Pechino sapeva delle intenzioni di Mosca già a fine gennaio?

Pechino sapeva delle intenzioni di Mosca già a fine gennaio?

Ne sono convinti molti trader internazionali che hanno collegato gli eventi degli ultimi giorni con la decisione della Cina di non rilasciare le proprie riserve di petrolio, ma anzi di aumentare gli stoccaggi, anche a costo di pagare un prezzo salato 

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© EYEPRESS NEWS / EYEPRESS VIA AFP - Vladimir Putin e Xi Jinping

(AGI) - Roma, 28 feb. - "Follow the money", è la celebre frase del film, 'Tutti gli uomini del Presidente' di Alan Pakula. In questo caso, il detto potrebbe essere modificato in 'follow the oil'. Segui i movimenti del petrolio per capire cosa succede. Dal mese di novembre infatti la Cina avrebbe dovuto rilasciare le proprie riserve strategiche di greggio per far scendere il prezzo in base all'intesa presa con gli Stati Uniti. Questo non è mai accaduto. Anzi, è successo il contrario.

Secondo molti trader, a partire dalla fine di gennaio, non solo Pechino non ha rilasciato le proprie riserve ma le ha incrementate pur pagando un prezzo salato, vicino ai 100 dollari al barile. Secondo molti osservatori questo è il segno che Xi Jinping conoscesse le intenzioni del presidente Vladimir Putin di invadere l'Ucraina. Consapevole dell'ulteriore shock nel mercato energetico globale, già colpito dal balzo della domanda, Pechino ha iniziato a riempire i propri stoccaggi invece di svuotarli per far calare il prezzo.

Era il 23 novembre scorso quando gli Stati Uniti hanno annunciato il rilascio di 50 milioni di barili dalle riserve strategiche in coordinamento con Cina, India, Corea del Sud, Giappone e Gran Bretagna, per raffreddare i prezzi dell'energia. Dopo i tanti appelli all'Opec+ di incrementare l'offerta, Joe Biden decise di fare da solo.

Da allora, tuttavia, Pechino ha fatto l'esatto contrario di quanto promesso, aumentando gli acquisti di greggio da stoccare nelle proprie riserve strategiche. Washington aveva cercato la cooperazione della Cina per rafforzare l'impatto di un rilascio coordinato di scorte petrolifere strategiche da parte dei principali consumatori per smorzare l'impennata dei prezzi del petrolio, che questa settimana ha superato i 100 dollari al barile per la prima volta dal 2014 dopo l'invasione russa.

Giovedì scorso, Biden ha detto che gli Stati Uniti stavano lavorando con altri paesi a una nuova versione di rilascio di riserve rispetto a quella di novembre. La decisione di novembre era arrivata per contenere i prezzi della benzina negli Stati Uniti, aumentati vertiginosamente, insieme all'inflazione. India, Giappone, Corea del Sud e Regno Unito avevano dichiarato che avrebbero rilasciato sul mercato volumi modesti di greggio.

La Cina, secondo consumatore al mondo e maggior importatore di greggio, ne ha invece acquistato di più per riempire le sue riserve. In particolare, due trader hanno notato un'impennata degli acquisti subito dopo l'incontro tra il presidente cinese Xi Jinping e quello russo Vladimir Putin all'inizio di febbraio in occasione dell'inizio delle Olimpiadi invernali in Cina.

Nessun commento da parte dell'amministrazione cinese per le riserve alimentari e strategiche, mentre un portavoce di Sinopec, ha affermato a Reuters che le importazioni di petrolio della società a gennaio sono state stabili rispetto a un anno prima mentre per febbraio i dati ancora non ci sono.

Nemmeno gli Stati Uniti hanno voluto commentare i motivi per cui la Cina non abbia partecipato al rilascio di petrolio dalle riserve. "Abbiamo ricevuto richieste da acquirenti cinesi di portare più petrolio in Cina fin dall'inizio di febbraio", ha detto un trader.

Mentre altre società hanno confermato di aver portato diversi carichi di greggio dagli Stati Uniti in Cina a febbraio. Altre fonti commerciali hanno sottolineato, sempre a Reuters, di non sapere se la Cina fosse a conoscenza dell'imminente invasione dell'Ucraina. Certo era chiaro che avesse deciso di aumentare le proprie scorte anche se i prezzi erano in forte aumento.

Gli stock totali della Cina competono per dimensioni a quelle strategiche statunitensi. Una fonte cinese ha affermato che alla sua azienda era stato detto di lavorare al piano per il rilascio di petrolio dagli stoccaggi, ma poi non è seguito alcun ordine definitivo dal governo. Altri due trader con sede in Cina hanno dichiarato che, nelle ultime settimane, un'insolita "follia di acquisti" da parte di Unipec, il braccio commerciale di Sinopec, è stata indirizzata per aumentare gli stock.

"Le scorte di greggio in Cina sono aumentate di circa 30 milioni di barili da metà novembre, con 10 milioni di barili nelle raffinerie e 20 milioni nei terminali commerciali", ha affermato Augustin Prate della società di analisi dei dati Kayrros. La società stima che le scorte totali di greggio in Cina, derivate dal monitoraggio satellitare dei serbatoi, siano a 950 milioni di barili.

Una fonte statunitense, a conoscenza degli ultimi colloqui tra gli Stati Uniti e l'Agenzia internazionale per l'energia, ha affermato che gli Usa stanno lavorando con l'Aie per rilasciare ulteriori riserve. La Cina non è un membro a pieno titolo dell'Agenzia. "Siamo pronti a intraprendere un'azione globale quando sarà necessario", ha detto un funzionario del governo degli Stati Uniti. "Questo è uno scenario diverso da quello che abbiamo avuto a novembre perché ora c'è una grave crisi in Ucraina".