È sicuro, il capitalismo si (e ci) salverà anche stavolta

È sicuro, il capitalismo si (e ci) salverà anche stavolta

Si salverà dai postumi del Covid e dall'arrembaggio economico di Pechino. Lo scrive Stefano Cingolani nel suo ultimo libro. Che suggerisce la formula vincente 

capitalismo buono supera pandemia libro cingolani

© TAYFUN COSKUN / ANADOLU AGENCY / ANADOLU AGENCY VIA AFP - Wall Street

AGI - Per chi suonerà la campana a morto dopo la triste e inaspettata stagione del Covid-19? Non suonerà per il capitalismo, certo che no: ne è convinto Stefano Cingolani, giornalista di lungo corso fra le acque mosse della politica estera e dell'economia. Lo racconta nel saggio appena pubblicato 'Il capitalismo buono' (Luiss University Press, 15 euro): 159 pagine per spiegare, oltre al quasi provocatorio titolo, anche l'ottimistico sottotitolo 'perché il mercato ci salverà'.

E se ci salverà, sarà prima di tutto dal Leviatano dello Stato, che con la pandemia s'è preso l'attesa rivincita sulle libertà del mercato e non solo: "Il Grande Confinamento mette la parola fine al progetto culturale, politico ed economico basato sul libero scambio e sul libero mercato chiamato globalizzazione", osserva Cingolani, ricordando che il coronavirus è arrivato proprio "quando l'economia mondiale aveva recuperato le perdite della crisi finanziaria, seppure lasciando indietro interi Paesi nient'affatto marginali (si pensi all'Italia, alla Grecia, alla stessa Spagna), ma non aveva trovato la locomotiva in grado di portarla verso una nuova era di crescita e stabilità".

Eppure malgrado le ferite del 2008, malgrado i colpi persi dalla globalizzazione che sarà "meno ruggente, forse più equa e meglio distribuita", Cingolani non dubita che anche questa volta il capitalismo sia l'opzione vincente e necessaria.

Il capitalismo è Proteo, la mitologica divinità greca che assume mille forme e altre mille ne assumerà nella sua evoluzione. Ma "il nuovo volto di Proteo - afferma Cingolani - sarà essenziale al fine di superare la delegittimazione del sistema economico che ha portato il più ampio, diffuso e travolgente progresso materiale dell'umanità e del sistema politico che per la prima volta si è basato non soltanto sul potere, ma sulla legge, non solo sul comando degli uomini, ma sui valori e i diritti universali dell'uomo".

Parola di un vecchio ex comunista, come Cingolani fu e ricorda in un capitolo del libro dedicato alla sua visita all'artificiale città industriale siberiana di Norilsk, da giovane speranza de L'Unità nel 1977, quando comprese che il comunismo sovietico non ce l'avrebbe fatta.

E che adesso lo aiuta a comprendere meglio che neppure la Cina di oggi ce la farà sull'Occidente malgrado gli "spiriti animali" su cui il regime regge il suo ossimoro comunista-capitalistico. Sì, alla fine sarà Proteo che ce la farà, perché saprà sempre cambiare.

Di più: "La sua essenza è il mutamento. Come tutte le creazioni umane sarà pure destinato a perire o forse assumerà una forma tale da modificare per sempre la sua sostanza".

La formula vincente stavolta, secondo Cingolani, può riassumersi nelle tre iniziali: DVR. Ossia capitalismo Digitale, Verde, Responsabile. E l'ennesima rivoluzione si diffonderà in orizzontale, assai lontana dalla fabbrica fordista ma anche dai lupi di Wall Street, dal "piccolo è bello" all'italiana, dall'affievolita forza egemonica della potenza industriale alla tedesca e dalle sole aeree "sorelle" californiane ("il Big Data e' ancora un protagonista in cerca d'autore").

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© AGF
Stefano Cingolani

Così, mentre la quarta rivoluzione industriale è più in attesa di una "fortissima accelerazione" che nel compianto dei suoi inciampi, sarà bene ricordarsi che dovrà tenere conto soprattutto della salute, dell'ambiente, del riequilibrio delle risorse e dei fattori di produzione. E che per questo "non esistono ricette nazionali o locali".

Fa fede all'ottimismo necessario dell'autore un'affettuosa introduzione di Giuseppe De Rita, fautore anch'egli di uno sviluppo secondo dinamiche orizzontali attraverso filiere di creazione di valore e reti di cooperazione internazionale. Anche perché, se mai valesse la pena ricordarlo, "la politica al primo posto, il rifiuto della scienza e della competenza, la concezione populista della sovranità, non hanno dato grandi prove, anzi, la lotta alla pandemia - sono parole di Cingolani - ha messo a nudo tutta la debolezza di quel progetto, il modello chiamato 'democratura', democrazia autoritaria o anche capitalismo politico, è fallito".