AGI - In un mondo in cui i punti di riferimento cambiano rapidamente, le tensioni aumentano in ogni parte del mondo e le prospettive sono più che incerte, c’è un luogo che continua a guardare sempre più avanti e, pur con le sue mille contraddizioni, le sue regole complesse e le migliaia di sfumature, ha un’incredibile voglia di sviluppo. Quel posto è l’India: è qui che Pirelli ha scelto di ambientare la 53esima edizione di The Cal. Un’edizione speciale, composta per la prima volta da sei mani: il maestro indiano Raghu Rai (scomparso lo scorso aprile), la figlia Avani Rai (che ne ha portato avanti il lavoro) e il fotografo norvegese Sølve Sundsbø. Una scelta artistica e unica che trova nella "Terra dei colori", il contesto ideale per raccontare una realtà in piena trasformazione, "con una crescita straordinaria, capace di muoversi guardando costantemente al futuro".
Da Nuova Delhi, il presidente esecutivo di Pirelli, Marco Tronchetti Provera, dialogando con i giornalisti, al terzo piano dell’Imperial Hotel, inaugurato esattamente novant’anni fa dall’allora viceré dell’India, Lord Willingdon, presenta il suo 34esimo calendario.
“L’India ha un significato particolare perché, con tutta la sua lunghissima storia, si trova oggi al centro di dinamiche in continua evoluzione e svolge un ruolo politico ed economico importante, anche grazie alla sua posizione geografica. Ma soprattutto – sottolinea - è un punto di osservazione privilegiato per comprendere ciò che sta accadendo nel mondo”. È questo, del resto, il senso di The Cal: non promuovere un prodotto o un’azienda, ma restituire, attraverso la fotografia, uno sguardo sul proprio tempo. “Il nostro calendario non deve promuovere nulla. Ma deve essere un segno dei tempi, visto attraverso lo sguardo degli artisti. Questa è la ragione per cui siamo arrivati alla 53ª edizione”, ricorda Tronchetti Provera.
Il ruolo dell'India nel futuro
E in questo mondo in continua trasformazione, l’India si è ritagliata un ruolo fondamentale per il presente e per il futuro, imprescindibile per chiunque, dunque, instaurare partnership e coltivare relazioni. “Pirelli – spiega il suo presidente – segue da sempre i sentimenti, le emozioni e le dinamiche che ruotano intorno a noi. Oltre 150 anni di storia e deve guardare ai prossimi 150. Quando realizziamo una fabbrica, lo facciamo pensando ai decenni successivi: il ritorno sull’investimento di un nuovo stabilimento richiede otto-dieci anni. Le nostre scelte industriali, quindi, hanno necessariamente un orizzonte lungo”. In questa prospettiva, la vitalità dell’India incontra quella di un progetto che, da oltre mezzo secolo, cerca di interpretare il mondo attraverso le immagini.
Una scelta artistica, ma non solo, perché c’è anche la volontà di raccontare un Paese in costante evoluzione, con prospettive economiche e industriali sempre più interessanti per il gruppo della Bicocca. Proprio ieri, sempre all’Imperial Hotel, è stato annunciato l’accordo di partnership strategica tra Pirelli e Balkrishna Industries Ltd. (BKT), uno dei principali produttori indiani di pneumatici Off-Highway. Un’intesa che prevede l’avvio della produzione di pneumatici per autovetture a marchio Pirelli, con una capacità fino a 800.000 unità entro il 2030.
Dunque, la domanda sorge spontanea, il Calendario si concilia anche con l’identità industriale di Pirelli?
“Pirelli – ribadisce con orgoglio Tronchetti Provera – cerca, da sempre, di anticipare i tempi e di essere presente nei continenti in cui esistono opportunità per le nostre tecnologie. Il Calendario segue un percorso diverso, ma fondato sullo stesso principio della qualità. La sua continuità nasce dalla qualità delle idee e dall'espressione degli artisti che, edizione dopo edizione, contribuiscono a costruirne l'identità. E nasce anche dall'apprezzamento di chi lo conosce, lo guarda e continua a seguirlo”. “Perché i prodotti di qualità non hanno età: se sono realizzati con attenzione, passione e cura possono durare nel tempo”. Proprio come accade con The Cal, da oltre cinquant’anni.
Il ruolo dell'IA
Ma c’è ancora spazio per la domanda che ormai sta bene ovunque: l’intelligenza artificiale, in futuro, non troppo lontano, anzi sempre più imminente, può entrare a gamba tesa in un progetto che ha fatto dello sguardo umano e della sensibilità degli autori la propria cifra distintiva?
La risposta di Tronchetti Provera è netta: “Pensare a un calendario artificiale mi rattrista. Non mi piacerebbe proprio togliere quello sguardo e quel grado di sofisticazione di chi per 30 anni ha cercato di cogliere un istante. Anzi – conclude scherzando – diciamo proprio che è proibito”.