Assecondando la loro nota passione per gli acronimi, prima ancora che bruciassero 100 miliardi in poche ore, gli americani li avevano già ribattezzati Faang: Facebook, Amazon, Apple, Netflix e Google (insieme a Microsoft, che domina nella variante Faamg) . Venerdì hanno registrato un pesante tonfo in borsa dopo un report di Goldman Sachs che metteva in guardia gli investitori dagli eccessi di rialzo dei titoli tecnologici registrati negli ultimi anni (leggi qui)
Tanto è bastato a far crollare i titoli e a far riemergere in una manciata di ore lo spettro della bolla finanziaria. Una nuova bolla dotcom come quella del 2000 che bruciò miliardi nel giro di qualche settimana. Vi ricordate? Amazon, che arrivò a costare 107 dollari per azione scese a 7 (per poi superare i 900 dollari nel decennio successivo). Ma moltissime furono le internet company che fallirono. Uno spettro che allarma non poco gli investitori, che hanno puntato su aziende che hanno cambiato per sempre il nostro modo di usare e vivere la tecnologia. Oggi rispetto al 2000 internet non è roba da pochi addetti ai lavori. Aziende come Apple e Facebook hanno cambiato le nostre vite e il nostro rapporto con la tecnologia. E nelle tasche di 1,5 miliardi di persone c’è uno strumento che ha guidato tempi e modalità della rivoluzione digitale: 2.3 miliardi di smartphone. C’è qualcosa che non torna agli esperti di Wall Street. Ma la bolla c’entra poco.
Possiamo parlare di una nuova bolla dotcom?
“No, non possiamo parlare di una nuova bolla speculativa come quella scoppiata nel 2000. Oggi la situazione è completamente diversa e ogni riferimento alla dotcom è fuori luogo”. Paolo Cellini, docente di marketing strategico dell’Università Luiss di Roma, sa bene quello che è successo 17 anni fa. Era a capo del progetto di Disney di creare un portale con tutti i contenuti video prodotti dalla società, decisa a seguire la scia di entusiasmo verso le nuove tecnologie di quegli anni. Il progetto fallì, come centinaia di altri. “La differenza? Allora Internet era qualcosa che prometteva tanto ma usavano in pochi. Non si era capito bene come farci dei soldi e gli investimenti non furono ripagati dal mercato. Oggi invece Internet è nella vita di tutti e lo portano in tasca miliardi di persone”, spiega Cellini. Nessuna bolla delle società tecnologiche dunque: “Negli anni 200 si trattava di startup e molte non avevano un business model. Mancava il mercato. Oggi sotto accusa ci sono aziende come Facebook, Apple, Amazon, Google, che un business model ce l’hanno ed è piuttosto avviato e redditizio. Sono giganti del cloud computing, dell’ecommerce, della pubblicità. E generano miliardi di ricavi”.
Eppure è impossibile la crescita illimitata delle tech company
Eppure c’è una ragione se gli investitori cominciano ad avere dubbi. Dopo il report di Goldman Sachs di venerdì, che ha causato la tempesta sui listini degli ultimi giorni, è emersa una domanda che molti si facevano, ma non in maniera così netta: quanto possono continuare a crescere queste società? “Il concetto di crescita continua comincia a generare scetticismo in molti, ed è un fatto assodato. Ma questo non vuol dire che il loro mercato crollerà, ma che comincerà a stabilizzarsi”.
Oggi queste aziende hanno un valore enorme, ma a fronte di un mercato consolidato. “Stiamo parlando di qualcosa che non ha paragoni nella storia dell’umanità. Oggi in uno smartphone c’è il top della tecnologia del momento, mentre prima erano solo governi e grandi corporazioni a poterselo permettere. Internet, gli smartphone, le app fanno oramai parte del quotidiano di miliardi di persone. Quello che è successo venerdì è comprensibile. Si tratta di un set molto particolare di azioni, soggette a speculazioni. Ma non credo che succederà di nuovo quello che è successo nel 2000. Il mercato è più maturo, l’industria del venture capital è più matura. Ed è un cambiamento che è voluto dal basso, dai consumatori e aziende che continuano a comprare smartphone, app, spazi sul cloud e che comprano online”. Google e Facebook potrebbero quindi anche essere sopravvalutate. Ma la loro è una crescita che è partita dal basso. E ha già conquistato miliardi di utenti nel mondo.