Sulla chiusura domenicale dei negozi però ognuno ha un'idea diversa. Le posizioni

Di Maio e il Movimento tirano dritto: proposta di legge nei prossimi giorni. Di Maio: "Non dico che sabato e domenica non di fa più la spesa, ci sarà un meccanismo di turnazione, resta aperto solo il 25%, il resto chiude". Lega, Pd e Forza Italia su posizioni diverse. Articoli di Corriere della Sera, Il Post e Wired

Sulla chiusura domenicale dei negozi però ognuno ha un'idea diversa. Le posizioni

"Sulle aperture/chiusure domenicali degli esercizi commerciali la maggioranza presenterà una proposta in grado di tutelare lavoratori e piccole e media imprese, in modo da ripristinare regole certe in un settore dove vige la legge del più forte. Le resistenze che arrivano dai partiti di minoranza sono evidente espressione dell'ennesima sudditanza nei confronti delle lobby. Noi tireremo dritto e approveremo la legge in Parlamento al più presto per dare al Paese una normativa in grado di superare il selvaggio West delle liberalizzazioni".

Ipotesi: 25% di negozi comunque aperti

Il ministro per i Rapporti con il Parlamento e la Democrazia diretta, Riccardo Fraccaro, illustra la linea del governo. "È un dato oggettivo che di fronte alla concorrenza sleale delle multinazionali non si sono registrati né un aumento dei consumi né maggiori assunzioni ma solo pesanti ricadute sociali. A farne le spese - aggiunge - sono i diritti dei cittadini, le piccole e medie imprese che vengono messe in ginocchio dai grandi gruppi di potere e le famiglie italiane.

Intervenire sulle chiusure festive significa per Fraccaro accogliere le istanze del Paese reale. "Basti pensare all'ondata di scioperi in tantissime Regioni di pochi mesi fa contro le aperture festive e alla richiesta di Confcommercio e Confesercenti di approvare la nostra legge. Peraltro una proposta simile ha raccolto ben 150 mila firme ed è nostro compito tradurre in atti concreti la volontà popolare, con buona pace di chi l'ha sempre calpestata e vorrebbe continuare a farlo. Il cambiamento è arrivato, ora - conclude Fraccaro - la qualità della vita dei cittadini conta più degli interessi di pochi".

Le polemiche di queste ora riguardano soprattutto le previsioni occupazionali. Vietare o ridurre le aperture commerciali potrebbe costare alcune migliaia di disoccupati. Ma il Movimento 5 Stelle insiste, dunque, sulla chiusura domenicale dei negozi, ipotizzando una turnazione che prevederebbe l'apertura del 25% degli esercizi commerciali. Anche la Lega è d'accordo, tanto da aver presentato alla Camera una proposta di legge ad hoc, ma non mancano all'interno del partito di via Bellerio posizioni critiche: il sottosegretario alle Infrastrutture Armando Siri, interpellato dall'Agi, pur premettendo che si tratta di una posizione personale, spiega di essere "per la libertà, normare per legge lo stop all'apertura domenicale mi sembra fare un salto indietro". 

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La posizione di Salvini

Dice Matteo Salvini: "Che ci siano delle domeniche in cui i papà facciano i papà e le mamme facciano le mamme è sacrosanto e serve una legge la faremo. Sono d'accordo sul fatto di andare avanti avendo a cuore anche il tempo delle mamme dei papà e dei nonni, non si può morire sul luogo di lavoro sacrificando tutto al profitto. Bisogna trovare l'equilibrio, ci sono due proposte della Lega in tal senso", ha aggiunto a margine di un intervento alla Fondazione Don Gino Rigoldi a Milano.

Ma il vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo, Luigi Di Maio non cambia posizione e rilancia: chiudere nei giorni festivi "è una cosa di civiltà". Detto questo, il leader pentastellato precisa: "Non dico che sabato e domenica non di fa più la spesa, ci sarà un meccanismo di turnazione, resta aperto solo il 25%, il resto chiude". Insomma, è una "proposta che ci viene chiesta dai commercianti, dai padri e madri di famiglia che essendo proprietari di un negozio dicono: 'se mi mettete in concorrenza con un centro commerciale dal lunedì al venerdì i miei figli non li vedo più", riferisce Di Maio. 

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Opposizioni schierate contro

Non la pensa così Matteo Renzi, che attacca: "Obbligare tutti alla chiusura domenicale, come vuole Di Maio, significa semplicemente far licenziare tanti ragazzi". E il vicepremier replica: "Se Renzi facesse il senatore saprebbe che anche il Pd ha presentato una proposta per le chiusure domenicali". Contrattacca il capogruppo dem al Senato: "Di Maio ha l'ossessione di Renzi ed il chiodo fisso per la decrescita infelice. La chiusura domenicale del commercio è solo l'ultima trovata dell'esponente 5 stelle all'inseguimento di Salvini. 40 mila posti di lavoro a rischio evidentemente non sono un problema per il ministro della disoccupazione", afferma Andrea Marcucci. 

E Forza Italia lancia la sua proposta, avvertendo che "con l'obbligo di chiusura domenicale rischiamo circa 50 mila posti di lavoro, soprattutto quelli più precari - spiega Mara Carfagna - Ne beneficeranno molto probabilmente i giganti del commercio online, che non potrebbero sperare in un favore migliore da Di Maio. Battiamoci piuttosto perché sia rispettata la libertà di lavorare o meno la domenica, senza ricatti, e perché chi lo sceglie sia davvero pagato di più". 

Anche per il segretario dem Martina i temi veri sono gli aumenti salariali necessari per garantire equità e la corretta turnazione del personale. "Bisogna fare un salto di qualità nei contratti. Tutele e incentivi veri e non divieti generalizzati. Il tema va affrontato con serietà". Tranchant il giudizio di Vittorio Sgarbi: "È una forma di oscurantismo alla Mullah Omar. Io e Di Maio siamo diventati amici, ma lui ha delle visioni infantili e più vicine al mondo islamico che occidentale". 

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I vescovi favorevoli alla chiusura

"Non siamo per una battaglia oscurantista di nessun tipo, ma la domenica deve essere un momento di incontro tra le famiglie e per le famiglie". Monsignor Fabiano Longoni, direttore dell'ufficio per i problemi sociali e i lavoro della Cei, interviene riguardo all'annuncio del ministro Luigi Di Maio a una legge per imporre ai Centri commerciali lo stop nei fine settimana e nei festivi. "Non vogliamo fare una battaglia ideologica", sottolinea monsignor Longoni che in una intervista a Vatican News spiega che la Chiesa non è per una chiusura totale durante i giorni festivi: "Ci possono essere delle eccezioni, intorno al periodo natalizio, in certi momenti dell'anno".

"L'apertura dei grandi centri commerciali impedisce invece ai piccoli centri commerciali di poter avere degli orari che tengano presente l'orario domenicale. È una costrizione alla morte del piccolo commercio all'interno di questo mondo senza regole rispetto al lavoro festivo", continua monsignor Longoni che ricorda come i dati neghino una perdita di occupazione. "Il rischio semmai - aggiunge - è di far chiudere moltissime attività commerciali più piccole e quindi si perdono posti di lavoro rispetto ai pochi che si acquistano con l'apertura domenicale".

Il direttore dell'ufficio per i problemi sociali e i lavoro della Cei ricorda anche che l'idea dei negozi aperti nei festivi era nata nel 2012 e "aveva una sua logica pensando così di favorire la circolazione della ricchezza favorendo il consumo ma si è rivelata improduttiva - spiega - in quanto non è cresciuto il consumo come si pensava". Per monsignor Longoni occorre pensare meglio a "dei tempi attraverso i quali la società si incontra e riflette insieme: e questi non sono solo i tempi del consumo, senza battaglie ideologiche per una chiusura totale. Non si può tornare indietro ma d'altra parte neanche pensare che il futuro debba basarsi solo sul consumo. La felicità delle famiglie non è consumare insieme ma stare insieme gratuitamente, incontrarsi, parlarsi, riconoscersi, darsi dei tempi di immersione nella natura, e non all'interno di centri commerciali".



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