'aumento dello spread ha quindi "conseguenze di bilancio dal momento che le prossime emissioni obbligazionarie del Paese interessato gli costeranno automaticamente di più come tassi di interesse. 

Se il tasso di rendimento si innalza

Se raggiunge livelli molto elevati, questo significa che il prezzo delle obbligazioni esistenti è stato così svalutato che nessuno le compra e il governo non può quasi più emettere obbligazioni per finanziare gli acquisti.

L'andamento dello spread dal 2011 a oggi 

Il largo pubblico ignorava questa parola prima del 2011, cioè prima che la crisi finanziaria globale, con la crisi greca, colpisse l'Europa e più in particolare i paesi più indebitati, definiti 'periferici', come l'Italia e la Spagna. I livelli di spread si equivalevano. Poi hanno iniziato a differenziarsi e questo 'differenziale' ci ha fortemente penalizzato. Dal record del 9 novembre 2011 quando toccò quota 574 punti base con il rendimento del Btp decennale al 7,47%, e che portò alle dimissioni dell'allora governo Berlusconi, ad oggi. Ecco le principali tappe dell'andamento dello spread. 

2011

  • Luglio: sale oltre i 100 punti. 
  • Agosto: sale oltre 200 punti. 
  • 9 novembre: segna il livello record di 574 punti, con il tasso del Btp al 7,47% (governo Berlusconi). 
  • 16 novembre: 530 punti (passaggio da Berlusconi e Monti). 
  • 30 novembre: scende a 474 punti. 
  • 1 dicembre: va a 447 punti
  • 19 dicembre: risale sopra 500 punti (timori per il rating della Francia)

2012

  • 23 gennaio: a 400 punti (soluzione in vista per la Grecia). 
  • 8 marzo: sotto 300 punti (ristrutturazione del debito greco). 
  • 12 giugno: a 490 punti (crisi delle banche spagnole). 
  • 13 luglio: a 479 punti (downrating di Moody's sull'Italia). 
  • 20 luglio: sopra 500 punti (venerdì nero, paura contagio di Italia e Spagna)

2013

  • 2 gennaio: a 287 punti, minimo dal 2011. 
  • 29 aprile: a 270 punti (debutto del governo Letta). 
  • 20 agosto: a 251 punti. 
  • 22 ottobre: 233 punti. 
  • 31 dicembre: a 215 punti

2014

  • 3 gennaio: spread a 198 punti, sotto quota 200 per la prima volta da luglio 2011. 
  • 3 febbraio: 210 punti. 
  • 14 febbraio: 204 punti. 
  • 21 febbraio: scende a 194 punti (nascita del governo Renzi). 
  • 24 settembre: a 129 punti, minimo da inizio crisi

2015

  • Gennaio: sotto 100 punti. 
  • Luglio: a 164 punti. 
  • Dicembre: a 99 punti 

2016

  • 18 gennaio: a 110 punti 4 febbraio: a 122 punti. 
  • 9 febbraio: risale a 154 punti (rallentamento dell'economia mondiale). 
  • 24 giugno: sale a 177 punti (Sì alla Brexit). 
  • 20 luglio: scende a 125 punti. 
  • 12 agosto: 115 punti. 
  •  2 novembre: sale a 162 punti (per timori sull'esito del referendum costituzionale in Italia). 
  • 14 novembre: sale 180 punti (ancora timori sul referendum). 
  •  28 novembre: sale a 192 punti, top da maggio 2014. 
  •  29 novembre: scende a 180 punti (voci di intervento Bce in caso di vittoria del No). 
  •  5 dicembre: a 167 punti (vittoria del No al referendum e le dimissioni Renzi). 
  •  14 dicembre: scende a 148 punti (fiducia al governo Gentiloni). 
  •  23 dicembre: a 160 punti (timori per Mps e decreto salva-risparmio).

2017

  • 5 gennaio: sale a 178 punti (per timori su banche italiane). 
  • 26 gennaio: sale a 174 punti (timori di voto anticipato dopo la sentenza della Consulta sull'Italicum). 
  • 30 gennaio: sale a 184 punti, top dal 2015 (timori di voto anticipato e contenzioso con Bruxelles sulla manovra aggiuntiva). 
  • 31 gennaio: 188 punti, al top da novembre (voto anticipato e contenzioso Bruxelles). 
  • 6 febbraio: vola a 202 punti, top da febbraio 2104 (voto anticipato, contenzioso con Bruxelles ed effetto 'Frexit', dopo le minacce di Marine Le Pen). 
  • 7 febbraio: a 200 punti. 
  • 22 febbraio: a 199 punti (paura per Le Pen, forte calo del tasso sui Bund considerati beni rifugio). 
  • 12 aprile: a 211 punti, top da gennaio 2014, per incertezze sul voto francese e crisi geopolitiche in Siria e Nord Corea. 
  • 9 giugno: spread scende a 182 punti (mancato accordo sulla riforma elettorale e voto anticipato più lontano). 
  • 22 giugno: scende a 160 punti, minimo da gennaio (vittoria di Macron e fine rischio voto anticipato in Italia). 
  • ottobre 2017: spread a 175 punti (effetto Catalogna)

2018

  • 7 febbraio: scende a 119 punti (accordo di coalizione in Germania, si prevede un'Austerity più morbida)
  • 8 maggio: risale sopra 130 punti per incertezze politiche (timori di voto anticipato a luglio)
  • 18 maggio: sfonda quota 160 punti per timori che il nuovo governo non rispetti gli impegni Ue. 
  • 21 maggio: sfonda quota 180 punti
  • 23 maggio: sfonda quota 190 punti
  • 25 maggio: sfonda quota 200 punti. Nel corso della giornata supera i 207 punti base.
  • 28 maggio: la crisi politica e l’incertezza sulla durata del governo Cottarelli alimentano le preoccupazioni dei mercati. Lo spread tocca i 230 punti in giornata e chiude a 235.
  • 29 maggio: sfonda il muro dei 320 punti, tornando ai livelli di primavera 2013, salvo poi ripiegare fino a quota 277.

 


 



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