Sindacati in piazza: vogliamo ridisegnare il Paese

Sindacati in piazza: vogliamo ridisegnare il Paese

Manifestazioni in tutta Italia per chiedere di ripartire dal lavoro. E se il governo continuerà ad ignorarli e Confindustria a restare sorda alle richiesta di rinnovare i contratti, la mobilitazione continuerà

sindacati manifestazioni lavoro

© Silvia Inghirami / AGI 
- Il palco della manifestazione dei sindacati a Roma

AGI - I sindacati non ci stanno ad essere messi da parte, coinvolti quando era necessario affrontare l'emergenza Covid con i protocolli sulla sicurezza e inascoltati quando c'è da decidere come spendere le risorse del Recovery Fund.

Cgil, Cisl e Uil si sono riprese le piazze, con manifestazioni in ogni regioni, senza folle ma nel rispetto del distanziamento sociale, per pretendere di "ripartire dal lavoro" (come recita lo slogan della giornata) per ridisegnare il futuro del Paese.

E se il governo continuerà ad ignorarli e la Confindustria a restare sorda alle richiesta di rinnovare i contratti, la mobilitazione continuerà.

"La vera rivoluzione - ha avvertito il segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri da Roma - la faremo noi restituendo dignità al lavoro e ai lavoratori. La faremo dentro le aziende posto di lavoro per posto di lavoro". "Siamo pronti - ha proseguito - ad una battaglia lunga e aspra. Se continuerete su questa strada faremo una mobilitazione azienda per azienda, territorio per territorio".

"E' necessario che il Governo discuta con le parti sociali - ha affermato da Napoli il segretario generale della Cgil Maurizio Landini - a partire dalle organizzazioni sindacali, su come si spendono i soldi europei e su come si cambia il nostro modello di sviluppo, facendo quelle riforme che da anni attendiamo e che oggi pensiamo ci siano le condizioni per poter fare". "Ripartire dal lavoro - spiega ancora Landini - vuol dire ripartire dai diritti, dalla qualità del lavoro, dalla lotta alla precarietà".

"Da tanto - ha detto a Milano la leader Cisl Annamaria Furlan - aspettiamo la convocazione del presidente del Consiglio che continua a non arrivare. Glielo abbiamo detto a luglio durante la manifestazione nazionale a Roma, glielo diremo di nuovo oggi in tutte le piazze capoluogo delle regioni d'Italia. Nessun euro dei 209 miliardi del Recovery Fund deve essere sprecato. Tutto deve andare alla crescita, al lavoro, al benessere dei cittadini e all'insegna della coesione sociale". 

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© Silvia Inghirami / AGI 
Piazza del Popolo, teatro della manifestazione dei sindacati a Roma

"In una situazione straordinaria servono risposte straordinarie - ha attaccato Bombardieri - ma la politica è distratta dalle beghe interne, dalle elezioni, dal referendum. Deve tornate al Paese reale". I

sindacati vogliono che l'esecutivo chiarisca gli obiettivi prioritari del Recovery Plan, "sperando - ha fatto notare Bombardieri - che non finisca in una infinita confusione". Secondo Landini, se si vuole cambiare il modello di sviluppo, "non puo' essere che ogni ministero presenta il suo progettino, ogni Regione presenta la sua soluzione. Se pensiamo che spendere i soldi europei vuol dire 700-800 progetti per rispondere a questa o quella pressione stiamo gettando via un'occasione. E' il momento di scegliere una strada e che ci sia un coordinamento".  "Abbiamo perso oltre 800 mila posti di lavoro - ha sottolineato Furlan - e se non riparte la crescita, se non si fanno progetti importanti per far ripartire il Paese, il tema di perderne tanti altri e' sicuramente una priorità. Bisogna smettere di perdere tempo, smettere di attaccarci a polemiche inutili e concentrarci sulla crescita e sul lavoro".

In piazza Cgil, Cisl e Uil hanno ribadito che le risorse del Mes vanno utilizzate per la sanità pubblica e che i fondi europei vanno spesi per investimenti infrastrutturali, per la digitalizzazione, per la scuola, la ricerca, la formazione. Ma il Paese ha bisogno urgentemente anche di una politica industriale, di una riforma fiscale, di una riforma degli ammortizzatori sociali.

Indispensabile poi rinnovare i contratti, nel pubblico come nel privato, detassando gli aumenti. Più di 10 milioni di lavoratori e lavoratrici attendono il rinnovo e non si può più aspettare, anche per rilanciare i consumi interni. 

I tre leader sindacali si sono quindi rivolti a Confindustria: "Mi auguro che capisca - ha detto Landini - che quella intrapresa e' una strada che porta solo a uno scontro, di cui non abbiamo bisogno"; "La posizione avuta finora è stata quella di bloccare il rinnovo dei contratti", ma si tratta di "una logica sbagliata". "Bisogna fare i contratti - ha affermato Furlan - bisogna impegnarci perché questa sia la stagione della contrattazione"; "li aspettiamo alla prova dei fatti". "Noi diciamo a Confindustria che bisogna rinnovare i contratti ed e' il momento giusto per farlo - ha detto Bombardieri - il contratto nazionale è per noi uno strumento imprescindibile di garanzia di diritti, di cittadinanza e di democrazia economica". Infine, i sindacati hanno ribadito i valori della coesione e della solidarietà, per dare un futuro diverso ai giovani. "Questo non e' il momento di dividere o mettere le persone una contro l'altra - ha sostenuto Landini - e' il momento di unire ed e' il momento della partecipazione".