Quattro italiani su cinque comprano Made in Italy durante l'emergenza

Quattro italiani su cinque comprano Made in Italy durante l'emergenza

Un sondaggio di Swg-Legacoop ha mostrato come in questo periodo gli italiani preferiscano fare la spesa sostenendo la nostra economia

coronavirus spesa made in italy

Spesa al supermercato

Oltre l'80% degli italiani considera importante acquistare solo prodotti made in Italy per sostenere la nostra economia in questa fase di grande difficoltà legata all'emergenza Covid-19. Il dato emerge dalle risposte a un sondaggio condotto, alla fine della scorsa settimana, nell'ambito dell'Osservatorio Coronavirus nato dalla collaborazione tra Swg e Area Studi Legacoop per testare opinioni e percezioni della popolazione di fronte ai problemi determinati dall'emergenza in corso.

Nel dettaglio, l'importanza dell'acquisto di soli prodotti made in Italy è stata espressa dall'82% del campione, con la percentuale più alta (86%) registrata nel ceto medio, seguito a ruota dal ceto medio-basso (82%) e, a maggiore distanza, dal 'ceto popolare' (72%). 

“La richiesta di sostegno ai prodotti delle filiere del made in Italy che sale dall’opinione pubblica è univoca - ha commentato il presidente di Legacoop, Mauro Lusetti - in questa fase di emergenza drammatica è evidente che i cittadini, che sono sia consumatori sia lavoratori, percepiscono il rischio di un arretramento del Paese ma pure le possibili risposte. Le nostre sensazioni al riguardo erano corrette, e anche per andare incontro a questo sentiment stiamo predisponendo proposte concrete a sostegno delle produzioni e delle filiere nazionali”.

Le cooperative in prima linea nell'affrontare l'emergenza

Agli intervistati sono state rivolte anche due domande relative al ruolo della cooperazione nella fase attuale. La prima chiedeva agli intervistati di indicare, con la possibilità di tre risposte, in quali settori sentano le cooperative impegnate in prima linea nell'affrontare l'emergenza. Le risposte hanno collocato al primo posto (35%) le cooperative operanti nel settore dell'assistenza sociale e sanitaria, seguite dalle cooperative agroalimentari (30%), da quelle di pulizia ed ecologia (27%) e da quelle della grande distribuzione (23%).

“Le nostre cooperative sono profondamente radicate nei territori e nelle comunità – ha aggiunto Lusetti – anche per questo, laddove possibile e permesso dai provvedimenti del Governo, nelle scorse settimane le cooperative hanno sempre continuato a lavorare per la salute delle persone e per garantire prodotti e servizi necessari alle comunità. I risultati di questa indagine ci confermano che tale vicinanza è stata stata percepita dalla cittadinanza e lo sforzo di soci e dipendenti non è stato vano”. 

La seconda domanda chiedeva se, di fronte all'eventualità di chiusura dell'azienda nella quale lavorano a seguito della crisi in atto, gli intervistati fossero interessati a farla rinascere costituendo una cooperativa con i colleghi di lavoro, ovvero ricorrendo alla modalità del workers buyout. In questo caso, le risposte delineano una netta divisione delle opinioni tra chi (il 36%) si dice molto o abbastanza interessato e chi invece (il 30%) dichiara di essere poco o per niente interessato.

Le percentuali più alte tra chi è interessato si registrano al Sud (44%) e al Nordest (41%), mentre è il Centro (37%) a guidare la classifica dei non interessati. “Misuriamo ogni giorno che l’impatto di questa crisi sul sistema imprenditoriale sarà rilevante – conclude Lusetti – ogni impresa spazzata via disperderà competenze, lavoro, valore imprenditoriale. La cooperazione potrà essere anche in questo senso una delle possibili risposte in termini di politiche industriali. Le nostre proposte sono sul tavolo e saranno avanzate in ogni occasione ci sia possibile farlo”.