Scontro tra Corte di giustizia Ue e consulta tedesca sui bond comprati dalla Bce

Scontro tra Corte di giustizia Ue e consulta tedesca sui bond comprati dalla Bce

Dura replica all'ultimatum della Corte costituzionale tedesca alla Banca centrale europea sul Quantitative easing: così si compromette l'unità dell'ordinamento europeo.

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 Corte di giustizia Europea

"Solo la Corte di giustizia europea, istituita a tal fine dagli Stati membri, è competente a constatare che un atto di un’istituzione dell’Unione è contrario al diritto dell’Unione".

Questa la risposta della Corte europea di giustizia alla sentenza della Corte Costituzionale tedesca sul quantitative easing della Bce. La Corte di Giustizia dell'Unione Europea accusa la Corte costituzionale tedesca di "compromettere l’unità dell’ordinamento giuridico dell’Ue" con la sua sentenza sul programma di acquisto della Banca centrale europea. "In base a una giurisprudenza consolidata della Corte di giustizia, una sentenza pronunciata in via pregiudiziale da questa Corte vincola il giudice nazionale per la soluzione della controversia dinanzi ad esso pendente", si legge in un comunicato diffuso dalla Corte Ue. 

 "Per garantire un’applicazione uniforme del diritto dell’Unione, solo la Corte di giustizia, istituita a tal fine dagli Stati membri, è competente a constatare che un atto di un’istituzione dell’Unione è contrario al diritto dell’Unione”, si legge in una nota della Corte Ue: “eventuali divergenze tra i giudici degli Stati membri in merito alla validità di atti del genere potrebbero compromettere infatti l’unità dell’ordinamento giuridico dell’Unione e pregiudicare la certezza del diritto”.

Secondo la Corte Ue, “al pari di altre autorità degli Stati membri, i giudici nazionali sono obbligati a garantire la piena efficacia del diritto dell’Unione. Solo in questo modo può essere garantita l’uguaglianza degli Stati membri nell’Unione da essi creata". 

potrebbe trasformarsi la sentenza emessa ieri dalla corte costituzionale tedesca: secondo i giudici di Karlsruhe il piano di acquisto di titoli pubblici della Banca centrale europea è sproporzionato. Per questo lanciano un ultimatum: l’istituzione guidata da Christine Lagarde ha tre mesi per chiarire i contorni del suo intervento.

La Bce non ha ancora deciso se rispondere, ma il rischio è che nel frattempo l’Italia si trovi costretta a pagare un prezzo salato. Per il momento Francoforte, dopo una riunione d’emergenza dei diciannove governatori della zona euro, ha diffuso una nota con cui difende il lavoro fatto fin qui: "Restiamo impegnati a fare qualunque cosa necessaria" per difendere le ragioni della moneta unica.