Sul tavolo del governo ora c'è il dossier ArcelorMittal

Sul tavolo del governo ora c'è il dossier ArcelorMittal

Stemperata la tensione su Autostrade, l'esecutivo punta sulle acciaierie di Taranto e anche in questo caso la soluzione passa per la nazionalizzazione (e una svolta green). È invece ancora aperta la partita delle Regionali, con Zingaretti che chiede unità

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Gaetano Lo Porto / AGF -  ArcelorMittal

La tensione sul 'dossier Autostrade' si è stemperata ma ci sono ancora dei nodi da sciogliere, per capire innanzitutto quanto costerà l'operazione imbastita con i Benetton. Alla fine il premier Conte e il ministro Gualtieri avranno anche discusso fino a tarda notte della mediazione portata dal responsabile dell'Economia, proposta che non a caso è cambiata in Cdm in corso. Ma alla fine l'asse tra i due è servito per convincere da una parte la controparte a cambiare linea, dall'altra il Movimento 5 stelle a togliere dal tavolo l'ipotesi della revoca della concessione (ma per Conte gli impegni di Aspi "vanno tradotti in un accordo chiaro e trasparente").

Sui tempi di uscita dei Benetton e sulle clausole dell'intesa si è  discusso a lungo. 'Così non posso accettare', la prima posizione del premier. Poi le trattative serrate con l'azienda e l'intesa finale con il titolo che oggi ha guadagnato non poco e i renziani che non nascondono malessere per l'exit strategy. Non è un caso che Di Maio metta delle condizioni: "Siamo - dice - solo all'inizio, non siamo arrivati al punto che ci siamo prefissati. Si devono abbassare i pedaggi, si deve garantire più manutenzione e sicurezza. Il secondo tempo di questa partita è molto importante", ha spiegato il ministro degli Esteri.

Al di là delle tensioni sul dossier e sui sospetti di chi appoggia il premier senza se e senza ma, lo stesso ex capo pentastellato ha messo in chiaro che "chi apre la crisi in questo periodo sta sbagliando e non vuole bene all'Italia". "Noi comunque non saremmo disponibili a votare altri governi", dice un ministro pentastellato.

Un tavolo per la decarbonizzazione

Ora si guarda avanti. "Dopo Alitalia e Aspi, ci si impegni sul dossier Ilva", indica la strada il segretario del Pd Zingaretti premettendo che è "quella giusta: un grande polo siderurgico per l'acciaio green". Questa mattina è stato il ministro dello Sviluppo Economico Patuanelli a spiegare che presto sarà convocato un tavolo di lavoro per la decarbonizzazione dell'area di Taranto. "È il momento per una svolta green dell'acciaieria", la tesi.

Una evidente convergenza, un segnale di un compattamento Pd-M5s dopo le tensioni sul 'dossier' Autostrade. Dopo i Benetton 'ArcelorMittal', dunque. "Vogliono andare via, ora troviamo un accordo", spiega un ministro del Movimento 5 stelle. È la nuova battaglia che si prefigura all'orizzonte. Un altro dossier complesso, viste le problematiche a 360 gradi che vanno dall'ambiente all'occupazione, dalla crisi della siderurgia globale al rilancio. La soluzione prospettata dal governo è anche in questo caso la nazionalizzazione. Passa per Invitalia. Nei prossimi giorni il premier Conte punta ad accelerare. 

Si guarda già alle regionali, con il segretario dem Zingaretti che oggi è tornato a chiedere unità. La convergenza sul giornalista del 'Fatto quotidiano' Sansa in Liguria potrebbe portare ad un riavvicinamento tra Pd e M5s anche in Puglia ma al momento non c'è alcuna ipotesi di un'alleanza strutturale. Mentre domani sarà Leu (e alcuni esponenti del Pd) a mettersi di traverso all'ok al rifinanziamento delle missioni all'estero, voto previsto alla Camera dopo quello del Senato.

E l'opposizione vede allontanarsi la spallata

Intanto l'opposizione che ha trovato la quadra anche sulle risoluzioni sulle comunicazioni del premier Conte alla vigilia del Consiglio europeo (presidente del Consiglio che ha il sostegno del Quirinale ribadito nel pranzo di oggi) si interroga non solo sul sistema di voto (domani Fdi presenterà la sua proposta di legge) ma anche sulla stabilità dell'esecutivo. Un 'big' lumbard lo dice apertamente: "A questo punto - confida - la spallata è più lontana. Tutto può succedere ma fino alle regionali non succede nulla".

Quei senatori M5s che avrebbero le valigie verso la casa leghista non si sono manifestati. Anzi nei gruppi parlamentari di Pd e M5s c'è già chi 'vede' le elezioni sul prossimo presidente della Repubblica, con l'auspicio che l'intesa possa arrivare 'grazie' al sostegno di FI. Il partito azzurro pero' non si discosta dalla coalizione. E insieme a Fdi e Lega critica l'operazione Autostrade del governo. "Questo accordo sa di fregatura", taglia corto il leader del partito di via Bellerio.