L'economia italiana si è dimostrata più resiliente del previsto

L'economia italiana si è dimostrata più resiliente del previsto

È quanto scrive la Commissione europea nel suo rapporto sul nostro Paese nelle previsioni economiche d'estate. Su base annua, la crescita del Pil reale dovrebbe raggiungere il 5% nel 2021 e il 4,2% nel 2022

economia italiana più resiliente del previsto

© ALEXANDROS MICHAILIDIS / POOL / ANADOLU AGENCY / ANADOLU AGENCY VIA AFP - Paolo Gentiloni

AGI - L'economia italiana va meglio delle aspettative. Si è mostrata più resiliente del previsto e per questo le stime economiche dell'estate della Commissione europea hanno ritoccato al rialzo il Pil di quest'anno: +5% (nei dati di primavera era del 4,2%). Una cifra da "boom economico", l'ha definita il commissario europeo all'Economia, Paolo Gentiloni.         

Viene invece rivista leggermente al ribasso la stima per l'anno prossimo (4,2 invece del 4,4%) ma il dato è condizionato da un eccesso di prudenza che ha portato i tecnici di Bruxelles a non calcolare l'apporto che arriverà dalle riforme contenute nel Piano nazionale di ripresa e resilienza ma solo dagli investimenti.     

Secondo questi numeri, il Pil italiano dovrebbe tornare ai numeri pre-crisi nel corso del 2022 in leggero ritardo rispetto ad altri Paesi europei che ci riusciranno già quest'anno. "Non possiamo accontentarci di un rimbalzo che ci faccia tornare alla situazione precedente, dobbiamo utilizzare anche gli investimenti, le riforme del Pnrr reso possibile dai grandi finanziamenti europei, per avere una crescita stabile, duratura, sostenibile", ha precisato Gentiloni.     

Il vento di ottimismo a Bruxelles non riguarda solo l'Italia. Vengono rivisti al rialzo anche i dati dell'eurozona e dell'Ue, 4,8% nel 2021 e 4,5% nel 2022 per entrambe. Rispetto alle previsioni economiche di primavera, il tasso di crescita per il 2021 è significativamente più alto nell'Ue (+0,6 punti percentuali, era 4,2%) e nell'area dell'euro (+0,5), mentre per il 2022 è leggermente superiore in entrambe le aree (+0,1, sul 4,4%).      

Il Pil tornerà al livello pre-crisi nell'ultimo trimestre del 2021 sia nell'Ue che nell'eurozona. Per l'area dell'euro, si tratta di un trimestre in anticipo rispetto alle previsioni di primavera. La crescita dovrebbe rafforzarsi a causa di diversi fattori. In primo luogo, l'attività nel primo trimestre dell'anno ha superato le aspettative.

In secondo luogo, un'efficace strategia di contenimento del virus e progressi con le vaccinazioni hanno portato a un calo del numero di nuovi contagi e ricoveri, che a loro volta hanno permesso agli Stati membri dell'Ue di riaprire le loro economie nel trimestre successivo. Questa riapertura ha beneficiato in particolare le imprese del settore dei servizi.

I consumi privati ​​e gli investimenti, grazie anche al Recovery, dovrebbero essere i principali motori della crescita, sostenuti dall'occupazione che dovrebbe muoversi di pari passo con l'attività economica. La forte crescita dei principali partner commerciali dell'Ue dovrebbe avvantaggiare le esportazioni di beni dell'Unione, mentre le esportazioni di servizi dovrebbero risentire dei rimanenti vincoli al turismo internazionale.    

Anche la stima sul tasso di inflazione per quest'anno e per il prossimo è stata rivista al rialzo. Si prevede che ci sarà una pressione al rialzo sui prezzi al consumo pari al 2,2% per quest’anno (+0,3 punti percentuali rispetto alle previsioni di primavera) e dell’1,6% nel 2022 (+0,1 punti percentuali). L’aumento è dovuto “all'aumento dei prezzi dell'energia e delle materie prime, alle strozzature della produzione dovute a vincoli di capacità e carenza di alcuni componenti di input e materie prime, nonché a una forte domanda sia in patria che all’estero. Queste pressioni - spiega l’esecutivo europeo - dovrebbero attenuarsi gradualmente man mano che i vincoli alla produzione verranno risolti e con la convergenza tra la domanda e l’offerta.    

Migliorano "lentamente" anche le condizioni del mercato del lavoro, tuttavia “le prospettive dipendono non solo dalla velocità della ripresa, ma anche dai tempi di ritiro del sostegno politico e dal ritmo con cui i lavoratori vengono reintegrati tra i settori e le imprese”, ha spiegato Gentiloni che vede il ritiro del blocco dei licenziamenti italiano come parte delle "politiche incoraggiate a livello europeo di un ritiro selettivo e graduale delle misure di sostegno”.