(AGI) - Cagliari, 30 apr. - Le carni del Bue rosso e quelle biologiche sono la punta di diamante della produzione bovina di qualita' in Sardegna, dove l'allevamento ha una scarsa necessita' di integrazione alimentare con mangini. Lo segnala Copagri, la Confederazione produttori agricoli dell'isola nell'evidenziare che la filiera e' interamente chiusa nell'isola. In particolare, gli allevatori del Bue rosso hanno ottenuto da 15 anni il prestigioso riconoscimento di presidio Slow Fodd e all'Expo 2015 hanno presentato le loro carni, adatte sia per il brasato sia per il bollito. Da qualche settimana la produzione del Consorzio del Bue Rosso, che associa una quarantina di allevatori nel Montiferru, e' presente anche nelle mense scolastiche di Cagliari, oltre che in una catena di supermercati dell'Oristanese. La filiera del Bue Rosso interessa un superficie di oltre 3mila ettari e 3mila capi adulti allevati.
"Una condizione essenziale per poter lasciare in Sardegna il maggior valore aggiunto dell'allevamento bovino", spiega Celestino Illotto, presidente del Consorzio che gestisce anche una macelleria del Bue Rosso a Seneghe (Oristano), "e' il rapporto tra capi allevati e superficie aziendale disponibile che dev'essere ampia. Altra importante caratteristica e' la rusticita' della razza, la modicana appunto, che si presta a un allevamento brado che valorizza la qualita' della carne".
La filiera bovina biologica, invece, e' coordinata per buona parte dalla Cooperativa S'Atra Sardigna, presieduta da Mario Cirronis, e dall'azienda associata Mannoni di Thiesi (Sassari), dove da qualche anno funziona anche un macello: la superficie interessata supera i 1.500 ettari, per 500 capi adulti di proprieta' di una dozzina di allevatori.
"Esportiamo gran parte della carne macellata a rivenditori della penisola", assicura l'allevatore Raffaele Mannoni, "che giudicano di ottima qualita' le nostre carni di animali allevati al pascolo: conoscono ben poco la stalla che, invece, e' il luogo prediletto degli allevamenti bovini del Nord Italia".
"Il nostro stile di lavoro, con cinque empori a gestione diretta", spiega Cirronis, alla guida di S'Atra Sardigna, organizzazione di produttori biologici riconosciuta dalla Regione, con 8 milioni di fatturato, 40 dipendenti e 300 agricoltori associati, "e' quello di chiudere la filiera di tutti i comparti in cui operiamo, non solo le carni, ma anche i formaggi e l'ortofrutta". (AGI)
Red/Rob