AGI - Il costo dell’energia sta passando dall’essere una priorità strategica all’assumere i contorni di un’emergenza per il sistema produttivo italiano. Per superarla, non mancano le soluzioni né le tecnologie: ciò che manca è la rapidità nella loro attuazione. E’ il tema al centro dei lavori del workshop “La transizione energetica nell’industria italiana: decarbonizzazione e neutralità tecnologica per un’autonomia strategica”, promosso da AIDIC – Associazione Italiana di Ingegneria Chimica, in collaborazione con l’Università di Napoli Federico II, che si è tenuta oggi presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università degli Studi di Napoli Federico II.
Imprese, istituzioni e mondo accademico si sono confrontati a Napoli su scelte ingegneristiche, mix energetico, ruolo del Mezzogiorno come hub strategico della transizione, sicurezza degli approvvigionamenti e rafforzamento dell’autonomia strategica del sistema Paese.
Il contesto: la competitività dell’Italia
Il workshop arriva a pochi giorni dalle recenti dichiarazioni del Presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, che hanno riportato il tema al centro dell’agenda pubblica. Un problema che AIDIC osserva da tempo, e su cui il rapporto 2026 di Energy&Strategy del Politecnico di Milano offre un dato utile a inquadrare la discussione: negli ultimi trent’anni le emissioni di CO2 in area UE si sono ridotte del 37%, ma ai ritmi attuali i target 2040 e 2050 non saranno raggiunti; il gap stimato è di circa 500 milioni di tonnellate di CO2 equivalente al 2030, che sale a 1,5 miliardi nei due decenni successivi.
Non è un dato che mette in discussione la transizione energetica, quanto piuttosto il modo in cui la si sta raccontando. Lo sottolinea Giuseppe Ricci, presidente di AIDIC: “Se continuiamo a scegliere le fonti energetiche per ragioni ideologiche anziché ingegneristiche, paghiamo un prezzo in termini di competitività industriale e sicurezza nazionale".
Oltre l’80% del fabbisogno energetico italiano è soddisfatto attraverso le importazionipur essendo l’Italia la seconda manifattura d’Europa per valore aggiunto industriale – circa il 20% del totale continentale, concentrato in settori energivori come chimica, farmaceutica, metallurgia e meccanica di precisione. Colmare il gap tra target climatici e traiettoria reale non è quindi solo una questione di ambizione politica, ma di ingegneria di sistema: una prospettiva su cui AIDIC richiama tre assi concreti, che saranno al centro del confronto anche a Napoli:
- Diversificazione massima del mix – nessuna fonte energetica può essere esclusa a priori (rinnovabili, nucleare di nuova generazione, biofuel, gas come ponte), ma ciascuna deve essere valutata in base al suo contributo reale al sistema;
- Efficienza come leva immediata – ridurre i consumi senza ridurre la produzione resta l’intervento più rapido e meno costoso a disposizione dell’industria;
- Filiere nazionali per l’energia – biofuel da biomasse agricole, idrogeno verde e biogas da scarti industriali: ogni quota prodotta internamente è una quota sottratta alla dipendenza geopolitica.
A questi si aggiunge un tassello spesso trascurato: la cattura della CO2 (CCUS) è ormai una leva ineludibile per i processi industriali non elettrificabili, con il PNIEC che fissa un target di 4 MtCO2/anno di capacità di stoccaggio entro il 2030 – a fronte di un quadro normativo italiano ancora incompleto.
Un appuntamento nel pieno del dibattito europeo
Il quadro europeo è in evoluzione: nei prossimi mesi la Commissione Europea valuterà la revisione delle norme sulle emissioni di CO₂, alla luce di un approccio che introduca maggiori elementi di flessibilità e di neutralità tecnologica, – con l’obiettivo di rivalutare il target di riduzione delle emissioni e includere la possibilità, per biocarburanti ed e-fuel, di essere conteggiati come “crediti” per i produttori. Un cambio di paradigma su cui AIDIC intende portare un contributo di competenza tecnica indipendente, allargando la riflessione dai soli trasporti anche ai processi produttivi industriali – e-fuel, bioraffinerie, idrogeno – e al confronto, ancora aperto, tra biocarburanti ed e-fuel, anche attraverso l’approccio del Life Cycle Assessment (LCA).
Il Mezzogiorno, hub energetico strategico
Il Mezzogiorno può essere l’hub energetico del Paese e la cerniera tra l’Europa e il Mediterraneo. Il Sud Italia produce oggi oltre la metà dell’energia rinnovabile nazionale tra eolico, solare e bioenergie, e si colloca tra le aree più attrattive a livello internazionale per la produzione di energia da fonti rinnovabili. A sostenere questa traiettoria concorrono anche gli strumenti di policy degli ultimi anni – dal PNRR alla ZES Unica – che stanno accompagnando una crescita del Mezzogiorno superiore alla media nazionale, con effetti positivi sull’intero sistema industriale del Paese. Un contesto in cui l’area di Napoli, con la sua base industriale e la sua collocazione logistica sul Mediterraneo, può giocare un ruolo di primo piano.
Lo shipping, dove la transizione presenta il conto
Il fronte più esposto è quello marittimo. Via mare viaggia oltre l’80% del commercio mondiale in volume e, secondo Confcommercio, circa il 46% di quello italiano; eppure la flotta nazionale è scesa in dieci anni da 1.505 a 1.266 unità (dati UNCTAD), mentre quella mondiale cresceva di oltre 18.000 navi, e dipende ancora interamente dal petrolio: nel 2022 il bunker marino ha assorbito circa 2,8 milioni di tonnellate, di cui 2,2 di olio combustibile e 600.000 di gasolio, con il GNL ancora marginale.
Il conto, intanto, cresce. Dal 2024 le navi oltre le 5.000 tonnellate di stazza lorda rientrano nel sistema ETS europeo, con una restituzione di quote che sale fino al 100% delle emissioni 2026, e dal 2025 si applica anche il FuelEU Maritime. Secondo simulazioni su una nave tipo che opera regolarmente nell’UE (basate su ipotesi semplificate), ETS e FuelEU pesano dall’8% dei costi complessivi sulle emissioni 2024 a circa il 22% su quelle 2026, in una forbice stimata tra il 20 e il 30% a seconda del numero di viaggi in ambito UE.
Le alternative non sono a buon mercato: per una portacontainer l’IEA stima che, già con i prezzi attesi al 2030, l’e-ammoniaca costerebbe il 75% in più dell’olio combustibile pesante in termini di costo totale di proprietà.
Per Napoli e il Mezzogiorno la partita è doppia. La flotta italiana ha un profilo diverso da quella mondiale: l’81% delle unità rientra nella categoria “altri tipi di navi”, che include traghetti e navi passeggeri, un assetto affine al traffico dei porti tirrenici. E fino al 31 dicembre 2030 restano in vigore esenzioni ETS per i collegamenti con isole sotto i 200.000 abitanti, una finestra che riguarda da vicino le rotte verso le isole del Golfo.
Le tre direttrici indicate da AIDIC
Le tre direttrici indicate da AIDIC trovano così nel porto un banco di prova concreto: diversificazione del mix (dal GNL del progetto Edison-Q8 a biocarburanti e metanolo), efficienza (secondo l’IMO, la gestione del fouling dello scafo può evitare fino al 25% delle emissioni di gas serra e l’ottimizzazione della velocità fino al 75%) e filiere locali, come il metanolo da rifiuti plastici. Con oltre la metà delle rinnovabili nazionali prodotta al Sud, il Mezzogiorno ha le carte per trasformare una scadenza regolatoria in un’opportunità industriale, a condizione che infrastrutture e carburanti arrivino prima delle sanzioni.
"La neutralità energetica deve guidare le decisioni, le policy e i progetti, senza ridursi a uno slogan – spiega Giuseppe Ricci - Un sistema energetico efficiente (quindi a minor costo) richiede un mix di soluzioni: rinnovabili tradizionali (idroelettrico, fotovoltaico, eolico), biocarburanti avanzati (già maturi e scalabili su tutte le tipologie di trasporto), accumuli per stabilizzare la rete e abbassare i picchi di prezzo, oltre a CCS/CCU, idrogeno e nucleare.
"I fossili serviranno ancora a lungo per garantire sicurezza e affidabilità, in un mix che evolverà nel tempo sempre più a favore delle rinnovabili. L’incontro conferma il ruolo di AIDIC come punto di riferimento nel dibattito pubblico sulla transizione energetica, in un contesto in cui la combinazione tra competenza accademica ed esperienza industriale rappresenta un valore distintivo per offrire un contributo di chiarezza e indipendenza tecnica".