Moody's taglia il Pil dell'Eurozona, nel 2020 -2,2%

Moody's taglia il Pil dell'Eurozona, nel 2020 -2,2%

L'agenzia di rating Usa: "Alto rischio di entrare in recessione.  La ripresa dipende dalla durata della pandemia ma pure dalle strategie dei governi"

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© EMMANUEL DUNAND / AFP  - Moody's (Afp)

Pil al -2,2%: questa l'ultima previsione di Moody's per l'Eurozona che i rischi di entrare in recessione sono alti "data l'elevata incertezza circa la durata e la portata dell'epidemia". A questo punto, toccherà ai governi presentare una strategia valida in grado di agganciare la ripresa.
"Se lo shock del coronavirus avrà un impatto duraturo sui profili di credito dei debiti sovrani dell'area dell'euro dipenderà principalmente dalla durata dello shock e dalla capacità dei governi di presentare una strategia credibile di inversione di tendenza fiscale una volta che si sarà placata", ha dichiarato Kathrin Muehlbronner, Senior Vice President di Moody's.

Moody's prevede ora che l'economia dell'area dell'euro nel suo complesso si contrarrà del 2,2% quest'anno, rispetto alla precedente previsione di crescita dell'1,2%. "Cio' presuppone che le misure di politica fiscale e monetaria contribuiranno ad evitare che lo shock a breve termine si trasformi in uno stress a lungo termine e che il peso dello shock si concentri nel secondo trimestre, con una ripresa della crescita nel secondo semestre" prosegue il report.


Finché le implicazioni macroeconomiche dell'epidemia di virus saranno di natura transitoria, Moody's si aspetta che i profili creditizi dei sovrani dell'area dell'euro siano generalmente resistenti allo stress attuale. Tuttavia, il mancato contenimento della diffusione del virus nei prossimi mesi e un periodo piu' lungo di significativa perturbazione economica "eserciterebbe probabilmente una pressione sul profilo creditizio di alcuni sovrani, in particolare di quelli che sono entrati in questa crisi con oneri debitori già elevati, elevati fabbisogni di finanziamento e ostacoli strutturali a una piu' forte crescita economica". Tali sovrani si troverebbero inoltre ad affrontare quindi una revisione al ribasso del rating "in assenza di un piano credibile per sostenere il potenziale di crescita economica e ripristinare la solidità fiscale nei prossimi anni, una volta che la crisi sara' terminata".