Sulle Pmi e le partite Iva italiane si sta abbattendo la crisi di liquidità

Sulle Pmi e le partite Iva italiane si sta abbattendo la crisi di liquidità

Sono tante le categorie che non trovano nel decreto Cura Italia la risposta ai problemi economici causati dal Coronavirus. Le richieste fatte al governo Conte

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© Francesco Fotia / AGF - Giuseppe Conte

Subito misure non convenzionali altrimenti ci sarà una strage di imprese e partite Iva. Subito un piano shock per sostenere la domanda privata e il fatturato delle Pmi. Subito interventi per i professionisti, che hanno gli studi chiusi. Subito azioni per i lavoratori che non possono accedere alla cassa integrazione. Sono tante le categorie che non trovano nel decreto Cura Italia la risposta ai problemi economici causati dal Coronavirus e lamentano una grave crisi di liquidità.

Il presidente di Confassociazioni e Anpib, Angelo Deiana plaude alla strategia indicata dall'ex presidente della Bce Mario Draghi e invoca l'Helicopter money "soldi direttamente nelle tasche degli italiani".

"Il medico Draghi - afferma Deiana - offre due spunti strategici. Il primo è il più importante: bisogna fare presto altrimenti il paziente Italia (o la Spagna) saranno morti e la Ue sarà purtroppo finita. Il secondo è che bisogna dare liquidità ad un sistema che continua ad avere costi ma che non ha più ricavi. E non basteranno le filiere delle banche perchè la liquidità dovrà fluire direttamente nelle linee di credito delle imprese e nelle tasche dei lavoratori. Con futura cancellazione del debito privato". Un piano choc con risorse rilevanti per far fronte al calo della domanda privata e sostenere il fatturato delle imprese invoca Confesercenti.

Le misure contenute nel decreto Cura Italia "rischiano di essere inadeguate sia per le imprese, sia per i privati"; la strategia da predisporre " deve essere garantita dallo Stato con strumenti di finanza pubblica volti a proteggere famiglie e imprese da una situazione di crisi imprevedibile quale è quella di questi giorni, senza badare ai bilanci pubblici. Vanno bene, quindi, tutti gli strumenti di politica espansiva e, per evitare il crack economico, è indispensabile mobilitare l'intero sistema finanziario".

"Dobbiamo agire ora - afferma la presidente Patrizia De Luise - l'Europa deve intervenire subito, due settimane di attesa sono troppe, auspichiamo che i leader Ue arrivino quanto prima ad un'azione comune per far fronte all'emergenza coronavirus. Il tessuto produttivo del Paese è sfiancato, in asfissia, quasi un'impresa su due teme di non riaprire più. L'ossigeno delle imprese è la liquidità, serve subito, evitando ritardi burocratici che sarebbero esiziali".

Le misure prese fino a oggi dal Governo, se pure utili e opportune, appaiono a Confcommercio "insufficienti" a garantire la tenuta dell'economia. Il Paese sta vivendo uno stato di "eccezionale difficoltà" ed un analogo scenario, anche in termini amplificati potrebbe configurarsi nei prossimi mesi in assenza di significativi miglioramenti della crisi sanitaria globale. A sottolineare la mancanza di liquidità e il rischio di una ripresa lontana è anche Confprofessioni, che chiede "una moratoria generale" con la sospensione di tutti i pagamenti e adempimenti fino a 1-2 mesi dalla fine della pandemia.

Secondo il presidente, Gaetano Stella, il 70-80% degli studi professionali, ad eccezione di quelli medici, hanno sospeso o ridotto drasticamente l'attività e i professionisti non possono al momento contare su alcun introito. Per i professionisti iscritti alle casse di previdenza non è prevista alcuna indennità, dal momento che i 600 euro sono destinati ai lavoratori autonomi iscritti alla gestione separata Inps. Ma - afferma Stella - sono lavoratori che meritano un analogo sostegno. Per questo servono misure urgenti, per consentire alle Casse di fornire sostegno al reddito ai professionisti italiani.

Secondo un'analisi del Consiglio nazionale dei commercialisti, nel periodo di lockdown, la perdita di Pil arriva fino a quasi il 70%: "Il problema vero adesso ma lo sarà sempre di più in futuro - afferma il presidente Massimo Miani - è di natura finanziaria: c'è bisogno di un'iniezione di liquidità per sostenere imprese e famiglie. Le attività sono chiuse e hanno uscite superiori di quanto puo' arrivare dai sostegni al reddito messi in campo dallo Stato. Chi non ha risorse accantonate ha difficoltà serie. Bisogna quindi semplificare il sistema per far arrivare liquidità alle persone e alle imprese".