Svelati i retroscena della rimozione di Trump da Twitter

Svelati i retroscena della rimozione di Trump da Twitter

La nuova puntata dell'inchiesta giornalistica di Taibbi e Weiss svela l'infittirsi dei rapporti tra i vertici del social network e l'Fbi, che aveva indicato quali tweet considerare falsi o non attendibili

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© CONSTANZA HEVIA / AFP - La sede di Twitter a San Francisco

AGI - Terza puntata per i Twitter-files, l'inchiesta di Matt Taibbi e Bari Weiss che ha svelato l'esistenza di un team in Twitter che in modo tutt'altro che trasparente si è occupato di bandire o inserire in liste nere utenti o trend "scomodi". Le ultime rivelazioni puntalmente postate sul social network e condivide dallo stesso Elon Musk riguardano la rimozione dell'account di Donald Trump.

Il giornalista Matt Taibbi scrive infatti che i documenti in possesso dimostrano "l'erosione degli standard all'interno dell'azienda nei mesi precedenti al J6 (il 6 gennaio 2021, il giorno dell'assalto a Capitol Hill, ndr), le decisioni di dirigenti di alto livello di violare le proprie politiche e altro ancora, sullo sfondo di un'interazione continua e documentata con le agenzie federali".

In particolare le chat mostrano che a portare alla rimozione del profilo dell'ex presidente degli Stati Uniti è stato quello che alcuni vertici di Twitter hano definito il "contesto complessivo", ovvero le "narrazioni" di Trump e dei suoi sostenitori "nel corso delle elezioni e negli ultimi quattro anni".

In una delle chat interne documentate nell'inchiesta i dirigenti di Twitter si dicono entusiasti dell'intensificazione dei rapporti con le agenzie federali. Mentre ad inizio ottobre 2020 una chat interna porta in discussione alcune rimozioni di account di "alto profilo" legati alle elezioni. Rimozioni che riguardano i cosiddetti VITs, "very important tweeters".

Un altra chat interna mostra infine che, in merito allo scandalo legato ad Hunter Biden, figlio dell'attuale presidente degli Stati Uniti d'America, mostrano che alcuni vertici di Twitter non solo incontravano settimanalmente l'Fbi ma anche il Dhs, la direzione nazionale dell'intelligence. E soprattutto che l'Fbi aveva indicato tweet da considerare falsi o non attendibili (per esempio quelli riguardanti i dubbi sul conteggio dei voti che portarono poi alla rivolta di Capitol Hill). Ma la vicenda è tutt'atro che conclusa e già per domani si annunciano nuove rivelazioni.