Parla il presidente dell'Ifo: "Prudente ottimismo sull'economia, ma basta lockdown"

Parla il presidente dell'Ifo: "Prudente ottimismo sull'economia, ma basta lockdown"

Intervista dell'AGI a Clemens Fuest, capo dell'autorevole istituto economico tedesco: “La normalità è ancora molto lontana, se vogliamo mettere al sicuro i timidi progressi ottenuti bisogna scongiurare nuove chiusure generalizzate". E per il Recovery fund "è fondamentale che i Paesi beneficiari non deludano la fiducia dell’Europa".

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© Frank Hoermann/Sven Simon/Dpa Picture-Alliance/AFP - L'economista tedesco Clemens Fuest, presidente dell'Ifo

AGI -  “Prudente ottimismo” guardando i numeri, ma sempre tenendo a mente che “la normalità è ancora molto lontana”. E di sicuro, se vogliamo mettere al sicuro i timidi progressi ottenuti dopo lo shock provocato dalla pandemia da coronavirus, è necessario scongiurare nuovi lockdown generalizzati. E per quello che riguarda il Recovery fund è fondamentale che i Paesi beneficiari non “deludano la fiducia” dell’Europa.  

A parlare, in quest’intervista con l’AGI, è Clemens Fuest, il presidente dell’Ifo, il maggiore centro di ricerca economica tedesco. Il grande economista si fa sentire in un giorno significativo: quello nel quale è lo stesso istituto a certificare il terzo aumento consecutivo dell’indice di fiducia delle imprese, segnale dell’inizio di una ripresa in Germania. Un dato da trattare con le molle, alla luce di un bilancio dei contagi che anche nella Repubblica federale appare di nuovo in crescita, ma che nondimeno viene registrato con estrema attenzione in tutte le capitali europee. 

Professor Fuest, la Germania vede un ritorno di ottimismo delle imprese, il che pare notevole dal punto di vista degli altri Paesi europei. Su cosa si fonda tale ottimismo?  

“In Germania e all’estero la maggior parte dei settori e delle imprese hanno riaperto i battenti, in parte ancora con ovvie limitazioni: nondimeno questo porta al fatto che l’economia si stia riavviando. In alcuni mercati, soprattutto in Cina, si assiste ad una evidente ripresa. Anche le spese per i consumi in Germania si sviluppano meglio del previsto. Tutto questo induce in effetti ad un prudente ottimismo. Ma ripeto: non si dovrebbe dimenticare che la situazione attuale della maggior parte delle imprese tedesche continua ad essere molto cattiva. Siamo ancora molto lontani da una normalizzazione”.  

Quali lezioni si può trarre dal punto di vista europeo guardando ai dati tedeschi? Quali sono le prospettive nell’Ue? 

“A mio avviso è importante continuare con la riapertura dell’economia. Affinché questa processo funzioni, bisogna agire con decisione contro i focolai locali: appunto con misure concentrate a livello locale. E’ necessario scongiurare un nuovo lockdown generalizzato”. 

Il Recovery fund varato a Bruxelles al termine di una dura maratona negoziale è stato molto festeggiato. Quale è la sua valutazione? Basterà il fondo per sanare l’economia dei Paesi più colpiti dalla crisi, per farla tornare a crescere?  

“Il Recovery fund è un importante segno della solidarietà nell’Unione europea. Tuttavia nei Paesi più duramente colpiti dal coronavirus una ripresa economica durevole ci potrà essere solo se gli aiuti finanziari fluiscono in ulteriori investimenti e se vengono combinati con riforme politiche. In sostanza, i Paesi che sono contribuenti netti hanno concesso ai Paesi beneficiari un grande anticipo di fiducia. Questa fiducia non dovrà essere delusa”. 

Da solo il Recovery fund ovviamente non basterà a risollevare l’economia: cosa dovranno fare Paesi come l’Italia o la Spagna per tornare a guardare al futuro con lo stesso crescente dei tedeschi?  

“Ripeto: è fondamentale che non vengano meno gli sforzi di ciascuno in quanto a riforme e a investimenti solo perché adesso arrivano soldi da Bruxelles. Non solo. E’ altrettanto importante sprigionare nuovo potenziale di crescita con i fondi in arrivo dall’Europa, invece di limitarsi a sostenere solo i settori che attualmente soffrono a causa della crisi del coronavirus. Il che significa investimenti in digitalizzazione, istruzione e ricerca, nonché investimenti a favore delle nuove aziende”. 

C’è poi il tema della svolta impressa dalla cancelliera Angela Merkel alla politica economica europea sull’onda della crisi innescata dalla pandemia. E’ vero che la Germania, un tempo definito “egemone riluttante”, abbia trovato un nuovo ruolo nel Vecchio Continente? Lei cosa ne pensa? Cos’è cambiato rispetto all’eurocrisi? 

“Diversamente da quanto accadeva nell’eurocrisi, nell’attuale situazione domina l’impressione che le conseguenze economiche che vediamo non abbiano niente a che vedere con negligenze nelle politiche interne dei vari Paesi. E’ per questo che la disponibilità ad aiutare è molto grande. Per di più, oggi l’indebitamento, grazie ai tassi bassi, appare molto favorevole”.