"No a nazionalizzazioni formali o striscianti", dice Abete

"No a nazionalizzazioni formali o striscianti", dice Abete

Intervista al presidente di Bnl per il quale la sfida è presidiare il mercato evitando tentazioni che farebbero tornare indietro il Paese di decenni

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© Armando Dadi / AGF 
- Luigi Abete

“I provvedimenti assunti verso le imprese sono senz’altro utili, non bisogna negare quanto è stato fatto di buono. Ma si è trattato anche di atti parziali e spesso anche con tempistiche sbagliate e comunicazioni contradditorie”.

È quanto afferma in un’intervista aI Sole 24 Ore Luigi Abete, di Aicc (imprese culturali), Febac (banche e assicurazioni) e di Bnl, riferendosi in particolare ai provvedimenti adottati in tema di cassa integrazione - tra ordinaria, fis e in cig in deroga – “che di fatto per la loro pluralità di norme hanno mandato in blocco l’Inps, per cui molti lavoratori ancora aspettano le retribuzioni di marzo”, sottolinea Abete.

Ma il tema centrale del suo colloquio con il quotidiano confindustriale riguarda il tema delle nazionalizzazioni, che Abete considera “un rischio” così come quello del recupero della competitività “di cui non si parla a sufficienza nel dibattito pubblico” afferma. Il rischio, secondo Abete, si manifesta in due modi: in modo formale, “come accade con Alitalia, che vede sommarsi alle ‘bad company’ di dieci anni fa ed a quelle di oggi anche le newco a capitale pubblico” e in forma strisciante, “che è quella che potrebbe venire fuori dagli effetti a cascata degli interventi statali a seguito dell’emergenza da Codiv-19, se non c’è un’ adeguata governance delle politiche di attuazione degli interventi, ad esempio ampliando l’ambito di gestione diretta nei servizi per presunti stati di necessità”, rileva il presidente Bnl. Un rischio – sottolinea Abete – che “potrebbe essere favorito da quello di un indebolimento complessivo delle imprese”.

Quanto poi al rischio che con il coronavirus tornino le pulsioni del partito dello “Stato-padrone”, Abete osserva che queste pulsioni “i percepiscono più o meno in tutte le amministrazioni centrali, nonché in molti partiti” con il rischio anche che “la burocrazia cerchi di sfruttare lo spazio per allargare l’area di influenza: da ruolo regolatorio a potere diretto”. Per questo Abete invita ad “approvare le misure lasciate fuori dal precedente decreto” in quanto “è prioritario rafforzare il sistema delle imprese” continuando a ripetersi che “indietro non si torna”.