I sindacati in piazza, "proroga del blocco dei licenziamenti o si rischia una bomba sociale"

I sindacati in piazza, "proroga del blocco dei licenziamenti o si rischia una bomba sociale"

Manifestazioni a Torino, Firenze e Bari. Per Cgil, Cisl e Uil lo stop va prolungato per tutti fino a fine ottobre ed è necessaria la riforma degli ammortizzatori sociali. Orlando,"il rischio sociale esiste, presto un intervento" 

sindacati in piazza contro sblocco licenziamenti 

© AGI - La manifestazione dei sindacati a Firenze 

AGI - Sindacati in piazza contro lo sblocco dei licenziamenti mentre il governo è al lavoro per cercare una soluzione in vista della scadenza dello stop di giovedì 1 luglio per le grandi imprese. Sono in corso a Torino, Firenze e Bari, le manifestazioni unitarie di Cgil Cisl e Uil per chiedere la prorog del blocco dei licenziamenti per tutti fino al 31 ottobre, la riforma degli ammortizzatori sociali e politiche attive per il lavoro.

Landini, non è il momento di ulteriori fratture sociali

"È il momento di unire non di dividere e non è il momento di ulteriori fratture sociali", ha detto il segretario generale della Cgil Maurizio Landini in piazza a Torino. "Chiediamo qui oggi che ci sia la proroga del blocco dei licenziamenti. Chiediamo che il governo faccia questo atto di attenzione verso il mondo del lavoro", ha aggiunto.

“Oggi manifestiamo e vediamo cosa risponderà il parlamento e governo: sanno perfettamente le nostre proposte e se vogliono ci sono le condizioni per trovare una soluzione. La parola dopo oggi tocca al governo non a noi – ha proseguito il leader della Cgil - Noi siamo pronti a confrontarci e a trovare le soluzioni più intelligenti. Il problema - ha aggiunto - è la volontà politica delle imprese e del governo. Valuteremo con Cisl e Uil se ciò non dovesse succedere che cosa fare. Io mi auguro prevalga la responsabilità e l'intelligenza di tutti.  Abbiamo già chiesto un incontro al governo - ha ricordato - mi auguro lo faccia, anche perché quando ci ha convocato e abbiamo fatto degli accordi i problemi si sono risolti sia con Conte con il protocollo sulla sicurezza, sia nel confronto per cancellare il massimo ribasso e sui contratti pubblici".

Landini ha poi ricordato che "oggi le riforme che devono essere fatte hanno bisogno del consenso e dell'intelligenza dei lavoratori. Credo che sia interesse anche del nuovo governo fare in modo che le scelte fatte siano condivise però c'è bisogno che la rappresentanza del lavoro sia coinvolta. Se non lo sarà – ha concluso - vedremo cosa fare, compreso il provvedimento di evitare che il primo luglio possano partire dei licenziamenti".

"Per noi oggi è l'inizio di una mobilitazione - ha concluso - perché vogliamo portare a casa dei risultati, se non ci sono, di sicuro, noi i lavoratori non li vogliamo lasciare da soli di fronte ai problemi che hanno nel vivere ogni giorno".

Bombardieri, rischio bomba sociale

“Ci sono persone che soffrono, che vedono messo a rischio il loro futuro e ci sono situazioni che rischiano di esplodere, dobbiamo evitare che questo diventi una bomba sociale a partire dal primo luglio ", ha messo in guardia il segretario della Uil, Pierpaolo Bombardieri, a margine della manifestazione a Bari. “Noi lo denunciamo da un pò di tempo - ha detto - quando lo facciamo noi ci dicono che siamo dei terroristi. Noi abbiamo, purtroppo o per fortuna, la capacità di ascoltare ogni giorno le persone che soffrono, che oggi vedono messo a rischio il loro futuro. Bisogna fare attenzione, ci sono crisi e ci sono situazioni che rischiano di esplodere".

"In questo anno – ha osservato il leader della Uil - noi abbiamo dato per aiuti più di 170 miliardi alle aziende e ai lavoratori privati, ma vorrei ricordare che quei soldi sono stati dati senza nessuna selezione, a tutti e anche a chi ha la sede legale all’estero, produce in Italia e paga le tasse all’estero, quando le paga. Allora noi chiediamo lo stesso trattamento per i lavoratori e le lavoratrici di questo Paese - ha aggiunto - quando si parla di selezionare i licenziamenti chiediamo qual è la logica, quella dei codici Ateco? C’è una procura a Bergamo che indaga su come sono stati utilizzati quei codici durante il periodo di lockdown. Ecco, noi pensiamo che essendoci già un pezzo del lavoro bloccato, per quello che riguarda i licenziamenti sia opportuno prolungare di quattro mesi ancora il blocco".

Sbarra, pronti a misurarci e confrontarci con Governo

Sulla stessa linea il segretario nazionale della Cisl, Luigi Sbarra, a margine della manifestazione nazionale a Firenze "Le nostre proposte sono note al governo, noi stiamo chiedendo da settimane di prorogare l'uscita dal blocco dei licenziamenti almeno alla fine del mese di ottobre – ha detto - dobbiamo scongiurare nuovi licenziamenti che andrebbero ad aggiungersi al milione di posti di lavoro che abbiamo perso negli ultimi 15 mesi di pandemia. La priorità del Paese è rilanciare il lavoro, sbloccare gli investimenti, non i licenziamenti".

"Stiamo aspettando che il Governo attivi una vera fase di confronto e di dialogo – ha proseguito Sbarra - il Paese ha bisogno di unità, responsabilità, di coesione sociale, noi siamo pronti a misurarci e confrontarci sul merito e sui contenuti della nostra piattaforma. Abbiamo incontrato in questi ultimi giorni segretari di partito e gruppi parlamentari, abbiamo presentato i contenuti della nostra piattaforma che riguarda il Pnrr la necessità di aprire il cantiere delle riforme, dalla riforma fiscale alla riforma del lavoro, dalla previdenza sociale all’attuazione dei patti che abbiamo sottoscritto per la Pa e la scuola”.

Orlando, rischio sociale esiste, intervento in tempo utile

Il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, ha assicurato che "ci sarà comunque un intervento del governo per la tutela dei settori più colpiti dalla pandemia": "Credo che si possa riflettere e aprire una discussione sulla strada del blocco selettivo dei licenziamenti nei settori più colpiti", ha aggiunto. Il rischio sociale "esiste, non va drammatizzato", ha aggiunto intervenendo a un'iniziativa di Sky Tg 24, "credo che ci siano gli strumenti per gestirlo, ma il rischio esiste e credo sia sbagliato rimuoverlo o negarlo come si è fatto nel dibattito pubblico".

 "Ci siamo già mossi nell'ottica della selettivita con il decreto Sostegni 1 perche' abbiano distinto tra imprese che hanno ammortizzatori sociali e quelle che non li hanno, è già stata imboccata questa strada e credo si possa ulteriormente sviluppare guardando ai settori che hanno sofferto di più. Questa è la riflessione da fare e che stiamo facendo", ha spiegato il ministro. "Sicuramente quelli che hanno utilizzato più cassa Covid - ha osservato - sono quelli che hanno risentito di più della crisi del commercio al dettaglio e del fatto che siamo stati due anni in casa e le persone hanno fatto meno acquisti. Usiamo questo metodo, cerchiamo di capire dove si è utilizzata più cassa e sulla su base di questo proviamo a costruire gli strumenti".

"Io sono sicuro che si reinterverrà perché parte delle risorse stanziate non sono state utilizzate e penso che si possa anche agganciare un intervento che arrivi in tempo utile e che tenga conto di questi aspetti", ha aggiunto. 

Brunetta, serve Patto sociale, conflitto è folle 

Un grido d’allarme quello dei sindacati raccolto dal ministro della Pa, Renato Brunetta, che ha sottolineato la necessità di un grande Patto sociale per evitare il conflitto.  

"Certamente il blocco dei licenziamenti - ha osservato il ministro - è stata una cosa buona e giusta durante la pandemia. Certamente in un'economia di mercato il blocco dei licenziamenti non è una cosa buona e giusta dal punto di vista della fisiologia della crescita. Noi adesso siamo in una transizione, dobbiamo tenere ovviamente la protezione sui lavoratori ma dobbiamo anche dare spazio alla crescita. Questo si fa con un grande Patto per la coesione come quello che fece Ciampi nel '93 che metta insieme pubblico e privato che metta insieme prospettive, riforme, garanzie e crescita. Le risorse ce le abbiamo, sarebbe una follia e vorrebbe dire farsi inutilmente del male, dentro una prospettiva di questo genere, avere il conflitto".