AGI - La spesa al supermercato, una cena fuori, il parrucchiere o l’ultimo romanzo in libreria: tutto rimandato a dopo l'accredito dello stipendio. E' così per un italiano su quattro, secondo una ricerca di SumUp, che accende i riflettori sul fenomeno del “PayDay Effect”.
Secondo l’Osservatorio PayDay Effect di SumUp, che analizza i pagamenti digitali degli italiani da gennaio a settembre 2026, emerge un calendario dei consumi a due velocità. Negli ultimi giorni del mese crescono, infatti, gli acquisti per alimentari (+14,7%), ristorazione (+9,2%), abbigliamento (+5,3%) e cura della persona (+5,2%), con rialzi anche per fitness (+3,1%) e cosmetici (+2,4%). Al contrario, rallenta la spesa per libri (-10,8%) e hobby (-11,2%). Gli under 45 sono i più propensi a concentrare le proprie spese subito dopo lo stipendio.
In tutta Italia, quindi, a fine mese si riorganizzano le priorità, ma non si smette di fare acquisti: il valore della spesa media cashless aumenta, infatti, in 14 regioni su 20 e vede in testa la Campania con un +5,7%. Quasi il 90% dei pagamenti cashless riguarda, inoltre, importi sotto i 50 euro.
“Il rapporto degli italiani con il denaro passa anche dalle scelte condotte tra uno stipendio e l’altro: sostenere le spese quotidiane, programmare un acquisto o trovare spazio per i propri interessi?”, commenta Umberto Zola, Direttore Performance Marketing di SumUp. “Dall’analisi del nostro Osservatorio emerge un calendario dei consumi articolato: con l’avvicinarsi della fine del mese, si osserva una progressiva riduzione delle spese legate alla socialità, alla cura di sé e agli interessi personali; con l’accredito dello stipendio, però, si torna a dedicarsi a hobby e divertimenti. Sono soprattutto i giovani a mostrarsi particolarmente disciplinati nell’attendere il giorno di paga. Per SumUp, comprendere questi cambiamenti significa essere ancora più vicina alle esigenze dei consumatori, offrendo strumenti che rendano più semplice gestire il denaro e avere una visione chiara delle proprie spese”.
A cosa non si rinuncia
A settembre 2026, l’inflazione ha raggiunto il 4,2% su base annua, mentre i prezzi del cosiddetto “carrello della spesa” (prodotti alimentari, per la cura della casa e della persona), registrano un incremento del +1,5% da qui il 22,4% degli italiani che dichiara di arrivare alla fine del mese con difficoltà. L’analisi mostra, da gennaio a settembre, una costante ridistribuzione degli acquisti nelle ultime settimane del mese con un netto incremento del valore medio della spesa negli alimentari (+14,7%). Segue il blocco ristorazione: +11,5% nei mercati all’aperto, +10,4% in bar e club, +9,2% in caffè e ristoranti, +6,7% nei fast food e +5,4% nei food truck. Non si rinuncia alla cura della persona: aumenta, seppure in maniera più contenuta, la spesa per l’abbigliamento (+5,3%), parrucchieri e barbieri (+5,2%), fitness e benessere (+3,1%) e negozi di cosmetici (+2,4%). Se si guarda a cultura, tempo libero e intrattenimento, il calendario d'acquisto si capovolge: a fine mese il valore medio dei pagamenti registra una contrazione del -11,2% nei negozi di hobby e giocattoli, e del -10,8% nelle librerie. La flessione riguarda anche il comparto musica, concerti e cinema (-6,3%) e il settore intrattenimento (-3,7%).
Quando fare spese
Il 26,2% degli italiani dichiara di concentrare la maggior parte del proprio budget subito dopo l'accredito dello stipendio, riducendo significativamente gli acquisti nel resto del tempo. La tendenza si fa particolarmente evidente tra i più giovani: rappresenta, infatti, circa il 32% nella fascia under 45, mentre scende a poco più di un italiano su cinque tra gli over 55. La dinamica si riflette anche nella gestione complessiva del budget: oltre un quarto di chi ha meno di 45 anni dichiara di fare fatica a monitorare il proprio budget a causa di uscite impreviste o non pianificate, mentre se ne preoccupa solo il 14,9% degli over 55.
A fronte di un incremento del valore medio della spesa cashless a fine mese che riguarda 14 regioni su 20, i rialzi maggiori si concentrano al Sud e nelle Isole: dopo la Campania (+5,7%), seguono Sardegna (+4,2%) e Calabria (+3,1%). Al contrario, le contrazioni più marcate nelle ultime settimane del mese si rilevano in Umbria (-5,3%), Valle d’Aosta (-4,7%) e Trentino-Alto Adige (-3,5%). A guidare i pagamenti digitali sono soprattutto le micro-spese: la fascia inferiore ai 50 euro rappresenta quasi il 90% delle transazioni cashless totali (tra l'87% e l'89%), una quota che tende a rafforzarsi ulteriormente nelle ultime settimane del mese. Con l'avvicinarsi della fine del mese, i piccoli importi crescono ulteriormente, mentre si riduce l'incidenza degli acquisti medio-alti (sopra i 50 euro).