Come sta davvero l'economia cinese?

Come sta davvero l'economia cinese?

Stanotte verranno resi noti di dati del Pil relativi al primo trimestre. Dati che non terranno conto degli ultimi effetti negativi prodotti dai lockdown forzati a Shanghai e in altri importanti centri del Paese a causa della recrudescenza dei casi di Covid

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AGI - L'economia cinese ha schiacciato il pedale del freno, questo lo sanno tutti, ma gli analisti sostengono che sia ancora prematuro capire fino a che punto quando lunedì notte (ore 4 italiane) verrà svelato il dato sul primo trimestre. Queste cifre si rifletteranno sui lavori del Boao Forum, l'importante riunione annuale dei leader politici e commerciali, che inizierà mercoledì prossimo ad Hainan.

La cosa più rilevante è che le nuove proiezioni non includono per ora gli effetti del lockdown e quindi se già saranno deludenti, le previsioni per il trimestre in corso saranno ancora più allarmanti. Le prospettive economiche della Cina erano già difficili all'inizio dell'anno, a causa degli effetti del giro di vite del presidente Xi Jinping sulla proprietà e su altri settori ad alta crescita ma la seconda economia del mondo dovrà ora fare i conti con gli effetti dei lockdown a Shanghai e Shenzen, che si faranno sentire tra qualche tempo.

Per ora, il Pil nel I trimestre, secondo le stime governative, dovrebbe crescere del 4,2% tendenziale e dello 0,7% congiunturale. Pechino si aspetta un Pil al 5,5% a fine anno.

L'incubo degli effetti del lockdown sull'economia si farà più vivo nel II trimestre: in precedenza, le interruzioni su larga scala erano concentrate nella città settentrionale di Xìan, che ha avuto un'impennata di casi a gennaio, e più recentemente nella provincia di Jilin, un importante produttore agricolo e centro automobilistico.

Ma gli effetti a catena del blocco di Shanghai sono stati molto più grandi di quelli di Xìan o Jilin, e quindi i dati probabilmente peggioreranno giocoforza nei prossimi mesi. Quello che si chiedono ora gli analisti è se continua ad essere realistico l'obiettivo di crescita annuale ufficiale del governo. Quando il premier Li Keqiang ha annunciato l'obiettivo del 5,5% all'apertura della sessione parlamentare annuale della Cina il 5 marzo, la sua stima sembrava ottimistica dopo il 4% nel IV trimestre del 2021 e il 4,9% del III trimestre.

Il vice-premier Liu He, il più fidato consigliere economico e finanziario di Xi, ha ribadito nei mesi scorsi l'intenzione di mantenere la disciplina sui conti e di non lasciare che i livelli di debito esplodano. Ma sia Li che Liu sono ora chiaramente preoccupati per la salute dell'economia.

Il successo dell'approccio zero-Covid della Cina nella gestione della pandemia nel 2020 e 2021 è diventato una parte centrale dell'eredità politica di Xi, e una giustificazione per il suo perseguimento di un terzo mandato come capo del partito, dello stato e dell'esercito.

Xi ha ripetutamente detto che i funzionari locali dovrebbero raggiungere lo zero-Covid assicurando al contempo il minimo disturbo all'economia e alla vita delle persone. Shanghai inizialmente ha cercato di raggiungere questo obiettivo chiudendo una metà della sua popolazione per cinque giorni, seguita da cinque giorni per l'altra metà. Ma l'approccio di compromesso non poteva competere con l'alta contagiosità della variante Omicron. Quando il numero di casi giornalieri di Shanghai ha superato i 20.000, è seguito un duro lockdown in tutta la città, senza una chiara strategia di uscita.

Altre città con un numero trascurabile di casi giornalieri stanno ora ricorrendo a restrizioni preventive e a chiusure totali. Ernan Cui di Gavekal Dragonomics, una società di consulenza di Pechino, ha stimato che quasi tre quarti delle 100 città più grandi della Cina, che rappresentano più della metà del Pil nazionale, stanno applicando restrizioni legate al Covid.

Senza un chiaro segnale da parte di Xi che lo zelo zero-Covid è andato troppo oltre, l'economia continuerà a sopportare il peso delle sue conseguenze. Mercoledì, Xi ha ribadito che non ci sarà un allentamento significativo. E questa politica rappresenta una vera e propria batosta per i consumi, che già arrancavano.

Le vendite di auto stavano soffrendo prima che Shanghai annunciasse la sua chiusura parziale il 26 marzo, e hanno concluso il mese con un calo di quasi il 12% su base annua. Le prospettive di un rimbalzo in aprile non sono rosee, date le restrizioni a Shanghai e Jilin, entrambi grandi centri automobilistici.

Le vendite di immobili erano in stagnazione anche prima delle restrizioni di marzo della Cina. I prezzi delle nuove case sono diminuiti leggermente a febbraio rispetto a gennaio, nonostante le misure adottate dai governi locali in tutto il paese per stimolare le vendite, cosi' come il primo taglio del tasso di prestito ipotecario di riferimento della Cina dal 2020.

Nel frattempo, il finanziamento sociale totale, un'imponente misura di credito dell'economia cinese, è salito del 38 per cento su base annua a marzo all'equivalente di 730 miliardi di dollari, rispetto alle aspettative precedenti di un aumento dell'8 per cento. Le banche cinesi hanno anche esteso prestiti per un totale di 3,1 miliardi di Rmb a marzo, circa 2,5 volte la cifra di febbraio.