Il salvataggio di Carige è più vicino

Intesa tra Fondo interbancario e Cassa Centrale Banca per il piano di rafforzamento dell'istituto commissariato. Ora serve il via libera della Bce

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Dopo una serata e una mattinata di tensione è schiarita fra Fondo interbancario di tutela dei depositi e Cassa Centrale Banca sulla partita per il salvataggio di Carige, l'istituto di credito ligure il cui cda è commissariato da inizio anno e che ha bisogno di un'operazione di pulizia del bilancio e di rafforzamento patrimoniale.

Dopo le riunioni degli organi del Fitd di martedì, che avevano dato il via libera alla conversione del subordinato da 320 milioni emesso lo scorso novembre dalla banca in difficoltà ma anche espresso diverse critiche alla proposta arrivata da Ccb per la sua partecipazione all'operazione, mercoledì è toccato al board dell'istituto trentino riunirsi. Il cda di Cassa Centrale è durato oltre 7 ore, durante le quali la trattativa con il Fitd è andata avanti a ritmi serrati, con l'obiettivo di trovare la quadra necessaria per arrivare in Bce con un piano di messa in sicurezza di Carige.

L'operazione di rafforzamento patrimoniale dell'istituto ligure in totale varrà circa 900 milioni: 700 di aumento vero e proprio, con una quota riservata a Ccb pari a poco meno del 10%, per circa 65-70 milioni di impegno, e 200 di bond subordinati. Anche qui, secondo le ultime novità, Cassa Centrale dovrebbe intervenire sottoscrivendo circa 100 milioni; altre quote potrebbero invece andare al Credito Sportivo e a Medio Credito Centrale. Non si può tuttavia, per quanto sul dossier si ritrovi un rinnovato "ottimismo" secondo diverse fonti vicine alla partita, parlare di accordo chiuso.

Per questo sarà necessario attendere che si riuniscano nuovamente gli organi del Fitd, che devono approvare l'impegno del fondo nella ricapitalizzazione: il braccio obbligatorio dell'organo dovrà infatti sottoscrivere una quota dell'aumento e anche garantire quanto non sottoscritto dagli attuali soci di Carige, chiamati comunque a giocare un ruolo.

La famiglia Malacalza, silente azionista di riferimento dell'istituto, potrebbe partecipare per parte della sua quota all'aumento, così da mantenere una presenza nell'azionariato ma, in ogni caso, il suo apporto sarà fondamentale perché l'operazione dovrà avere il via libera dell'assemblea, dove di fatto gli imprenditori liguri sono in grado di esprimere una minoranza di blocco.

Prima di arrivare a dare la parola ai soci, tuttavia, sarà necessario il placet della Bce: se non già oggi, di sicuro all'inizio della settimana prossima il piano sarà portato a Francoforte, dove verrà vagliato dall'autorità di vigilanza, che stava aspettando una nuova strategia dopo il passo indietro di Blackrock dei mesi scorsi. Fitd e di Ccb si sono avvicinate anche sulle strategie future e in particolare sulle condizioni a cui l'istituto trentino potrà rilevare, nei prossimi anni, la quota in mano al fondo e sullo sconto con cui questo avverrà.



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