A pagare il conto della crisi sono soprattutto donne e lavoratori a termine

A pagare il conto della crisi sono soprattutto donne e lavoratori a termine

Il presidente della Fondazione Adapt, Francesco Seghezzi: non c'è una risposta positiva da parte del mondo delle imprese

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AGI -  I dati Istat di oggi sull'occupazione confermano che le "fasce deboli" restano le donne, i giovani e soprattutto i contratti a tempo. E' la lettura del presidente della Fondazione Adapt, Francesco Seghezzi, che in un'intervista all'AGI sottolinea anche un altro elemento ovvero l'aumento dei disoccupati a fronte del calo dell'inattività e ancora una riduzione degli occupati: non c'è una risposta positiva da parte delle imprese anche perché, finché c'è la cassa integrazione, "è difficile che assumano", osserva.

Le fasce deboli che stanno continuando a perdere, spiega Seghezzi, "sono i giovani, le donne più in questo mese che nei mesi scorsi, ma soprattutto quelli che hanno un lavoro temporaneo". "Nel giro di un anno - afferma - abbiamo perso 600.000 posti di lavoro con contratto a termine e non ne abbiamo guadagnati altrettanti a tempo indeterminato. Questo vuol dire che tanti, più di 400.000, sono quei lavoratori che sono rimasti a piedi e che negli ultimi tre mesi tra marzo e maggio abbiamo perso 380.000 occupati di cui circa 310.000 contratti a termine".

Dunque oggi "diventa sempre piu urgente muoversi nell’ambito delle politiche attive del lavoro per cercare di far sì che i contratti a termine che ci sono e che ci saranno abbiano delle tutele nel momento in cui il contratto finisce, cioè vengano accompagnati nel mercato del lavoro".    

L'altro elemento che emerge è che "con la fine del lockdown tante delle persone che avevano perso il lavoro prima e che erano considerate inattive perché ad aprile non lo cercavano hanno ricominciato a mettersi alla ricerca e quindi aumentano i disoccupati".

Questo, secondo Seghezzi, "darà un po' il segnale di quelli che potranno essere i prossimi mesi. Allo stesso tempo calano ancora gli occupati, quindi, a fronte di una domanda di lavoro che aumenta, non c’è una risposta positiva da parte del mondo delle imprese, non ci sono state nuove assunzioni o comunque non sufficienti. Anche perché - conclude - finché c’è la cassa integrazione chiaramente per le imprese è difficile assumere".