Allarme del Fmi: il debito argentino non è più sostenibile

Allarme del Fmi: il debito argentino non è più sostenibile

Colpita dalla recessione, Buenos Aires sta lottando per evitare l'inadempienza di circa 100 miliardi di dollari in prestiti e obbligazioni 

argentina default fmi

  Argentina bandiera tango bond - pixabay

Argentina in default. Il Fondo Monetario Internazionale ha reso noto che il debito del paese sudamericano "non è più sostenibile". Per questo motivo, l'istituto di Washington ha chiesto ai creditori privati di dare un "contributo significativo". "Di conseguenza, è necessaria un'operazione definitiva di indebitamento, che genera un contributo apprezzabile da parte dei creditori privati", ha detto in un comunicato il team di esperti che è stato in missione a Buenos Aires per incontrare le autorità locali. A loro giudizio l'avanzo primario necessario per ridurre il debito pubblico - che ha raggiunto quasi il 90% del PIL - e dare impulso alla crescita "non è economicamente o politicamente fattibile".

Rischio inadempienza per 100 miliardi di dollari

L'Argentina sta lottando per evitare l'inadempienza di circa 100 miliardi di dollari in prestiti e obbligazioni dopo la recessione, l'alta inflazione e il crollo del mercato che hanno colpito il paese l'anno scorso.

Il governo di Fernandez che ha chiesto tempo per rilanciare la crescita e quindi rimettendo il paese in carreggiata in modo tale da pagare i suoi debiti. Ma secondo gli esperti dell'Fmi i conti sono notevolmente peggiorati: negli ultimi due anni, il Pil e' crollato del 6%. La prossima settimana verranno decisi i prossimi passi da compiere. 

Prima della dichiarazione del team dell'Fmi, l'indice Merval della Borsa di Buenos Aires ha chiuso in rialzo dello 0,61% a 38.390,84 punti. Il volume scambiato in azioni ha raggiunto 476,8 milioni di pesos (12,1 milioni di dollari al tasso di cambio del giorno). In primo piano, il calo più forte è stato subito dalla società siderurgica Ternium (-2,95%), mentre l'incremento maggiore è stato registrato dal Banco Macro (+3,94%).