Sindacati di Alitalia sul piede di guerra per gli stipendi dimezzati

Sindacati di Alitalia sul piede di guerra per gli stipendi dimezzati

Filt, Fit, Uiltrasporti e Ugl incontrano i commissari straordinari della compagnia: "È ora che il Governo prenda posizione, soprattutto nei confronti dell’Unione europea"

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© ©Cristiano Minichiello / AGF 
- Alitalia, i sindacati manifestano davanti al Ministero dello Sviluppo Economico per chiedere il rilancio della compagnia aerea 

AGI - Sindacati di Alitalia sul piede di guerra contro il dimezzamento degli stipendi. I rappresentanti dei lavoratori chiedono anche al governo di intervenire con la Ue.

"E' ora che l'esecutivo, ancora non pervenuto, prenda posizione soprattutto nei confronti dell’Unione Europea, a tutela di Alitalia, asset strategico fondamentale per il Paese e dei sui dipendenti", affermano Filt, Fit, Uiltrasporti e Ugl Trasporto aereo, secondo cui è necessario avviare immediatamente la Newco Ita.    

I sindacati chiedono che si mettano in campo tre trattative private, per i tre diversi asset (Aviation, Manutenzione e Handling) che portino rapidamente alla partenza della nuova azienda, con un piano industriale più robusto che preveda almeno 75 aerei per l’estate 2021, almeno 105 nel 2022 e la salvaguardia di tutti i lavoratori.     

"Situazione insostenibile"

Dal momento che "non si vedono azioni utili a schiarire un quadro che è sempre più nero" e "la situazione è divenuta insostenibile", i sindacati confermano la manifestazione sotto il ministero dello Sviluppo economico il 14 aprile. 

All'incontro con i commissari straordinari Fava, Leogrande e Santosuosso i sindacati hanno espresso "totale disaccordo" sul fatto che le retribuzioni del mese di marzo verranno corrisposte, al momento, al 50% "a causa della difficile situazione finanziaria aziendale e in attesa della disponibilità reale in cassa dei ristori approvati dalla comunità europea". 

"Lo stipendio - affermano - deve essere pagato al 100% perché i lavoratori continuano, nonostante tutto, a fornire il loro apporto, avendo garantito l’operatività aziendale anche in questi anni difficili di amministrazione straordinaria e aggravati da una crisi senza precedenti causato dalla pandemia globale".    

Per i sindacati è inoltre inaccettabile che i lavoratori apprendano dalla stampa le notizie sulla decisione unilaterale dell’azienda in merito alle retribuzioni, scelte che - fanno notare - implicano ricadute rilevanti sulla vita privata di tutti gli 11.000 lavoratori Alitalia.     

Pressing sull'Ue 

Per il segretario generale Uiltrasporti, Claudio Tarlazzi, i ministri Giorgetti, Franco e Giovannini, insieme al presidente Draghi, "devono rigettare radicalmente il tentativo dell'Europa di depredare il mercato italiano a danno delle imprese nazionali, e bisogna procedere subito con la partenza della nuova Alitalia Ita che deve partire con aviation, maintenance, e handling ceduti a trattativa privata, e con un piano industriale robusto e coraggioso di investimenti in flotta almeno doppi rispetto a quello del piano industriale". 

I sindacati lanciano quindi "un grido di allarme sulla oramai insostenibilita' di Alitalia in amministrazione straordinaria". "E' una situazione di soffocamento - sostiene Tarlazzi - messa in campo scientemente dall'Unione europea, in particolare dalla DG Concorrenza, che si e' schierata non solo per impedire la ripartenza di Ita ma anche, forse, per causare il fallimento della liquidazione di Alitalia in As". Un atteggiamento totalmente ostile a cui il Governo deve "reagire immediatamente"