Manovra, fumata nera dal vertice di maggioranza

Le due ore di vertice a Palazzo Chigi per trovare una sintesi non sono servite. Per il premier Conte: "Va fatto un ulteriore sforzo per ridurre la tassazione". 

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Francesco Fotia / AGF
Giuseppe Conte

Fumata nera dal vertice di maggioranza sulla manovra per cercare di trovare una quadra sui 'temi caldi' sollevati da Italia viva. Non sono bastate le due ore di vertice a Palazzo Chigi per trovare una sintesi, ma su un punto sembrano essere tutti d'accordo: "Va fatto un ulteriore sforzo per ridurre la tassazione".

A dirlo sarebbe stato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte che, rivolgendosi "alle strutture del Mef e alla Ragioneria", avrebbe chiesto "di fare un ulteriore sforzo affinché quella che è già adesso una manovra che non aumenta la tassazione, non possa essere distorta per un paio di limitate misure collegate a tasse di scopo. Anche gli esponenti delle varie forze di maggioranza hanno concordato", riferiscono alcune fonti. Sarà quindi necessario un nuovo incontro, tra stanotte e domani mattina, per trovare un punto di caduta.

"Sono ore febbrili. Adesso le strutture stanno lavorando intensamente per raccogliere questa indicazione politica sintetizzata dal Presidente al termine della riunione", riferiscono le stesse fonti. L'impegno sembra per il momento rasserenare gli animi dei renziani: "Stiamo lavorando, fiducia nella maggioranza", fanno sapere al termine dell'incontro.

Momenti di tensione si erano già registrati nella mattinata quando Italia viva aveva lasciato il tavolo della discussione in Senato e avevano chiesto al premier Conte di convocare i partiti di governo. Al partito dell'ex premier non sarebbe bastato il compromesso trovato sulle tasse su plastica e auto aziendali e conferma l'emendamento abrogativo sulla sugar tax.

Tornano poi a sedersi tutti intorno al tavolo a Palazzo Madama ma solo per lavorare agli emendamenti parlamentari. "Dopo una sospensione, ora abbiamo ripreso regolarmente. Abbiamo fatto un chiarimento tra parlamentari e alle 17 le delegazioni della maggioranza andranno a Palazzo Chigi", aveva spiegato a margine dei lavori la senatrice di Iv, Donatella Conzatti.  

"No" al modello spagnolo

Va bene discutere di sistema proporzionale (il modello maggioritario lo avremmo potuto avere oggi se la riforma costituzionale del 2016 fosse stata approvata), ma con correttivi che non lo rendano un proporzionale puro e che assicurino le adeguate garanzie di rispetto del pluralismo politico e territoriale anche alla luce della riduzione del numero dei parlamentari. È quanto sottolineano fonti di Italia viva.

"Non abbiamo preclusione per un sistema con soglia legale o soglia implicita, ma non possiamo accettare un modello analogo a quello spagnolo che favorirebbe le aree piu' densamente popolate a scapito delle altre. Parita' di genere, liste corte e con candidati riconoscibili (ma non abbiamo una preclusione anche per un sistema che includa le preferenze). Ci preme perseguire il piu' ampio consenso possibile anche con le forze di opposizione", sottolineano le stesse fonti.



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