Morning Bell: mercati sono deboli e contrastati in attesa delle mosse delle banche centrali

Morning Bell: mercati sono deboli e contrastati in attesa delle mosse delle banche centrali

Le Borse asiatiche sono positive e i future a Wall Street sono piatti dopo aver chiuso ieri in deciso rialzo una seduta di scambi ridotti, dominata da una forte volatilità, in vista delle festività del Thanksgiving e del Black Friday

morning bell cosa si aspettano i mercati

© TIMOTHY A. CLARY / AFP
- Mercati, borse

AGI - I mercati sono deboli e contrastati in attesa dei Pmi e dei verbali della Fed e della Bce e per le crescenti preoccupazioni sui nuovi focolai di Covid in Cina.

Gli occhi degli investitori restano puntati sulle prossime mosse delle banche centrali, mentre le Borse asiatiche sono positive e i future a Wall Street sono piatti dopo aver chiuso ieri in deciso rialzo una seduta di scambi ridotti, dominata da una forte volatilità, in vista delle festività del Thanksgiving e del Black Friday.

"Questa settimana i mercati americani lavoreranno a mezzo regime per le festività del Thanksgiving e del Black Friday - commenta Vincenzo Bova, senior strategist di Mps Capitalservices - per cui tutto si concentrerà in questi primi tre giorni, poi le acque si calmeranno. L'importante sarà capire come andranno oggi i Pmi e poi secondo me gli investitori si regoleranno di conseguenza per il resto della settimana. Prevedo un'ottava interlocutoria, con i mercati europei che sono già saliti molto ultimamente e che non cresceranno più di tanto, mentre Wall Street non ha la forza per farlo".

In Asia la Borsa di Tokyo è chiusa per festività e quella di Hong Kong sale quasi dell’1%, mentre Shanghai è piatta, sulla scia dell'aumento dei contagi, che ieri in Cina hanno toccato il livello record di oltre 29.000 casi. L'alto livello di infezioni a Shanghai e Pechino sta spingendo le autorità ad intensificare i lockdown.

"La più grossa incognita per gli investitori in questo momento sono le riaperture in Cina” commenta Suresh Tantia, senior strategist di Credit Suisse a Singapore. 

Oggi la Reserve Bank of New Zealand ha aumentato i tassi di interesse per la nona volta consecutiva dall'ottobre 2021, passando dal 3,5% al 4,25% e portando il tasso al livello più alto dal dicembre 2008.  

L'aumento di 0,75 punti percentuali, ha spiegato il regolatore in una nota, era atteso ed è finalizzato a combattere l'alta inflazione e la carenza di manodopera. Sempre oggi in Asia il biglietto verde arretra dello 0,5% sul kiwi, la moneta neozelandese, scende dello 0,3% sullo yuan offshore, sale dello 0,2% sullo yen a quota 141 ed è poco mosso sull'euro.

Il prezzo del petrolio frena leggermente in Asia, con il Wti sotto gli 81 dollari e il Brent oltre quota 88 dollari al barile. Poco mossi i future a Wall Street, dopo che ieri tutti e tre gli indici hanno chiuso in rialzo di oltre l’1%, sostenuti dalle previsioni di vendita di Best Buy.

Il colosso retail di prodotti elettronici ha registrato un balzo dell'11% dopo aver previsto un calo delle vendite annuali più contenuto rispetto a quanto annunciato in precedenza. Il gruppo si è detto inoltre fiducioso che un aumento delle offerte e degli sconti possa attirare un maggior numero di clienti. A trainare gli indici al rialzo è stato anche il settore energetico, che è balzato dopo due sessioni di ribassi, in quanto l'Arabia Saudita ha dichiarato che l'Opec+ si è attenuta ai tagli di produzione, smentendo le indiscrezioni secondo le quali l'alleanza avrebbe preso in considerazione un aumento della produzione.

L'attenzione del mercato resta focalizzata sulle prossime mosse della Federal Reserve. Ieri il presidente della Fed di Cleveland, Loretta Mester, ha ribadito che domare l'inflazione resta fondamentale per la banca centrale Usa, anche se per dicembre è previsto un aumento dei tassi di mezzo punto percentuale, più contenuto rispetto ai 4 rialzi consecutivi di tre quarti di punto.

Attese oggi le dichiarazioni del 'falco' James Bullard e i verbali della riunione di novembre della Fed. Intanto i future sull’EuroStoxx 50 sono in rialzo, dopo la chiusura positiva di ieri in Europa.

Sempre oggi c’è attesa per i Pmi preliminari di novembre, con la pubblicazione di quelli dell'Eurozona, che dovrebbero restare in contrazione sia nel settore servizi, sia in quello manifatturiero, di quelli della Gran Bretagna, attesi in contrazione e di quelli Usa, con il settore servizi che dovrebbe restare in contrazione, mentre il manifatturiero potrebbe attestarsi intorno ai 50 punti.

Tra gli altri dati macro segnaliamo domani l'indice Ifo sulla fiducia delle imprese tedesche, mentre sul fronte banche centrali domani toccherà ai verbali della Bce e alle banche centrali di Svezia, Sud Corea e Turchia, che si pronunceranno sui tassi, con la prima che dovrebbe rialzare il costo del denaro di 75 punti base e la terza ribassarlo di 150 punti base.

Domani c’è attesa anche per la riunione della commissione Energia dell’Ue, nella quale si discuterà delle proposte della Commissione europea sui meccanismi di stabilizzazione del mercato energetico europeo. Tutto ruoterà intorno a un possibile price cap sul gas, su cui ancora non c’è un’intesa.

Cina: crescono casi Covid, Lockdown a livelli record

In Cina i casi di Covid s'impennano oltre le 29.000 unità, con focolai anche a Wuhan, Pechino e nella metropoli sudoccidentale di Chongqing. Salgono a livelli record i lockdown e s'interrompono le catene di approvvigionamento. "La situazione - spiega Ting Lu, capo economista di Nomura - è un po' peggio che durante i blocchi di Shanghai". Nomura stima che le restrizioni abbiano colpito circa un quinto delle principali aree industriali cinesi, mentre salgono le quarantene nei condomini.   

Oggi esconono gli indici Pmi in Europa e Usa

Il piatto forte di questa settimana saranno i Pmi in Europa e negli Stati Uniti. "C'è da valutare - commenta Bova - se il manifatturiero in Europa, Germania e Francia migliorerà, grazie al rallentamento degli aumenti del prezzo del gas. La previsione è che a novembre il Pmi manifatturiero e quello dei servizi dell'Eurozona e dei due Paesi più forti, Germania e Francia, restino ampiamente in contrazione, con leggeri margini di miglioramento. Stesso discorso per il Regno Unito, mentre negli Usa il Pmi manifatturiero potrebbe tornare sopra i 50 punti, o più o meno a quel livello. 

Oggi escono i verbali della Fed e domani quelli della Bce

Domani escono i verbali della riunione della Bce di ottobre e oggi le minute della Fed. L’attenzione dei mercati sarà tutta concentrata sulle valutazioni dei banchieri centrali sui rialzi ‘jumbo’ dei tassi e per quanto riguarda la Bce sui possibili indizi che usciranno sulla riduzione dei bilanci. Venerdì scorso Christine Lagarde ha ribadito che la Bce intende ridurre il bilancio e che continuerà ad aumentare i tassi di interesse per domare l'inflazione, anche a costo di frenare l'attività economica, ma i mercati non l'ascoltano più di tanto.

“Non prevedo che questa settimana dalle minute esca granché, secondo me a Francoforte non hanno ancora le idee chiare su come lanciare il Quantitative Tightening. Hanno bisogno di ridurre la liquidità perché l’inflazione è veramente troppo alta, sta salendo tutto, ma hanno paura ad agire in modo troppo aggressivo, perché questo potrebbe ad un allargamento degli spread. Per cui penso che si terranno le mani libere per dicembre” commenta Bova”.

"Invece l’aumento dei tassi in Europa i mercati l'hanno già prezzato" aggiunge. L'aspettativa è che dall'attuale 1,5% a giugno del prossimo anno i tassi europei saliranno al 2,8% (non poco), mentre quelli Usa avanzeranno al 5%. "Ma l'aspettativa - aggiunge Bova - è anche che la Bce a dicembre sia un po' meno aggressiva e faccia un rialzo di 50 punti base, per poi iniziare a rallentare al ritmo di 25 punti base alla volta. Tutto dipenderà dal dato sull'inflazione del 29 novembre, che arriverà solo tra due settimane. Se quel dato dovesse sorprendere al rialzo, allora non è escluso che a dicembre Francoforte possa decidere di rialzare ancora di 75 punti base".

Ocse non manda l’Italia in recessione ma economia globale rallenta

L'Italia si salva dalla recessione ma l'economia globale e in particolare quella europea rallenta. L'Ocse nel suo ultimo Economic Outlook, uscito ieri, ha rialzato le stime del Pil italiano al 3,7% nel 2022 dal 2,5% di giugno. Prevista invece una crescita più bassa nel 2023 allo 0,2% (rispetto all'1,2% di giugno) per poi risalire all'1% nel 2024. A livello globale l'Ocse prevede una crescita rivista al rialzo quest'anno al 3,1% (dal 3% del rapporto di giugno) ma in ribasso nel 2023 al 2,2% (2,8% a giugno) e al 2,7% nel 2024. L'Asia sarà il principale motore della crescita nel 2023 e 2024, mentre Europa, Nord America e Sud America vedranno una crescita più moderata. L'organizzazione di Parigi sottolinea che l'economia globale è alle prese con la maggior crisi energetica dagli anni '70. Lo shock energetico ha spinto l'inflazione a livelli che non si vedevano da molti decenni e sta abbassando la crescita economica in tutto il mondo.