AGI - La Bce ha aumentato i tre tassi di riferimento dello 0,25%, per la prima volta dal 2023, a causa dell'inflazione alimentata dalla guerra in Medio Oriente, nonostante i timori che la mossa possa colpire l'economia europea già in difficoltà. L'Eurotower ha alzato il tasso sui depositi di un quarto di punto, portandolo al 2,25%, diventando la prima grande banca centrale ad adottare una politica monetaria restrittiva in risposta allo shock energetico scatenato dal conflitto. L'inflazione nell'area euro ha accelerato dall'inizio della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l'Iran, raggiungendo il 3,2% a maggio, superando l'obiettivo del 2% fissato dalla Bce. La Bce nel comunicato seguito al direttivo ha evidenziato che "la guerra in Medio Oriente sta generando pressioni inflazionistiche". "Le prospettive rimangono incerte, con rischi al rialzo per l'inflazione e rischi al ribasso per la crescita economica". "Le implicazioni complete della guerra sull'inflazione e sulla crescita a medio termine dipenderanno dall'intensità e dalla durata dello shock dei prezzi energetici, nonché dalla portata dei suoi effetti indiretti", ha aggiunto.
La scelta della Bce
L'Istituto di Francoforte ha inoltre rivisto al rialzo le stime sull'inflazione per quest'anno, portandole al 3%, rispetto alla precedente stima del 2,6% di marzo e ha anche tagliato le proiezioni di crescita per l'eurozona per il 2026, portandole dallo 0,9% allo 0,8% e per il 2027 all'1,2%. Lo Stretto di Hormuz resta quasi completamente chiuso, mentre il cessate il fuoco nella guerra, iniziata tre mesi fa, è a forte rischio dopo che gli Stati Uniti hanno lanciato nuovi attacchi e Teheran ha risposto con attacchi nella regione.
Prima mossa restrittiva di una grande banca centrale
Per ora la Bce è la prima grande banca centrale ad aumentare i tassi, mentre altre importanti istituzioni, come la Federal Reserve e la Banca d'Inghilterra, hanno preferito attendere per valutare le conseguenze. Sia la Fed che la Banca d'Inghilterra terranno i direttivi la prossima settimana. Per la Bce l'aumento dei tassi è il primo da settembre 2023, quando i responsabili delle politiche monetarie stavano combattendo contro l'inflazione galoppante innescata da un'altra guerra, quella scatenata dalla Russia contro l'Ucraina. In seguito, la banca centrale ha effettuato una serie di tagli dei tassi mantenendoli invariati da giugno dello scorso anno. L'aumento dei costi di finanziamento tende a frenare la domanda, contribuendo a ridurre l'inflazione. Tuttavia, un numero crescente di economisti si è espresso contro l'aumento dei tassi e avverte che tale misura potrebbe non essere sufficiente a contrastare l'inflazione, che deriva principalmente dalla carenza di approvvigionamento energetico piuttosto che da una forte domanda dei consumatori.
Lagarde rassicura sulla crescita
L'aumento dei costi di finanziamento peserà sull'economia europea dopo la contrazione nel primo trimestre, trascinata al ribasso dal crollo dell'Irlanda. Tuttavia, ciò avviene in un momento in cui gli elevati costi energetici stanno già gravando su famiglie e imprese. Secondo gli analisti, i funzionari della Bce potrebbero essere preoccupati di aspettare troppo a lungo prima di inasprire la politica monetaria, soprattutto dopo le critiche ricevute per la lentezza con cui hanno agito per contenere l'impennata inflazionistica del 2022. Tuttavia, la maggior parte degli analisti ritiene che il contesto economico attuale sia diverso. L'inflazione era già elevata prima dello scoppio della guerra in Ucraina e l'economia globale stava già affrontando le difficoltà legate alle catene di approvvigionamento post-pandemia. Nell'Eurozona, nonostante l'aumento dell'inflazione e il taglio delle previsioni del Pil per il 2026 e il 2027 "non siamo in un contesto in cui la crescita è assente o sotto grave minaccia. E si può fare di più, con riforme strutturali, incoraggiando un mercato europeo che non abbia ostacoli", ha evidenziato Lagarde che ha giudicato l'intervento di oggi, preso all'unanimità, "non una decisione forte ma un segnale".
Le previsioni degli analisti
Secondo Annalisa Piazza, fixed income portfolio manager, Mfs Investment Management "la previsione di base rimane quella di un ulteriore aumento dei tassi a settembre, seguito da una pausa prolungata, a meno che non emergano segnali di un possibile effetto di contagio, ad esempio se la crescita salariale dovesse accelerare in misura più significativa rispetto a quanto attualmente previsto". "Le previsioni aggiornate dipingono un quadro stagflazionistico, con l'inflazione rivista al rialzo al 3,0%, il dato core al 2,5% e la crescita leggermente al ribasso", spiega Antonella Manganelli, ad di Payden & Rygel Italia. "Lo scenario per l'Europa resta difficile: prezzi ancora alti e attività in rallentamento. Il vero dibattito riguarda le prossime mosse della banca centrale. I nostri economisti ritengono che questo rappresenti l'ultimo rialzo del 2026, mentre i mercati continuano a prezzare un ulteriore aumento entro settembre e un terzo nei primi mesi del 2027". Per Konstantin Veit, portfolio manager di Pimco questa mossa non rappresenta "l'inizio di una campagna aggressiva di rialzo dei tassi, bensì come un modesto adeguamento volto a gestire le aspettative dei mercati" e prosegue Veit "a differenza del 2022, lo shock negativo dal lato dell'offerta non è amplificato da uno shock positivo dal lato della domanda, il che riduce la necessità di un ciclo prolungato di rialzi dei tassi".