Morning Bell: cosa si aspettano i mercati

Morning Bell: cosa si aspettano i mercati

Si prospetta una giornata difficile per i mercati, che provano a tener testa al forte rialzo dei prezzi del petrolio e a un generalizzato indebolimento delle Borse

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© Spencer Platt/AFP - Wall Street: operatori durante le contrattazioni alla Borsa di New York

AGI - Si prospetta una giornata difficile per i mercati, che provano a tener testa al forte rialzo dei prezzi del petrolio e a un generalizzato indebolimento delle Borse. Il clima si è surriscaldato per i mercati, mentre la guerra in Ucraina prosegue senza sosta, l'inflazione sale, le banche centrali alzano il tiro, specie la Fed, che per maggio pensa ad un aumento dei tassi di mezzo punto percentuale, e sale il pericolo di stagflazione, un micidiale mix di prezzi alti e niente crescita.

Oggi il presidente Joe Biden è a Bruxelles per partecipare a tre vertici sulla guerra, quello della Nato, quello dell'Ue e quello del G7. Da Mosca Vladimir Putin alza la voce e chiede il pagamento in rubli per il gas russo venduto ai "Paesi ostili", in particolare a quelli europei. In Asia, Tokyo apre in ribasso ma chiude a +0,25%, mentre Shanghai e Hong Kong arretrano leggermente. I future a Wall Street sono in lieve rialzo dopo aver chiuso in rosso. Il Dow Jones è sceso dell'1,3%, lo S&P 500 dell'1,23% e il Nasdaq dell'1,32%

Anche i future sull'EuroStoxx salgono, dopo che ieri le Borse europee hanno perso intorno all'1%, indebolite soprattutto dalle parole di Putin sui pagamenti in rubli del gas. Il prezzo del gas è immediatamente schizzato a Amsterdam di oltre il 30%, e poi è sceso. Sui mercati pesa anche il rally del petrolio. In Asia i future sul Brent e quelli sul Wti sono stati misti, dopo essere schizzati rispettivamente sopra 122 e sopra 115 dollari al barile, per il timore di un drastico calo dei rifornimenti russi. Il rendimento dei Treasury a 10 anni si e' fermato al 2,3%, dopo aver superato durante la notte quota 2,4%, il top dal maggio 2019. Anche il tasso biennale è 'caldissimo' e si attesta al 2,13%, in leggero calo rispetto al top da tre anni del 2,2% toccato martedi' scorso. Il selloff dei titoli del Tesoro Usa è iniziato dopo che la Fed la scorsa settimana ha rialzato per la prima volta dal 2018 i tassi e ora minaccia mosse ancora più aggressive per fermare un'inflazione considerata "troppo alta".

Il timore è che si vada verso un azzeramento della curva dei rendimenti e si avvicina la temuta 'inversione', che per i mercati e' un segno di recessione imminente. "I mercati stanno ancora cercando di trovare la loro posizione - commenta Jack Ablin, chief investemente officer di Cresset Capital - anche se è molto difficile valutare come i tassi di interesse più elevati condizioneranno l'inflazione, l'economia e la crescita dei guadagni. A tutto ciò si aggiunga l'impatto negativo che la guerra sta determinando sul prezzo del petrolio".

Sui mercati valutari il rublo è risalito dopo le richieste di Putin sul gas ma perde sempre il 22% sul dollaro dall'inizio dell'invasione. L'apprezzamento del biglietto verde, per la svolta da 'falco' della Fed, spinge lo yuan ai minimi da 9 giorni, mentre lo yen risale leggermente dopo essere sceso ai minimi da 6 anni. Resta debole l'euro sotto quota 1,1 sul dollaro. Poco mosso l'oro.

Oggi Biden a Bruxelles, triplice vertice Nato-Ue-G7 sulla guerra

Oggi Joe Biden e i suoi alleati s'incontreranno a Bruxelles a un triplice vertice: un meeting straordinario della Nato, una riunione del G7 e una sessione del Consiglio europeo. L'obiettivo è quello di mostrare un fronte unico contro l'invasione russa dell'Ucraina. Washington si presenta agguerrita e accusa formalmente Mosca di crimini di guerra. Biden si prepara ad annunciare sanzioni su più di 300 membri della Duma di Stato russa, in coordinamento con l'Ue e il G7.

Biden chiede anche all'Europa di andare avanti con le sanzioni sull'energia contro Mosca, ma la Germania frena e il cancelliere Olaf Scholz avverte che sebbene Berlino voglia superare la dipendenza dalla Russia sul piano energetico nel lungo periodo, "farlo da un giorno all'altro significherebbe, per il nostro Paese e per tutta Europa, precipitare in recessione".

L'Ue comunque si prepara ad una nuova strategia energetica: al Parlamento europeo la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha affermato che l'Ue sta proponendo acquisti congiunti di gas e regole più strette sulle riserve perché invece che competere tra Paesi europei e portare verso l'alto i prezzi del gas, bisogna sfruttare il peso comune e iniziare a comprare il gas assieme, come europei, non più come 27 Stati diversi.

Sarà creato un gruppo di esperti del settore per contribuire a ridurre la dipendenza. Von de Leyen vedrà oggi il presidente Usa Biden e parlerà di come rendere prioritarie le consegne di Gnl dagli Usa all'Ue nei prossimi mesi. Al vertice Nato odierno parteciperà in videoconferenza il leader ucraino Zelensky. Oggi i leader della Nato discuteranno di come rafforzare il fianco orientale dell'Alleanza. Si va verso il raddoppio dei "battlegroup" in Bulgaria, Ungheria, Romania e Slovacchia, oltre a Polonia e Paesi baltici, con truppe a rotazione o permanenti. Biden ripete che vuole evitare la Terza guerra mondiale.

Partendo per Bruxelles, però, ha detto che l'uso di armi chimiche da parte della Russia in Ucraina è "una minaccia reale", confermando che di Putin non si fida. Per questo la Nato oggi discuterà le "linee rosse" invalicabili che provocherebbero un suo intervento. Per l'Ucraina si tratta di decidere come sostenere la resistenza, con armi più pesanti e supporto logistico, anche se la Casa Bianca continua ad escludere una no fly zone o la consegna dei Mig offerti da Varsavia. Biden durante il suo viaggio in Europa si recherà anche in Polonia per visitare le truppe della Nato lì dispiegate e per verificare l'accoglienza dei profughi, visto che circa 2 milioni dei 3,5 milioni di ucraini fuggiti dal loro Paese si sono rifugiati in Polonia.

Putin: per il gas non accetteremo più pagamenti in euro o dollari

Contromossa russa alle sanzioni: chi vuole acquistare il gas russo lo dovrà pagare in rubli. Mosca non accetterà più pagamenti in dollari ed euro per il suo gas consegnato in Europa. Lo ha affermato il presidente Vladimir Putin. La misura, viene spiegato, riguarderà solo i paesi "ostili". E deve essere attuata "il prima possibile". Il Governo e la banca centrale russi hanno una settimana di tempo per risolvere la questione dal punto di vista tecnico. Uno dei principali motivi della decisione di Putin, è quello di raddrizzare l'economia e rafforzare la moneta russa, penalizzate dalle sanzioni economiche.

No di Italia e Germania al pagamento in rubli. Palazzo Chigi: devono restare nella valuta europea. Secondo il ministro dell'Economia tedesco Robert Habeck il pagamento in rubli per il gas sarebbe una "violazione del contratto". La Germania, aggiunge, "si consulterà con i suoi partner europei per valutare se la richiesta del presidente russo significa che non è più un partner stabile".

Putin assicura che quello che cambia nei contratti è solo il tipo di valuta da usare, mentre le forniture saranno rispettate. "Continueremo a fornire gas naturale - ha detto Putin - in base ai volumi, ai prezzi e ai principi di tariffazione fissati nei contratti conclusi in precedenza".

In Italia il consigliere economico di Draghi, Francesco Giavazzi, ha fatto capire chiaramente che non c'è alcuna intenzione di pagare in rubli e che l'idea di uno stop all'import della Russia non è esclusa a priori. "Andiamo verso i due mesi 'migliori' dell'anno - dice - aprile e maggio, quando l'Italia ha abbastanza energia idroelettrica e rinnovabile per ridurre a zero l'import di gas dalla Russia. Naturalmente, se lo facessimo smetteremmo di riempire gli stoccaggi necessari per l'inverno. È un problema politico delicato, ma è il miglior momento dell'anno e dunque penso che sia ciò che dovremmo valutare".

Moody's: rischio default russia resta molto alto

Nonostante il recente pagamento delle cedole su due eurobond, il rischio di default e di perdite sulle obbligazioni sovrane russe resta "molto alto", alla luce di un "marcato deterioramento" nella "capacità e nell'intenzione del governo di rispettare gli obblighi legati al debito".

Lo scrive Moody's, ricordando che il 25 maggio scade la deroga concessa dal governo americano alle controparti Usa a ricevere pagamenti dalla Banca centrale, dal ministero delle Finanze e dal fondo sovrano russi.

Il settore del petrolio e del gas russo inizia a sentire il peso delle sanzioni

L'ondata di sanzioni contro Mosca, sta iniziando a colpire il motore economico della Russia: la sua prodigiosa industria del petrolio e del gas. La Russia pompa un barile su dieci a livello globale. Gli Stati Uniti e il Canada hanno bloccato il poco petrolio russo che importano, mentre l'Unione Europea sta valutando un divieto, anche se la Germania si oppone. Intanto un bel po' di compagnie energetiche occidentali sta interrompendo importanti progetti di estrazione e produzione dall'Artico all'Oceano Pacifico.

"Questo farà arretrare il settore per molti anni", ha detto al Wsj Mikhail Krutikhin, un partner della società di consulenza indipendente RusEnergy che consiglia le compagnie petrolifere russe: "Significa perdita di competitività". All'inizio di questa settimana, la Russia ha fatto sapere che, a causa dei danni subiti per una tempesta, un importante oleodotto che esporta petrolio in tutto il mondo, passando dal Kazakistan al Mar Nero, dovrà temporaneamente fermarsi per consentire delle riparazioni urgenti.

In pratica si tratta di uno stop di circa 1 milione di barili al giorno, pari all'1% della domanda globale di petrolio. Le riparazioni potrebbero richiedere fino a due mesi, hanno detto i funzionari russi. Il Caspian Pipeline Consortium, di proprietà della Russia, del Kazakistan e della Chevron rende noto che trovare pezzi di ricambio "nell'attuale situazione di mercato puo' essere piuttosto difficile". Un portavoce della Chevron rivela che la società "sta valutando la situazione. Insomma, le sanzioni stanno crepando il colossale apparato petrolifero russo, da quale dipendono il 40% delle entrate statali.

Secondo l'Agenzia internazionale dell'energia, la produzione di petrolio russo, compresi il greggio e i condensati, dovrebbe scendere quest'anno al livello più basso dal 2003. I consulenti di Rystad Energy dicono che la produzione potrebbe non tornare mai al suo picco ante-guerra se le sanzioni dureranno per diversi anni. Anche il gas naturale è una fonte di entrate importante per la Russia e rappresenta una delle principali fonti di energia per l'Europa. Mentre un divieto del gas è fuori discussione, l'Europa sta comunque lavorando per ridurre la sua dipendenza dalla Russia.