L'incredibile 2020 di Wall Street

L'incredibile 2020 di Wall Street

Un anno imprevedibile per chiunque: dai timori di inizio anno al Covid-19, l'economia reale in ginocchio fino al rimbalzo e ai record di fine anno. Dodici mesi che passeranno alla storia

wall street 2020 

© Afp - Wall Street, un trader

AGI - Imprevedibile. Il 2020 di Wall Street è stato un’incognita sin dal principio. Chiunque avrebbe fatto fatica a immaginare cosa sarebbe successo nei 12 mesi che si sono appena conclusi. Un anno che ha preso il via con l’uccisione, il 3 gennaio scorso, del generale iraniano Qassem Suleimani da parte di un drone statunitense; proseguito il 20 febbraio con il grande crollo dovuto alla pandemia da Covid-19, il ‘Black monday’ con un sell-off del 12-13% su tutti i maggiori indici mondiali; e poi la lenta risalita dal 7 aprile che avrebbe portato di lì a poco a un incredibile recupero, consolidato da metà agosto e che ha portato i maggiori indici a chiudere non solo in territorio positivo a fine anno, ma battendo ogni record.

Il bilancio del 2020 a Wall Street

Il bilancio finale è che il Dow Jones ha guadagnato il 7,3% nel 2020 superando quota 30.000 punti, lo Standard&Poors il 16,3%, il Nasdaq ha concluso il suo migliore anno dal 2009 con una crescita del 43,6%. Uno scenario se non prevedibile, comunque auspicabile durante un periodo di boom economico.

Ma il 2020 è stato tutto tranne che un anno di boom o di buoni auspici. Vessato globale da una pandemia che ha ucciso più di un milione di persone, l’anno appena concluso ha visto il blocco di interi paesi, ha visto azzerare viaggi, spostamenti, il confinamento di miliardi di persone e una devastazione economica che non a caso molti hanno fin da principio paragonato a quella della guerra.

Eppure, in questo scenario che tutto poteva lasciare immaginare fuorché la sfrontata fiducia degli investitori, tutti i listini americani hanno battuto record su record. Mese dopo mese. “Ciò che abbiamo visto finora è qualcosa che non avremmo mai e poi mai potuto prevedere”, ha ammesso candidamente al Wall Street Journal Bassett, responsabile delle azioni per il Nord America di Aberdeen Standard Investments.

L'incertezza degli inizi, la pandemia, i record

Già gli inizi del 2020 non lasciavano ben sperare. Fatti di cronaca citati a parte, ci si aspettava che la Federal Reserve avrebbe smesso di tagliare i tassi di interesse e già si vedeva la fine dell’effetto del taglio delle tasse portato a termine da Donal Trump. Sullo sfondo, per non farsi mancare nulla, la guerra commerciale tra Usa e Cina e la difficoltà di trovare un nuovo accordo tra le due superpotenze. Fattori sicuramente negativi, che già avrebbero di per sé potuto deprimere gli investitori.

Eppure nessuno avrebbe potuto immaginare quello che sarebbe successo da lì a pochi mesi, quando fu annunciato l’arrivo in Occidente - in Italia - del misterioso nuovo coronavirus cinese. Dopo aver toccato nuovi record a fine gennaio e febbraio, i timori del Covid-19 e soprattutto delle restrizioni alla libertà delle persone che ha causato in molti paesi, hanno causato uno dei maggiori crolli di sempre degli indici azionari, con diverse sedute con due cifre in rosso.

Mesi di baratro con ribassi record su tutti i listini. Poi, nei mesi successivi, a primavera appena cominciata, quando ancora il mondo era nel pieno del panico da Covid e nulla poteva lasciare intendere che l’incubo sarebbe finito a breve, il mercato azionario ha cominciato a riprendersi. E molto più velocemente della più rosea aspettativa. Come se fosse totalmente slegato dalle dinamiche dell’economia reale, ancora fortemente penalizzata da lockdown e restrizioni.

2020, l'anno della digitalizzazione

Il motivo? Per gli analisti a giocare un ruolo determinante in questo scenario è stata la decisione della Federal Reserve e del governo statunitense, che hanno varato aiuti all’economia senza precedenti. Il 18 agosto la prima chiusura record: il via alle danze del recupero che si sarebbe consolidato nei mesi successivi. A guidarlo, le maggiori società tecnologiche per capitalizzazione: Amazon (+71% nel 2020) , Apple (+76%) , Alphabet (la holding che possiede Google, +28%) Facebook (+30%) e Microsoft (+38%).

Un effetto di quello che stava accadendo nel mondo messo in ginocchio dal coronavirus. Perché il 2020 sarà anche ricordato come l’anno della digitalizzazione forzata di interi settori dell’economia, ma soprattutto della vita delle persone.

Ecommerce, canali di video streaming, piattaforme di videoconferenza come Zoom ( +390% nel 2020) e Microsoft Teams hanno fatto ingresso nelle nostre vite aiutandoci a mantenere contatti, relazioni, in molti casi anche il lavoro nelle città deserte dei lockdown. Che il coronavirus abbia fatto bene a società come Amazon e Google è un mantra che si ripete da mesi.

Eppure, Amazon, Google, Facebook e Microsoft erano già colossi prima del Covid. Di certo la pandemia ha accelerato la loro crescita, grazie a l loro supporto digitale alle vite interrotte dai confinamenti. Ma la realtà, la base dell’economia, è fatta anche da piccole e medie imprese, negli Stati Uniti come nel resto del mondo. E quella realtà è fatta di decine di migliaia di persone costrette a chiudere le proprie attività economiche, posti di lavoro persi, aziende che hanno abbassato le serrande.

È vero che i mercati tendono a muoversi prima dell’economia reale, ma toccherà all’amministrazione Biden rimettere il treno sui binari e dare sostanza alle intenzioni degli investitori. Se il 2020 si è chiuso con un’incognita, il 2021 si apre con una grande speranza.