Il coronavirus continua a spaventare le Borse

Il coronavirus continua a spaventare le Borse

Londra è la peggiore dopo la notizia della positività al coronavirus del premier Boris Johnson e del ministro della Sanità

Borse chiusura coronavirus

© TIMOTHY A. CLARY / AFP 
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Le Borse europee chiudono in profondo rosso sulla scia di Wall Street che finisce per chiudere la giornata perdendo oltre il 4%. I mercati sono nervosi dopo lo scontro a Bruxelles sugli aiuti all'economia. Al vertice Ue di ieri Roma e Madrid hanno minacciato di non firmare l'intesa sugli aiuti, poi è arrivato un mini-accordo: due settimane per varare un nuovo piano.

Londra è la peggiore dopo la notizia della positività al coronavirus del premier Boris Johnson e del ministro della Sanità. L'Ftse 100 scende del 5,24% a 5.511,25 punti. Il Cac di Parigi cede il 4,23% a 4.351,49 punti. Il Dax di Francoforte cala del 3,71% a 9.630,25 punti.

A Milano l'Ftse Mib segna -3,15% a quota 16.822 punti. L'All Share di giornata, invece, si assesta a un -2,89%. Fra i titoli principali di Piazza Affari soffrono i finanziari, con le vendite che pesano sia sulle banche (Unicredit -5,34%, Bper -6,44%) che su titoli come Nexi (-7,4%) e Azimut nel gestito (-6,6%). Pesante anche Buzzi Unicem (-8,72%), dopo la corsa della vigilia. Sono pochi i titoli positivi fra le blue chip italiane: spiccano i rialzi di Terna (+2,9%) e Hera; bene anche Italgas. Bene titoli difensivi come Terna (+2,9%) ed Hera (+2,55%).

Sul mercato dei cambi, euro in rafforzamento sul dollaro a 1,1082 (1,1027 ieri). Guadagna terreno lo yen, che si porta a 119,64 per un euro (120,82) e 108,01 per un dollaro (109,69).

Lo spread tra Btp e Bund tedeschi chiude la giornata in deciso rialzo a 180 punti con il rendimento all'1,310%. I prezzi del petrolio sono in forte calo. Le schermaglie tra Russia e Arabia Saudita e il fatto che la pandemia si stia diffondendo negli Stati Uniti, primo paese al mondo per contagi, con effetti devastanti sui consumi affossano i prezzi del greggio, con il Brent ai minimi dal 2003.

E oggi è arrivato anche l'allarme del Fondo monetario internazionale: "E' chiaro che siamo entrati in recessione" probabilmente "uguale o peggiore rispetto a quella del 2009", ha detto il direttore generale del Fmi, Kristalina Georgieva. La crisi colpirà anche le economie emergenti che potrebbero aver bisogno di 2.500 miliardi di dollari. Una cifra "prudenziale", specifica il Fondo: già 80 paesi hanno chiesto aiuti emergenziali al Fmi a causa della pandemia.

L'Ocse invece avverte che ogni mese di lockdown costa due punti percentuali di crescita. "Le nostre ultime stime mostrano che il lockdown influenzerà direttamente settori che rappresentano fino a un terzo del Pil delle maggiori economie", ha detto il segretario generale dell'Ocse, Angel Gurria, parlando ieri ai leader del G20. "Il settore del turismo in questo periodo deve far fronte da solo un calo della produzione tra il 50% e il 70% - ha aggiunto Gurria - molte economie cadranno in recessione".

Una recessione oggi certificata da S&P per gli Usa: "La fase di espansione economica più lunga nella storia degli Stati Uniti è terminata bruscamente: la maggiore economia al mondo è caduta in recessione", afferma l'agenzia di rating stimando che il Pil calerà del 2,1% nel primo trimestre e del 12,7% nel secondo trimestre.