Secondo l'Istat il Covid ha avuto un impatto simile a quello di una guerra

Secondo l'Istat il Covid ha avuto un impatto simile a quello di una guerra

Blangiardo: "La natalità sotto le 400 mila unità nel 2021"

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© Istat - Giancarlo Blangiardo

AGI - Le nascite nel corso del 2021 scenderanno sotto la soglia delle 400 mila unità. Lo ha detto il presidente dell'Istat, Gian Carlo Blangiardo, nel corso dell'audizione in commissione Lavoro del Senato sul dl che introduce il cosiddetto 'assegno ponte' in attesa dell'assegno unico universale che sarà operativo dal 2022. Il presidente dell'Istat ha poi aggiunto a Forum Pa: "L'impatto del Covid è stato simile a quello di una guerra. In termini di prezzo di vite umane il prezzo è stato lo stesso, se non di più".

"E' legittimo ipotizzare - ha spiegato Blangiardo - che il clima di paura e incertezza e le crescenti difficolta' di natura materiale (legate ad occupazione e reddito) generate dai recenti avvenimenti abbiano avuto e continuino ad avere un'influenza negativa sulle scelte di fecondita' delle coppie italiane. I dati relativi ai primi due mesi del 2021 confermano, del resto, un calo delle nascite, rispetto al 2020, dell'ordine del 14% nel mese di gennaio e in quello di febbraio - corretto per il numero di giorni - una riduzione del 5%. Appare quindi altamente verosimile, anche a seguito dei prevedibili effetti del calo dei concepimenti durante la seconda ondata del virus (ottobre-dicembre 2020), che le nascite nel corso del 2021 scenderanno sotto la soglia delle 400 mila unità"

Blangiardo ha evidenziato come "l'emergenza pandemica insorta nei primi mesi del 2020, abbia influito oltre che sull'aumento del numero di decessi, anche sulla stessa frequenza annua di nati". "Il quadro demografico italiano è caratterizzato da una significativa crescita della sopravvivenza, se si esclude la parentesi del 2020 - ha spiegato - e da un altrettanto marcato calo della natalità, con un conseguente invecchiamento della popolazione più veloce rispetto al resto d'Europa. Negli ultimi decenni è aumentato lo squilibrio nella struttura per età e più recentemente si sono manifestati i segni della recessione demografica, con un saldo migratorio che non è più in grado di compensare la dinamica negativa del saldo naturale.

Dal 2015, la popolazione residente e' costantemente in calo: secondo l'ultimo dato ufficiale pubblicato dall'Istat, tra il primo gennaio 2014 e il primo gennaio 2021, la popolazione residente in Italia si è complessivamente ridotta di oltre 1.088 mila unità, circa 384 mila solo nell'ultimo anno".

Per il presidente dell'Istat, "questo quadro di declino è la risultante sia del calo delle nascite, che si e' verificato ininterrottamente dal 2009, sia dell'aumento dei decessi. Per le prime, si è passati dai 577 mila nati del 2008 ai 404 mila del 2020. Per i secondi, dai 593 mila decessi nel 2011 ai 634 mila nel 2019 (+6,9%) fino ai 746 mila del 2020. Entrambe queste dinamiche sono largamente collegate all'andamento della popolazione per fasce d'eta': in particolare, all'inizio di quest'anno, le donne tra i 15 e i 49 anni - intervallo che identifica le eta' feconde - erano poco più di 1 milione e 800 mila in meno rispetto al 2008. Un minor numero di donne in età feconda comporta inevitabilmente, in assenza di comportamenti che si riflettono in un incremento della fecondita' alle diverse eta', meno nascite.

Con riferimento al decennio 2008-2018, si è calcolato che la variazione di ammontare e di struttura per eta' della popolazione femminile in età feconda spieghi circa i due terzi (il 67%) delle minori nascite osservate, mentre la restante quota è attribuibile in modo specifico a una diminuzione della fecondità, il cui indicatore sintetico è passato nel decennio da 1,45 figli per donna a 1,29 e, nel 2020, e' sceso ulteriormente a 1,24"