Bankitalia avverte: "bene il Recovery Fund ma il riequilibrio dei conti resta imprescindibile"

Bankitalia avverte: "bene il Recovery Fund ma il riequilibrio dei conti resta imprescindibile"

Via Nazionale sprona il governo a un utilizzo efficiente: Grazie ai fondi Ue, il Pil potrebbe crescere di tre punti entro il 2025 

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© Foto: Pierpaolo Scavuzzo / AGF  -  Bankitalia, Banca d'Italia

AGI - Forte richiamo di Banca d'Italia al governo riguardo ai fondi Ue, il cui utilizzo non può prescindere dal riequilibrio dei conti pubblici. "È indispensabile che l’utilizzo delle risorse di Next Generation Eu si accompagni a una prospettiva di equilibrio di lungo periodo delle nostre finanze pubbliche e che non insorgano timori da cui possano derivare tensioni sui titoli di Stato del Paese", ha affermato il Capo del Servizio Struttura economica della Banca d’Italia Fabrizio Balassone durante un'audizione alla Camera.     

"Va ricordato che - ha aggiunto - nonostante le favorevoli condizioni finanziarie a cui sono disponibili le risorse del nuovo strumento, l’Italia, terzo paese dell’Unione, sarà chiamata a contribuire  significativamente al finanziamento del programma, oltre che a restituire i fondi presi in prestito. Anche per questo sarà cruciale garantire un impiego efficiente delle risorse, che possa contribuire a rilanciare le prospettive di crescita della nostra economia e, per questa via, anche contenere il peso del debito sul prodotto. Next Generation EU fornisce una importante occasione, da non disperdere".

 "Il Piano nazionale per la ripresa e la resilienza - insiste Balassone - deve fondarsi anche sull’obiettivo imprescindibile di conseguire un sostanziale, progressivo e continuo riequilibrio dei conti pubblici. A questo - ha proseguito - può contribuire soprattutto il rilancio della crescita, che sarà possibile solo se le risorse saranno impiegate in maniera produttiva; in caso contrario i problemi del Paese non sarebbero alleviati dal maggiore indebitamento, ma sarebbero accresciuti". 

Secondo i dati Bankitalia, "le maggiori spese ammonterebbero a oltre 41 miliardi all’anno e potrebbero tradursi in un aumento cumulato del livello del Pil di circa 3 punti percentuali entro il 2025, con un incremento degli occupati di circa 600.000 unità". Tuttavia, ha precisato Balassone, "l’incertezza riguardo agli effetti del nuovo strumento europeo sull’economia italiana è dunque al momento molto elevata date le limitate informazioni disponibili sull’ammontare delle risorse che verranno concesse e sul loro utilizzo".