AGI - All'alba di oggi gli Stati Uniti hanno colpito obiettivi in Venezuela. Il presidente Donald Trump ha dichiarato che il presidente Nicolás Maduro è stato catturato e portato fuori dal Paese, in un quadro che apre una fase di forte incertezza politica e istituzionale a Caracas.
Sullo sfondo, si muove un'economia già sotto pressione. Con il bolívar in caduta e l'accesso ai tassi ufficiali in dollari limitato, una parte crescente della popolazione si muove su canali informali e, sempre più spesso, su piattaforme crypto per ottenere valuta estera. Secondo stime di mercato, riportate da Euronews, oltre due terzi degli scambi di valuta avverrebbero ormai tramite questi circuiti. Secondo un reportage dell'Associated Press, il salario minimo è fermo a 130 bolívar, meno di 1 dollaro, ben al di sotto della soglia di povertà estrema fissata dall'Onu a 2,15 dollari al giorno. Nel settore pubblico, tra stipendi e bonus, molte buste paga arrivano a circa 160 dollari al mese, mentre nel privato la media si colloca intorno ai 237 dollari. Il paniere alimentare di base supera però i 500 dollari mensili e, sempre secondo AP, circa l'80% della popolazione vive in povertà.
La dipendenza strutturale dal petrolio
Sul piano strutturale, il Paese resta fortemente dipendente dal petrolio (circa l'85% delle entrate in valuta), una vulnerabilità che espone l'economia agli shock esterni e al regime sanzionatorio. Secondo l'ultima rassegna statistica annuale dell'OPEC, il Venezuela detiene quasi un quinto delle riserve provate mondiali di greggio, stimate in circa 303 miliardi di barili.
Crisi valutaria e inflazione galoppante
Il Venezuela ha chiuso un 2025 complesso: il tasso ufficiale del dollaro è aumentato del 479% negli ultimi dodici mesi, mentre il divario con il mercato parallelo continua ad ampliarsi, arrivando fino a valori prossimi al 100% in alcune fasi, in un'economia ormai ampiamente dollarizzata. L'inflazione resta uno dei nodi centrali. Secondo una previsione del FMI riportata dal Financial Times, l'inflazione nel 2025 era attesa intorno al 270% e per il 2026 il rischio è quello di una nuova accelerazione. Maduro ha parlato di una crescita vicina al 9% nel 2025, ma diverse analisi la considerano contestata e difficilmente verificabile in un contesto di scarsa trasparenza: i dati ufficiali sull'inflazione non vengono pubblicati da ottobre 2024.
Disuguaglianza economica e rischio sociale
Il risultato è un Paese diviso: chi ha accesso ai dollari riesce in parte a difendersi dall'inflazione, mentre chi resta legato ai redditi in bolívar subisce pienamente l'aumento dei prezzi. Uno squilibrio che rende incerta la stabilità economica nel medio periodo e mantiene elevato il rischio di nuove tensioni sociali.