AGI - In arrivo la 'tassa' sullo spazio cloud dove conserviamo le foto e i video scattati con il nostro smartphone durante le vacanze per non intasare la memoria del telefono. Il governo è pronto a estendere il compenso per copia privata per la riproduzione di musica e video alla "memoria in cloud o spazio di memorizzazione in cloud'. Il pagamento di tale compenso quando si acquista un pc, un telefono o un tablet, permette al consumatore di riprodurre legalmente opere audio e video protette da diritto d'autore per solo uso personale e da fonti legittime. Pertanto l'utente pagherebbe due volte e a prescindere da quello che archivia nel cloud.
Firmato il decreto
L'ultimo testo del decreto ministeriale, su cui c'è stata una consultazione pubblica a luglio scorso, e che conferma senza modifiche sostanziali lo schema circolato in estate, è stato firmato dal ministro della Cultura Giuli ed è prossimo alla pubblicazione in Gazzetta ufficiale. Il dm fissa un importo di 0,0003 euro per ciascun gigabyte compreso tra 1 e 500 e di 0,0002 per ciascun giga al di sopra dei 500 e oltre, ma non è previsto alcun importo fino a 1 GB.
Il compenso mensile massimo applicabile è di 2,40 euro per utente. Il provvedimento introduce quindi un prelievo periodico per la 'memoria in cloud o spazio di memorizzazione in cloud', con un compenso mensile calcolato per GB e per utente e un tetto massimo mensile per utente, oltre a obblighi dichiarativi e amministrativi a carico dei fornitori e degli operatori della filiera. Chi ha già versato il compenso su supporti e dispositivi di storage rischia di subire un ulteriore prelievo, questa volta mensile e cumulativo, per la sola disponibilità di spazio cloud.
Confindustria: balzello anacronistico che penalizza i consumatori
Anitec-Assinform, l'associazione di Confindustria che raggruppa le imprese Ict e dell'elettronica di consumo, esprime "forte preoccupazione" per il decreto sul compenso per copia privata firmato dal ministro della Cultura, secondo quanto emerso nelle ultime ore da indiscrezioni stampa. Secondo l'associazione si tratta di un "balzello anacronistico che penalizza consumatori e innovazione".
"Le ripetute richieste di confronto avanzate dall'associazione con il Ministero e con gli uffici competenti - spiega una nota - non hanno ricevuto riscontro, lasciando fuori dal processo decisionale le imprese chiamate a sostenere il compenso. Il provvedimento rischia di muoversi in una direzione sempre più distante dall'evoluzione tecnologica e dalle modalità con cui oggi i contenuti vengono fruiti. Il decreto aumenta i costi intorno al 20% ed estende il meccanismo anche al cloud storage: misure che rischiano di tradursi in nuovi costi per cittadini e imprese e di incidere sull'attrattività del mercato italiano per gli operatori tecnologici".
Per Anitec-Assinform, "la tutela e la promozione del diritto d'autore è un principio fondamentale, ma non può tradursi in strumenti ormai superati rispetto al funzionamento dell'economia digitale. Particolarmente critica è l'introduzione del compenso sul cloud storage, che rischia di portare a una vera e propria tassa sul cloud, penalizzare investimenti in innovazione e creare ulteriori oneri lungo la filiera tecnologica, fino ad arrivare ai consumatori". Alla luce di questo quadro, Anitec-Assinform ritiene "necessario aprire immediatamente un confronto a livello politico per individuare soluzioni più coerenti con l'evoluzione tecnologica, con il quadro normativo europeo e con le esigenze di imprese e consumatori".