(AGI) - Roma, 16 lug. - "Prima pensa a studiare, poi un lavorosi trovera'", si diceva in passato, come ora. Ma non e' piu'cosi'. Oggi i neolaureati devono affrontare un mercatoglobalizzato in continuo e veloce cambiamento. Di contro, ilmodello tradizionale accademico fatica a tenere il passo.Confidare nelle nozioni certificate da un diploma, senza maiaver avuto esperienze sul campo, puo' non bastare, soprattuttoin tempo di recessione economica. Come scarsi sono i risultatiche si otterranno affidando genericamente le proprie ambizionia strumenti inflazionati da milioni di utenti, vedi i social oun generico curriculum, senza una strategia di personalbranding". E' quanto emerso nel corso del dibattito alla John CabotUniversity, la maggiore universita' americana in Italia, consede a Roma, dal titolo "Universita' e lavoro al tempo dellacrisi". Erano presenti il 'cacciatore di teste' Gabriele Ghini,managing director di "Transearch Italia", tra i primi diecigruppi mondiali nell'executive search; Michele Favorite,docente di comunicazione aziendale JCU, Mia Ceran, conduttricedi Uno Mattina; Antonella Salvatore, direttore del CareerServices Office Jcu. "La chiave di volta per accedere alla realta' occupazionalee' oggi rappresentata da una formazione complementare, basatasulle soft skills, le competenze trasversali - problem solving,lavoro in squadra, orientamento al risultato, time management,capacita' di adattamento e di negoziazione, public speaking -da acquisire gia' nel periodo universitario, per mezzo di stageformativi mirati presso aziende e istituzioni". "L'universita' non deve essere un parcheggio, ma un ponteverso la professione desiderata. Questa e' la sua funzione. InItalia l'eta' media di chi cerca il primo impiego e' troppoalta: 25-27 anni, rispetto ai 22 del resto d'Europa. E'indispensabile laurearsi in tempo, avendo gia' acquisito lesoft skills", ha dichiarato Michele Favorite. "Bisogna essere riconoscibili. Nel mondo ci sono 400milioni di persone iscritte a Linkedin. Il vero problema e'farsi trovare, definendo una strategia di personal branding.Quando l'azienda inserisce delle parole chiave, dovete uscirevoi", ha detto Gabriele Ghini rivolgendosi ai giovani presential dibattito. Aggiungendo: "Allo stesso tempo dobbiamo assumereconsapevolezza di vivere in una societa' sempre piu'trasparente, nella quale e' difficile separare la sferalavorativa da quella personale. Cio' che postiamo sui social,puo' impattare sulla percezione che un futuro datore di lavoroavra' di noi. La web reputation acquistera' un valore semprepiu' rilevante". "Il cacciatore di teste che legge un curriculum, lo fa, perovvi motivi, in dieci, trenta secondi, quello che gli americanichiamano elevator speech, cioe' il tempo che intercorre perraggiungere un piano in ascensore. Allora bisogna scriverlo nelmodo giusto, ogni parola deve rendere unico questo documento",ha precisato Ghini. "Il curriculum vitae alla John Cabot e' materia d'esame,tanto lo consideriamo importante. Da evitare il modelloeuropeo, l'Europass, perche' lungo e ripetitivo", hasottolineato invece Favorite. "L'obiettivo dell'Universita' deve essere quello di farraggiungere il lavoro, non il pezzo di carta. In questo sensoe' fondamentale studiare e allo stesso tempo acquisireesperienze professionali, come nel modello anglosassone, anchesenza gratificazioni economiche immediate", ha detto invece MiaCeran. "Conoscere l'inglese, scritto e parlato, a livellomadrelingua o quasi, in Italia e' ancora un elemento didistinzione. Per le aziende fa la differenza", ha conclusoAntonella Salvatore. (AGI).