Il Giappone è nei guai, E non ha ancora 'preso' il coronavirus

Il Giappone è nei guai, E non ha ancora 'preso' il coronavirus

Nell'ultimo trimestre, è precipitato del 6,3% annuo, mai così male dal 2014. Colpa dell'aumento dell'Iva che ha fortemente penalizzato i consumi. E ora si temono gli effetti derivanti dal contagio: ma il governo di Abe sarebbe pronto a intervenire

Giappone coronavirus 

 Tempo di sakura, la primavera in Giappone arriva con la fioritura dei ciliegi (foto Afp)

Il Giappone è sull'orlo di una recessione tecnica. È una situazione generalmente definita da due trimestri consecutivi di calo della produzione, ma gli occhi del mondo sono ora puntati sul Paese per capire se possa trasformarsi in una crisi più profonda. Il Financial Times, ad esempio, si chiese se ci sia qualcosa che il governo e la Banca del Giappone possano fare e se il premier Shinzo Abe riuscirà nella sua ambizione di far rivivere l'economia giapponese mentre il suo mandato volge al termine. 

Non è solo la Germania, la locomotiva europea, a segnare il passo, quindi. Scricchiola anche il mito del Giappone, la cui economia è terza al mondo dopo Usa e Cina. I dati ufficiali danno un calo vertiginoso del Pil, sceso nell’ultimo trimestre del 2019 del 6,3% annuo (1,6% congiunturale), una contrazione molto maggiore del 3,8% prospettato dagli analisti, nonché il risultato peggiore dal primo trimestre del 2014. Per il Giappone – la terza economia del mondo – è stato il primo trimestre di contrazione dopo tre trimestri consecutivi positivi.

Sul banco degli imputati responsabili del calo del Pil, i consumi dei cittadini nipponici che sono andati giù del 2,9%. Colpa dell'aumento dell'imposta sui consumi, la nostra Iva, passata dall'8 al 10% e decisa dal governo di Abe, (già passata dal 5 all'8% nel 2014) per risanare le casse dello Stato e per venire incontro alle spese di welfare più ingenti a causa di una popolazione sempre più anziana.

​Last but not least, anche i danni provocati dai due tifoni che si sono abbattuti tra settembre e ottobre nel paese e che hanno causato complessivamente 69 morti. A pesare inoltre sul'andamento del Pil, anche la guerra commerciale tra Usa e Cina che non favorisce di certo la libera circolazione di beni e merci. Teoricamente, l'aumento dell'Iva sarebbe stato compensato da altre misure, visto che Abe aveva fatto una manovra con oltre 100 miliardi di euro da destinare al taglio delle tasse.

E ora con l'arrivo del coronavirus, c'è solo da essere pessimisti. A causa dell'epidemia, i turisti cinesi (che sono i primi in Giappone) sono drasticamente diminuiti per non parlare del fatto che numerose aziende nipponiche, tra cui Toyota, Honda e Nissan, hanno sospeso la loro produzione negli stabilimenti cinesi. Una chiusura dovuta non soltanto per i timori del contagio ma anche, come il caso di un impianto Nissan nella prefettura di Fukuoka, al ritardo nell’arrivo di alcuni componenti dalla Cina. 

Eppure, l'economia del Giappone è la terza al mondo, dopo Usa e Cina: vi sono numerose aziende private - chiamate keiretsu - e sono l'eccellenza in numerosi settori, dalle banche alle auto, alla microelettronica. Il problema è che anche le esportazioni sono calate in modo esponenziale. E nonostante l'accordo tra Usa e Cina e la Brexit, non si intravedono schiarite all'orizzonte. "È probabile che le esportazioni crollino ancora nell'arco di questa primavera", ha detto Takeshi Minami, capo economista del Norinchukin Research Institute, citando una ripresa della domanda globale di semiconduttori.

​"È improbabile che gli scambi commerciali servano come motore principale della crescita quest'anno a causa del rallentamento economico negli Stati Uniti e in Cina", ha aggiunto Minami. In particolare le esportazioni verso la Cina, il più grande partner commerciale del Giappone, sono cresciute dello 0,8% nell'anno fino a dicembre, trainate dalla domanda di attrezzature per la produzione di chip, automobili e plastica. È stato il primo aumento annuale in 10 mesi. Le spedizioni verso gli Stati Uniti, il partner commerciale numero due del Paese, sono invece diminuite del 14,9% su base annua a dicembre - il quinto mese consecutivo di calo - trascinate giù da automobili, parti di automobili e motori di aerei. Infine, le esportazioni verso l'Asia, che rappresenta oltre la metà delle spedizioni complessive del Giappone, sono diminuite del 3,6% nell'anno fino a dicembre.

Da parte sua, la banca centrale (BoJ), la scorsa settimana nella sua prima riunione di politica monetaria del 2020, ha deciso di lasciare invariata la propria politica monetaria. L'istituto centrale guidato da Haruhiko Kuroda attende infatti gli effetti della politica di stimoli del Governo, mentre ha invece rivisto al rialzo le stime sul PIL: per l'anno fiscale 2019-2020 l'economia è attesa in espansione al +0,8% dal +0,6% di ottobre; per il periodo 2020-2021 è prevista al +0,8% dal +0,7% precedente. Secondo i responsabili della Bank of Japan una solida domanda interna dovrebbe contribuire a compensare la debolezza delle esportazioni e l'attività produttiva, anche se permangono incertezze sulle relazioni commerciali tra Washington e Pechino. 

Quanto al risultato del Pil, l'amministrazione Abe e la Bank of Japan si aspettavano un impatto minore dell'aumento delle imposte rispetto all'esperienza del 2014, quando l'economia registrò una flessione di oltre il 7%.
Insomma, un contraccolpo sui consumi era atteso ma non di questa portata anche perché questa volta l'aumento delle imposte è stato più contenuto, i prodotti alimentari sono stati esentati e il governo ha adottato una serie di contromisure volte ad attenuare le fluttuazioni della domanda.

​Ma gli economisti hanno affermato che alcune delle misure del governo, come gli sconti sulla spesa tramite transazioni senza contanti, hanno avuto un impatto limitato in quanto non hanno attratto una fascia più anziana della popolazione non abituata alle piattaforme di pagamento della telefonia mobile. Gli ultimi dati mostrano che nel trimestre i consumi privati sono diminuiti dell'11% su base annua, poiché le economie domestiche hanno ridotto gli acquisti di automobili, cosmetici ed elettrodomestici. Nel 2014 il calo era stato del 18%.

Cosa succederà ora con il coronavirus? "Continueremo a prestare attenzione all'effetto del virus sul turismo e sull'economia in generale", ha detto il ministro dell'economia Yasutoshi Nishimura in una dichiarazione. "A seconda del livello di emergenza, prenderemo le misure necessarie in modo flessibile e risponderemo pienamente". Intanto, sono già moltissime le cancellazioni delle visite di centinaia di migliaia di turisti cinesi in Giappone all'inizio dell'anno olimpico giapponese, colpendo così un'importante fonte di entrate. Più a lungo l'epidemia perturberà la produzione e la domanda interna del principale partner commerciale del Giappone, più è probabile che gli esportatori giapponesi ne risentiranno.

Anche la BOJ ha segnalato la sua preoccupazione per il virus, è anche probabile che sottolinei la necessità di ulteriori dati per valutare la tendenza di fondo. Dati i crescenti effetti collaterali del suo massiccio programma di allentamento e la relativa stabilità della valuta giapponese, gli economisti ritengono improbabile un'ulteriore azione della banca nel prossimo futuro. La banca centrale peraltro ha già tagliato i tassi di interesse overnight a meno 0,1 per cento, ed è comunque riluttante a fare di più per timore di effetti collaterali negativi sul sistema bancario. Dovrebbe invece scendere in campo il governo di Abe: dopo il varo a dicembre di un piano di stimoli all'economia per 120 miliardi di dollari, i tecnici stanno valutando ora una manovra bis per contrastare gli effetti del coronavirus. Effetti non ancora quantificati ma comunque certi, e che si faranno ancora più sentire su un'economia già in difficoltà anche prima che il virus colpisse.