Morning Bell: mercati contrastati dopo aver chiuso in rally i primi due giorni della settimana

Morning Bell: mercati contrastati dopo aver chiuso in rally i primi due giorni della settimana

Sui mercati asiatici frena leggermente il prezzo del petrolio con il Brent schizzato quasi a 92 dollari al barile, in vista della riunione odierna dell’Opec+, in cui i Paesi produttori, e in particolare la Russia, stanno valutando un mega-taglio della produzione da 2 milioni di barili al giorno

morning bell cosa si aspettano i mercati

© ANGELA WEISS / AFP 
- Borsa di New York 

AGI - I mercati sono contrastati dopo aver chiuso in rally i primi due giorni di questa settimana di inzio ottobre. In Asia i listini avanzano, mentre i future a Wall Street e in Europa cedono, dopo aver di nuovo accelerato ieri, guidati dall’impennata dell’azionario newyorkese e dalla speranza che le banche centrali rallentino la stretta di politica monetaria per limitare l'impatto economico dell'aumento dei tassi.

Sui mercati asiatici frena leggermente il prezzo del petrolio, che ieri al Nymex è salito di oltre il 3%, con il Brent schizzato quasi a 92 dollari al barile, in vista della riunione odierna dell’Opec+, in cui i Paesi produttori, e in particolare la Russia, stanno valutando un mega-taglio della produzione da 2 milioni di barili al giorno.

La propensione al rischio sui mercati è tornata sulla scia del calo dei rendimenti obbligazionari, con il tasso del T-Bond a 10 anni sceso al 3,63%, dopo essere salito oltre il 4% la settimana scorsa. "Il trend sui mercati resta negativo – commenta Vincenzo Bova, strategist di MtsCapitalservices - ma dopo un difficile settembre, ora inizia una fase laterale.

Nell'immediato c'è parecchio invenduto ed è probabile che nelle prossime settimane ci sia qualche rimbalzo, ma saranno movimenti temporanei. Da agosto lo S&P ha perso tra il 10% e il 15%. E per invertire il questo trend a Wall Street dovremmo riuscire a tornare sui livelli di metà agosto".

Oggi la Borsa di Tokyo avanza e Hong Kong vola, in rialzo di circa 6 punti percentuali, avendo da recuperare il giorno di chiusura festiva perso ieri. Sale di oltre un punto percentuale anche la Borsa australiana, dopo l’aumento dei tassi della banca centrale, che ieri è stato solo di un quarto di punto, sotto le attese. Resta invece chiusa per la festività della Golden Week la Borsa di Shanghai. 

In ribasso i future a Wall Sreeet che ieri ha chiuso in rally, trascinata dall'indice Nasdaq che è volato dopo che Elon Musk ci ha ripensato e ha riproposto a Twitter di comprarla per 44 miliardi di dollari, ossia la cifra originaria offerta in aprile. Al termine delle contrattazioni l'indice Dow Jones ha chiuso a +2,80%, lo S&P a +3,06% e il Nasdaq è balzato a +3,34%.

L'indice S&P è salito del 5,7% in due giorni questa settimana, pur avendo perso il 21% quest'anno. Le azioni di Twitter sono cresciute del 22%. Anche i future sull’EuroStoxx 50 sono in calo, dopo il balzo di ieri, che ha visto Londra avanzare del 2,57%, Parigi salire del 4,24%, Milano segnare +3,42% e Francoforte guadagnare il 3,76%.

A fare da traino ha contribuito la discesa del prezzo del gas, ai minimi di fine luglio, sotto quota 160 euro al Megawattora, grazie al clima mite e allo stato rassicurante delle riserve. Ha aiutato i listini anche la discesa dei rendimenti dei titoli di Stato, che ha premiato in particolare il settore tecnologico.

Lo spread tra Btp e Bund tedeschi è tornato a scendere a 229 punti, dopo aver toccato un massimo intorno ai 237 punti in giornata, rispetto ai 230 della chiusura di martedì. Il rendimento dei titoli italiani è sceso al 4,130%. 

Twitter: Musk rilancia su acquisto, verso intesa

Elon Musk presenta nuovamente una proposta di acquisto di Twitter, allo stesso prezzo concordato ad aprile scorso, ovvero 44 miliardi di dollari. Così spera di fermare la causa che dovrebbe essere discussa il 17 ottobre davanti alla Delaware Chancery Court, proprio per giudicare la sua rinuncia all’acquisto. E stavolta potrebbe essere quella buona. Nel giro di poche ore, infatti, il social network ha aperto la porta alla conclusione positiva dell'affare.

Ad anticipare la voce di una nuova offerta nel pomeriggio di ieri è stata Bloomberg e tanto è bastato perchè la quotazione delle azioni di Twitter venisse sospesa a più riprese a Wall Street "in attesa di informazioni" fino a un rialzo finale a Wall Street del 22%. Fino a ieri mattina, la notizia sul complicato rapporto tra il social media e il fondatore di Tesla che aveva attirato più attenzione era stata il suo strampalato piano di pace per l’Ucraina.

Musk aveva chiesto agli utenti di esprimersi sulla sua proposta, che includeva la cessione definitiva della Crimea alla Russia, attirandosi la condanna di Kiev e le prese in giro degli specialisti di politica estera. Poco dopo però Bloomberg ha rivelato che lunedì sera i suoi avvocati avevano offerto ai rappresentati legali di Twitter di procedere con l’acquisto al prezzo di 54,20 dollari per azione, ossia gli originari 44 miliardi di dollari. A confermarlo è stato lo stesso social con una comunicazione, specificando che "l'intenzione della società è quella di chiudere la transazione a 54,20 dollari per azione".

Opec+: valuta tagli da 2 miloni barili al giorno

L'Opec+ starebbe valutando per il meeting di oggi, per la prima volta in presenza dopo la pandemia, un taglio di 2 milioni di barili al giorno. Lo riferiscono fonti vicine all'organizzazione. Dietro la mossa a Russia, la quale pensa di spalmare il mega-taglio su vari mesi. L’Arabia Saudita potrebbe accontentarla, mettendosi così contro gli Stati Uniti che non vedrebbero il taglio di buon occhio. L’entità del taglio è tuttavia ancora da valutare e potrebbe oscillare tra uno e due milioni di barili al giorno.

Anche un milione di barili sarebbe una riduzione importante, pari all’1% delle forniture globali. Inoltre “il taglio proposto da Mosca – spiega Bova – che è ben visto da Riad, sarebbe per lo più simbolico poichè molti Paesi non hanno mai rispettato le loro quote e producono meno di quanto dovrebbero. Tuttavia sarebbe un segnale importante da parte dei produttori Opec per indicare l’intenzione di non far scendere il prezzo del greggio sotto gli 80 dollari”. 

Gb: il governo Truss nella bufera

Alla conferenza del partito conservatore a Birmingham è trascorsa un'altra giornata caotica per il governo di Liz Truss. La disciplina ministeriale è scomparsa ed è guerra aperta sulle politiche chiave da adottare, dopo il dietrofront sul taglio delle tasse ai ricchi. Lo rivela il Guardian, il quale punta i riflettori sul ministro degli Interni, Suella Braverman, la quale ha detto di essere "delusa" dalla svolta fiscale a U e si è lamentata del fatto che i parlamentari conservatori stiano cercando di rovesciare il governo di Truss.

La Braverman ha preso di mira gli ex ministri Michael Gove e Grant Shapps, che hanno dominato il primo giorno dell'evento di Birmingham criticando l'abolizione dell'aliquota e sostenendo che la Truss ha 10 giorni di tempo per cambiare le cose, mentre i sondaggi danno una maggioranza schiacciante ai laburisti. Le accuse della Braverman sono state sostenute da Simon Clarke, segretario al livellamento e criticate da Kemi Badenoch, segretario del commercio, che ha detto che parlare di un colpo di stato è stato "infiammatorio". Insomma, a tre giorni dall'inizio del 'circo' congressuale conservatore, il governo Truss è più che mai nella bufera.