AGI - "A seguito dell'assemblea tenutasi oggi dalle segreterie di Fim, Fiom, Uilm, Usb, congiuntamente alle altre categorie, davanti alla portineria appalto dello stabilimento ex Ilva di Taranto", sono indette le prime 24 ore di sciopero per tutti i lavoratori dell'appalto a partire dalle ore 9 di oggi sino alle 7 di domani. Lo annunciano le stesse sigle sindacali, che avvertono: "Sia chiaro, non ci fermeremo se non ci saranno soluzioni e misure straordinarie per tutti lavoratori".
I lavoratori delle imprese appaltatrici hanno intanto occupato la strada Taranto-Statte in prossimità della portineria imprese del siderurgico, dove da stamattina è in corso l'assemblea contro i licenziamenti collettivi annunciati dalle imprese in vista della fermata dell'area a caldo entro fine ottobre. È prevista anche l'occupazione della statale Taranto-Bari.
Le ragioni della protesta
"Rispetto alla sentenza della Corte d'Appello di Milano che ha posto la chiusura dell'area a caldo, abbiamo chiesto al Governo di sederci a un tavolo. Lo abbiamo fatto al Mimit, lo abbiamo fatto a Palazzo Chigi, ma non c'è stata una risposta rispetto alle problematiche dei lavoratori a partire dal mondo dell'appalto". Lo ha detto Francesco Brigati, segretario Fiom Cgil, nell'assemblea dei lavoratori delle imprese che operano con l'ex Ilva.
"Immaginavano che di fronte a una situazione di questi tipo, l'anello più debole della catena, l'appalto, avrebbe pagato le conseguenze più pesanti. L'assemblea ora serve a mettere in campo le prime iniziative di mobilitazione a fronte di una convocazione da parte del Governo che non e' ancora arrivata. Potrebbe arrivare oggi. E in vista dell'incontro di domani a Palazzo Chigi, oggi vogliamo far vedere quale è il Paese reale. Far vedere cosa succede a Taranto e il disastro sociale che si determina se non vengono prese delle misure straordinarie per i lavoratori. La chiusura dell'area a caldo vede le responsabilità di tutti i Governi. Perché dopo aver fatto decreti di urgenza senza una prospettiva, senza una programmazione, senza una transizione, il provvedimento della Corte d'Appello di Milano ha colmato un vuoto della politica. Ma rispetto al vuoto della politica, ci sono le persone e le loro famiglie, ci sono anche i lavoratori di Acciaierie d'Italia e di Ilva in as in cassa integrazione. Tutti attendono risposte che non possono arrivare con le cose che si stanno dicendo", spiega.
"C'è un bando, poi c'è un rinvio di due mesi, poi metteremo un forno elettrico, poi faremo la diversificazione, e poi, e poi, passeranno dieci-quindici anni. A questi lavoratori bisogna dare delle risposte oggi e non domani: misure straordinarie, cassa integrazione, integrazione salariale, la prospettiva, l'estensione dei benefici previdenziali per l'amianto. La Corte d'Appello ha ribadito che ci sono ancora 2mila tonnellate di amianto nello stabilimento. E quindi anche ai lavoratori dell'appalto, che vanno a fare le manutenzioni sugli impianti dell'area a caldo, va riconosciuto il beneficio dell'estensione. Ma bisogna anche pensare ai lavori usuranti. Non possiamo pensare che noi andiamo in pensione dopo 44 anni di contributi. Il Governo deve avere la pressione giusta delle nostre rivendicazioni e noi dobbiamo rispedire al mittente le procedure di licenziamento collettivo. Chiediamo il blocco delle procedure, perché dopo Palazzo Chigi sono state sospese solo per due giorni", ha concluso Brigati.
Ex Ilva, sindacati: "Ritirare subito i licenziamenti"
"In questa assemblea emerge un problema importantissimo: coprire anzitutto con ammortizzatori sociali straordinari ad hoc le imprese dell'appalto ex Ilva che hanno giaà dichiarato i licenziamenti collettivi. E chiediamo a tutte le aziende che lo hanno fatto, di ritirarli immediatamente". Lo dice Pietro Cantoro, della Fim Cisl, a margine dell'assemblea. "Il Governo ci dia un programma industriale di previsione di ripresa delle attivita' perche' la gente ha bisogno di lavoro", afferma Cantoro, per il quale "la riconversione e' un problema che andava gia' affrontato e che ora deve essere affrontato con urgenza. Chiaramente, il programma di ripresa deve essere rispettoso dell'ambiente e green, visto le sfide che ci aspettano. I lavoratori non possono essere abbandonati al loro destino. Le persone hanno bisogno di garanzie e di futuro".
"Dall'assemblea di questa mattina emerge una forte preoccupazione per quanto riguarda i lavoratori. I lavoratori sono preoccupati per il loro destino e per il loro salario. Non hanno ammortizzatori sociali e le imprese, gli imprenditori, stanno gia' comunicando i licenziamenti collettivi. Non li accetteremo. Chiediamo strumenti idonei di salvaguardia occupazionale", spiega Paolo Panarelli, coordinatore Fim Cisl per l'indotto-appalto dell'ex Ilva.
"È un primo segnale di reazione oggi per i lavoratori dell'appalto di Acciaierie d'Italia dopo il riavvio delle procedure di licenziamento collettivo da parte dell'associazione di imprese Aigi. Occorreva reagire. Ma la reazione va inoltrata nei confronti del Governo che deve assolutamente prendere decisioni per garantire questi lavoratori. Siamo stanchi di supplire, come abbiamo fatto in questi anni. Ci devono dare garanzie lavorative, perché i lavoratori non possono rimanere disoccupati a vita", conclude Patrizio Di Ponzio della Fiom Cgil.