Morning Bell: perché le borse sono positive anche se la Fed ha rialzato i tassi

Morning Bell: perché le borse sono positive anche se la Fed ha rialzato i tassi

Jerome Powell ha escluso un aumento dello 0,75% del costo del denaro nei prossimi due meeting di giugno e luglio e ha confermato che in quelle due occasioni "saranno sul tavolo" solo dei possibili ritocchi dello 0,50%

Morning Bell borse positive anche se Fed rialza tassi

Mercati a Wall Street

AGI - I mercati rimbalzano dopo la Fed. Gli esperti lo chiamano "relief rally": 'rally temporaneo'. È quello che è successo ieri a Wall Street, quando il Dow Jones, lo S&P e il Nasdaq, frustrati da un aprile nero e in attesa di un corposo rialzo di mezzo punto dei tassi, hanno fatto un salto di gioia - balzando rispettivamente del 2,82%, 2,97% e 3,19%, la miglior seduta da due anni - dopo che il capo della Fed, Jerome Powell ha escluso un aumento dello 0,75% del costo del denaro nei prossimi due meeting di giugno e luglio e ha confermato che in quelle due occasioni "saranno sul tavolo" solo dei possibili ritocchi dello 0,50%.

"Penso che a maggio - aveva previsto a inizio settimana Antonio Cesarano, chief strategist di Intermonte - ci sarà un aumento delle turbolenze di mercato. Insomma continueremo ad avere un mercato 'orso', che però potrebbe generare anche dei buoni rimbalzi, seppure temporanei".

In Asia le Borse di Tokyo e di Shanghai continuano a restare chiuse e Hong Kong avanza di circa mezzo punto percentuale. Tirano un respiro di sollievo i rendimenti dei T-Bond, con il 10 anni al 2,91%, dopo essere salito ieri al 3,011%, il top dal dicembre 2018. E il 2 anni, il piu' sensibile alle prospettive sui tassi di interesse della Fed, che frena al 2,65%, dopo il top di ieri al 2,844%, il massimo da novembre 2018.

I future a Wall Street sono piatti, dopo il 'relief rally'. La Fed ha colpito ma non affonderà troppo i colpi: +0,50% sui tassi, nulla che non fosse atteso e anche la stretta sul maxi-bilancio da 9.000 miliardi di dollari, che ammonterà a 47,5 miliardi di dollari al mese a giugno, luglio e agosto e accelererà a 95 miliardi da settembre, è stata giudicata dai mercati meno decisa di quanto ci si potesse attendere.

Insomma, gli investitori hanno apprezzato l'assenza di sorprese e, dopo le paure dei giorni scorsi, hanno ritrovato, se non l'ottimismo, un po' di forza per reagire. Bene anche le big, sotto pressione nei giorni scorsi dopo gli outlook traballanti: Meta ha guadagnato il 5,37%, Apple il 4,10% e Alphabet il 4,20%. Positivo il settore energetico, spinto dal prezzo del petrolio, con Wti e Brent che hanno chiuso in rialzo di oltre il 5% a New York, sulla scia dell'avvicinarsi del possibile embargo europeo al greggio russo, e che in Asia rallentano, pur restando rispettivamente sopra 108 dollari e oltre 110 dollari al barile.

Con l'inflazione ai massimi da 30 anni nel Regno Unito, la Boe dovrebbe rialzare il suo tasso di riferimento di altri 25 punti base, portandolo all'1%, la soglia a partire dalla quale l'istituto è pronto a prendere considerazione la vendita di obbligazioni sul mercato. C'è attesa per i dati sui sussidi settimanali di disoccupazione Usa, mentre venerdì usciranno quelli, più attesi sull'occupazione ad aprile.  La riunione dell'Opec+ non dovrebbe riservare sorprese.